COW-T #7

“Six Minutes To Midnight” (Sottotitolo della settima edizione)

La settima edizione del COW-T – the Clash Of the Writing Titans è stata narrata su Mari di Challenge dal 21 gennaio al 22 marzo 2017.

Trama

Gli avvenimenti si svolgono sei anni dopo dopo gli eventi narrati nella sesta edizione.

È il secondo COW-T narrato dal punto di vista di Celes, figlio della Veggente regnante Manila e attuale Veggente in carica, e il primo arbitrato dallo stesso. Nata Celestia, e quindi biologicamente femmina così come richiesto alla stirpe delle Veggenti, Celes si sentiva a disagio nel proprio corpo e, aspirando da sempre a essere un maschio, è riuscito nel suo intento con l’uso della magia metamorfica di Titania.

Su Tanit, il pianeta dove risiede dalla creazione del Polyverso, la multimillenaria stirpe delle Veggenti, esseri femminili senza tempo capaci di intervenire nei destini dei mondi, Manila e Celes stanno scegliendo dove ambientare la battaglia nota come “Clash of the Titans”; è la prima volta per Celes, dopo i suoi studi all’Accademia Magica di Titania e il suo percorso di accettazione che l’ha portato a essere il primo Veggente transgender, e sua madre ci tiene a che sia la migliore battaglia possibile.

Dopo una serie di valutazioni che li portano a scartare mondi vecchi e nuovi, Celes azzarda l’idea di far scontrare non quattro personalità o quattro popoli, ma addirittura quattro Lande.

Per la prima volta vengono visitate più Lande nel corso di una sola edizione, e per la prima volta tutti e quattro i protagonisti principali provengono da Lande diverse e completamente nuove.

Schieramenti
  • Ailin “Oltre-le-nuvole”, dalla Landa di Tshivinzemlya, & Abilene dell'Angelo
  • Clun Kemrit, dalla Landa di Qides, & Cyprian della Spada
  • Mickal Nogarsson, dalla Landa di Ysmaros, & Metacomet dell'Incanto
  • Vibidius Jourtas Retis, dalla Landa di Somrak, & Lacros del MartelloLænton dell'Alba
Lande visitate e PERSONAGGI SECONDARI
  • Glaevia
  • Leda
    • Artémis d'Apollon-Harlequin (citata)
    • Forseti Solensson (citato)
    • Marina Rojas Muñoz (citata)
    • Nox
  • Manastroem
  • Nocturnia
    • Antonio Cavalieri
    • Dimitri Christopolous (disperso)
    • Jake Wand
    • Langley
    • Miguel (disperso)
    • Nonna Giovanna (deceduta)
  • Qides
  • Tanit
    • Shannen
    • Soriana Titutita
    • Vesper del Crepuscolo
  • Terra #0 - Fandom
  • Terra #317
    • Brandi Fiffi McFiffens III
    • Daneela McOyster
    • Lalla Sandiego
    • Pazuzu
    • Tasha (citata)
  • Titania
    • Kaja Reginleifsdottir
    • Lady Bluebelle
    • Lady Ruby
    • Millicent Flowerbloom
  • Volqaria
  • Ysmaros
    • Aya Nogarsson
    • Helena
    • Sir Galahad

 

(per gli avvenimenti di ciascuna settimana, fare clic sul titolo della sezione)

Antefatto
“Io ci terrei molto a tornare ad Aimatopolis. La mia amica Giovanna ne sarebbe oltremodo felice.”

Celes sbuffa per la quarta volta, in risposta al quarto tentativo di sua madre di imporgli i propri suggerimenti. “Madre, ne abbiamo già parlato.”

“Tesoro, tu sei ancora alle prime armi. Quando avrai la mia età…”

“… sarò noioso come te…” borbotta Celes, ma lei per fortuna non lo sente e continua a pontificare.

“… avrai appreso che la vita di una Veggente è fatta di cicli che intersecano altri cicli, di schemi e coincidenze che noi Fuori-Dal-Tempo continuiamo a riproporre, e a vederci riproporre, nel corso della nostra esistenza eterna.”

“Non me la sento di insanguinare un pianeta–“

“Una Landa, tesoro. Solo perché in quasi tutte le Lande c’è un solo pianeta abitato, non significa che tu debba ignorare le lune, le stelle e gli altri oggetti del cosmo.”

“Non me la sento di far scoppiare una guerra su una Landa per niente,” puntualizza.

“Be’, allora torniamo ad Aimatopolis, lì la guerra è una costante delle esistenze.”

“No, Madre.” Celes scruta nel Cristallo delle Lande, l’icosaedro purissimo che permette di viaggiare in un istante attraverso mondi lontani nel tempo, nello spazio e nelle possibilità alternative della loro storia, osservandoli a distanza o al loro interno. Molte delle Lande che scorrono davanti ai suoi occhi non sono mai state visitate neppure da sua madre; molte altre non hanno mai conosciuto la spietata carezza di una Veggente. Ancora di più soggiacciono nell’ombra.

