COW-T: A History Vol. 3½ – Echi del Tempo

(Questo post è il quarto di una serie che riassumono l’intera trama del Multiverso cui è ispirato il COW-T, la prima e la più grande sfida a squadre del fandom italiano, così come gran parte di questo stesso sito. Le iscrizioni del COW-T chiudono domani o al raggiungimento di 60 iscritti: www.landedifandom.net/cowt8-iscrizioni/)

Le Veggenti sono esseri inquieti, guidati esclusivamente dalla propria magia, e Manila non ha mai fatto eccezione: l’immobilità la annoia, la consuetudine e la familiarità la soffocano, seguire le regole la porta alla pazzia.

Un giorno d’estate, un giorno che avrebbe dovuto trascorrere sul proprio pianeta, nella Capitale che ancora qualcuno in famiglia – come suo padre – chiamava “la Città del Ferro”, il Cristallo la spinse a scappare.

Quando l’ancella inviata a chiamarla per il pranzo tornò trafelata dal Sommo Priore, asserendo di aver appena visto Sua Altezza svanire in un turbine di petali di azurae, fu chiamato il medico di corte che gli diagnosticò uno scompenso pressorio dovuto al forte stress.

 

La fuga di Manila, in effetti, durò poco più di un mese.

Titania la accolse con turbamento: con i Cavalieri che spadroneggiavano, c’era nuovamente bisogno dell’equilibrio della contesa, anche se nessuno l’avrebbe ammesso ad alta voce, chi per interessi personali, chi per timore di altro sangue. Un solo giro di giostra, vinto dai Vampiri, e i quattro popoli furono costretti a nuovi trattati di pace e a maggiore equilibrio nella gestione dei territori.

Nocturnia la abbracciò con il calore di una vecchia amica; Giovanna avrebbe voluto raccontarle gli ultimi pettegolezzi e il successo della nuova sede climatizzata, ma era già troppo tardi: nell’attimo in cui aveva messo piede nella Città del Sangue, aveva trovato Dimitri molto impegnato, e Miguel molto felice, e aveva rovinato la festa a entrambi – e poi aveva scoperto che Antonio e Jake non solo avevano fatto lo stesso, ma avevano accolto con loro un’orfana da pochi mesi. Manila fu riluttante a organizzare una nuova contesa, ma lo fece comunque, e benedisse la bimba con parole di coraggio e virtù, perché si lasciasse il sangue alle spalle per trovare la felicità.

Minthe reagì con turbamento: neppure sei mesi erano iniziati, e Fermat l’amava come il primo giorno senza di lei. Ma la nuova contesa gli tolse tutto: la gloria delle passate imprese, il ruolo di comando dei popoli, e quell’amore che finì gettato in un angolo. A Manila dispiacque, certo; ma Fermat era mortale, lei immortale, almeno fino a prova contraria, e non si sentiva di donargli i suoi poteri per elevarlo a suo pari. Il Cristallo non risuonò, e lei non spese una lacrima né si volse indietro.

Leda fu circospetta: non aveva mai incontrato la Veggente, e non sapeva del suo ruolo insieme funesto e benevolo. Era troppo impegnata nelle meschine lotte di potere, nelle sfrenate passioni proibite, negli intrighi e nei tradimenti per curarsi dell’essere più potente del Multiverso. Così, Manila si ripromise di scegliere i migliori, o quantomeno di scartare i peggiori, per la futura contesa.

E infine tornò a casa, chiedendo che le fosse servito il pranzo e che non le comparisse davanti quella megera di suo cognato. Fu chiamato nuovamente il medico di corte, perché suo fratello si era sentito di nuovo male.

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