COW-T: A History Vol. 6 – Celes

(Questo post è il penultimo di una serie che riassumono l’intera trama del Multiverso cui è ispirato il COW-T, la prima e la più grande sfida a squadre del fandom italiano, così come gran parte di questo stesso sito. Le iscrizioni del COW-T chiudono questa sera alle 23:59 o al raggiungimento di 60 iscritti: www.landedifandom.net/cowt8-iscrizioni/)

 

Molti anni dopo…

Quando la carrozza pullman chiuse le sue porte, Manila si concesse il lusso di piangere. Sua figlia, la sua adorata e unica figlia, partiva dopo quasi sedici anni di una esistenza passata in simbiosi con lei.

Le aveva imposto il nome di Celestia nell’attimo stesso in cui aveva scorto per la prima volta il suo visino contratto: nonostante il dolore del parto – è incredibile come, per quanta magia possa esistere nel Multiverso, le squassanti fitte delle contrazioni non possano essere alleviate da nessuna di esse – era piena dei più straordinari e complessi sentimenti mai provati.

 

Celestia come le profondità azzurre del cielo di Tanit, che aveva contemplato ogni giorno nel rimpianto di non poterlo più raggiungere e superare a proprio piacimento. (Qualche volta era fuggita, d’accordo, ma sempre attenta a non esagerare: non voleva dare a Lacros il pretesto per rinchiuderla nelle sue stanze.) Come pure celeste era lo stemma della casata di Metacomet, che le aveva offerto il suo aiuto. Per il nome della casata, in spregio a un’altra delle convenzioni che si premurava sistematicamente di violare, aveva scelto quella di Vesper.

E ora, Celestia del Crepuscolo era pronta ad aprire le sue ali e spiegarle nei cortili e negli androni dell’Accademia Magica di Titania. Pregò il Destino ancora una volta, perché fosse accettata ad Ombrarossa, e diventasse una Veggente straordinaria, senza paura, disposta al sacrificio.

Manila non si accorgeva, o non voleva accorgersi, che la sua progenie non era dotata di ali, che si preoccupava e aveva paura soprattutto di sé e di come il mondo la vedesse, che voleva essere chiamato Celes. E che si sentiva un maschio.

*

E infatti, già il primo giorno di scuola, nulla era andato come sperava Manila. Lo Specchio magico si era rifiutato di smistare Celes in una delle quattro Case, e la Preside Flowerbloom – che come tutte le Veggenti non aveva proprio tutte le rotelle a posto – aveva subito indetto una gara alla moda delle Veggenti tra i migliori quattro studenti della scuola.

E se Helena di Scudoscuro era una ragazza piacevole, generosa e collaborativa, e Nox di Lunacciaio era… normale, anche se troppo immerso nelle sue statistiche, negli altri due, in Shannen di Alaverde e in Langley di Ombrarossa non c’era niente di normale.

Per esempio, Shannen l’avrebbe preso volentieri a schiaffi in quasi ogni istante, e se avesse previsto che meno di quattro mesi dopo si sarebbe mezzo soffocato per averlo baciato troppo a lungo, avrebbe concluso di essere un Veggente ancora più scarso di quanto già non credesse.

E Langley… andiamo, un ragazzo per un quarto vampiro può mai essere normale? Un ragazzo che sente come unica e straordinaria missione nella vita quella di scoparsi qualsiasi essere vivente umanoide nel raggio di cinquanta miglia? Un ragazzo così bello che puoi solo essere sollevato dal fatto che sia anche straordinario a letto?

E d’altronde, cosa c’era di normale in quell’Accademia? Già era una scuola magica, e questo era già il primo sintomo di allarme. Le House Lady, a capo delle quattro Case? Lady Violet era figlia dell’incesto di due nobili, fratello e sorella, in quel di Leda; Lady Emeraude era un angelo, così fuori dal pensiero comune da essere scoraggiati dalla sua innocenza; Lady Bluebell era completamente fuori di melone, sempre pronta a farsi ammazzare da una a caso delle creature fuori dai confini sicuri dell’Accademia; e Lady Ruby era la figlia adottiva di due criminali di Nocturnia, sempre pronta ad ammazzare una a caso delle creature che minacciavano Bluebell.

La vicepreside, per non essere da meno, di genitori ne aveva addirittura tre, e quando la Preside spiattellò quel segreto a tutta la scuola con la sua soave deficienza Celes represse un brivido: Metacomet era rimasto “zio Meta” anche quando aveva appreso di essere suo figlio biologico. C’era andato abbastanza vicino ad avere anche lui una famiglia disfunzionale anche nella forma, e non solo nella sostanza.

Ed era stato solo l’inizio.

Celes passò brutti momenti, e ne passò di belli. La sfera di cristallo continuava a restare muta, impedendogli di definirsi per quello che era di nascita, e di accettarsi per quello che realmente era. Ma quando frequentò la prima lezione di magia metamorfica, capì che era quella la strada che doveva seguire, e che la Vista dentro di sé continuava a indicargli senza che lui potesse capirlo. 

*

Alla visita estiva da parte dei genitori, mentre tutta la scuola ammutoliva per l’arrivo della straordinaria Veggente delle Lande, avvolta in veli color pesca e incoronata da gemme preziose, si sentì solo una voce squillante, estatica e commossa insieme.

“Oh, Celes, come sei cresciuto!”

Il sorriso di Celes fu enorme e sincero. Quattro anni sarebbero passati in un lampo.

(La cronaca completa, settimana per settimana)