“Che posto è questo?” chiede, indicando un’immagine nel Cristallo. Un pianeta lussureggiante, ricoperto di fiumi e foreste, pervaso di tamburi, battiti di ali, ruggiti e barriti. “È bello, armonioso. Mi piacerebbe viverci.”

“Tshivinzemlya,” sussurra Manila. “Non ti piacerebbe viverci. Una Landa istintiva, selvaggia, primordiale nella sua magia. Preferirei davvero Ysmaros, a quel punto.”

“Non avevi detto che era noiosa?” ribatte Celes, sorridendo perfidamente.

“Per me lo è. La conoscenza non è molto attirata dalla conoscenza. E draghi ed elfi hanno perso interesse molto tempo fa, per me.”

“E questa?” Celes indica un pianeta parzialmente desertico, con città enormi che si sviluppano fin oltre il cielo. “Impressionante.”

“Qides, i geni della meccanica. Sarà un po’ difficile organizzare uno scontro tra titani, le uniche rivalità che conoscono sono quelle delle gare di invenzioni. Con quella loro tecnologia arretrata, poi.”

Celes alza gli occhi al cielo, prima di posarli sul Cristallo: la notte sensualmente illuminata che si distende davanti a lui gli ricorda Langley, con una fitta di disagio, e poi Shannen, e Nox e Helena. Si chiede per un attimo cosa stiano facendo i suoi amici, ora che sono tornati ad aiutare le loro Lande di origine, o quelle di adozione.

“Ho un figlio peccaminoso?”

“Madre!”

“Stai fissando Somrak da dieci minuti buoni. Solo chi agogna una frustata lo fa.”

“Cos’è, una Landa sadomaso?”

“In buona parte,” ride Manila, “ma le fazioni sono soltanto due. Dovrai impegnarti parecchio, se vorrai andare lì. E non nel senso che vorrebbero i suoi abitanti.”

Celes sbuffa per la quinta volta, stizzito. Poi si illumina tutto in volto.

“Madre… forse sono troppo ambizioso?”

Il giorno prima del lancio del COW-T 7, sul canale Twitter @LaVeggente (rinominato “Tanit News 24”) viene raccontato in una meta-cronaca un attentato avvenuto al Palazzo d’Estate di Tanit. La Veggente Manila viene gravemente ferita e rischia di morire, mentre il Cristallo, origine dei suoi poteri, è andato distrutto.

La prima contesa organizzata e arbitrata da Celes viene pertanto accantonata, in favore di una “missione di salvataggio”.

Prima settimana
Dolore. Polvere. Celes si risveglia coricato su un fianco, e percepisce immediatamente le fitte nei punti in cui gli si è scorticata la pelle; a parte quello, non gli sembra di aver niente di rotto o squarciato, perciò prova cautamente a mettersi in piedi, riuscendoci.
Non riconosce ciò che i suoi occhi registrano. Un’intera ala del Palazzo Reale è crollata, quella di fronte a lui; se non si fosse allontanato per la noia del discorso di sua madre–

Per tutte le Lande.

“Madre!” esclama, paralizzato dall’orrore, ma la necessità di sincerarsi che la sua famiglia stia bene prevale anche su quello: “Madre! Madre!” ripete, e si fa strada tra le macerie, aiutando zia Abilene a disincastrare il suo abito da gran pompa da un muro crollato, registrando che zio Cyprian e gli stranieri convocati per la Lotta – una cosa così stupida, adesso – sono tutto sommato illesi, individuando Vesper che si regge un fianco inzuppato di sangue, ma che sembra in grado di camminare appoggiata a–

“Papà! Vesper!” strilla, stringendo i fianchi sottili di Metacomet, rassicurato dalla carezza debole di Vesper. Senz’altro anche sua madre sarà un po’ sconvolta, coi vestiti strappati, ma starà bene, si dice mentre sposta macerie dai cumuli più elevati.

Poi vede una mano, la mano che conosce meglio delle proprie, spuntare da una frana più grande delle altre; senza più forze, stringe un mucchietto di schegge che brillano debolmente.

Lacros grida, disperato, quando li raggiunge, e inizia a scavare con le mani e le unghie, come se ne andasse della vita di tutto il Polyverso.

Cosa che in effetti è.

*

“La legge è molto chiara in proposito, Celes,” dice Vesper, la voce affranta ma ferma, nel tentativo impossibile di infondere calma nel proprio figlio adottivo. “Devi giurare come reggente. E in quanto tale, non puoi lasciare Tanit finché Manila non sarà in grado di riprendere il trono, o finché non avrai designato un erede. Se Manila…” tira su col naso, a disagio al solo esprimere l’idea. “No, niente. Non pensiamoci adesso.”

“Se Manila muore, non mi preoccuperei di una stupida legge per far sposare Celes con un qualche baronetto di Tanit!” esclama Metacomet, irritato e impaurito insieme. “Il Cristallo delle Lande è distrutto… il talismano più potente di tutti gli universi, il mezzo di trasporto istantaneo tra le Lande, il custode dei pianeti indifesi contro le forze del male…”

“… infranto in un unico attacco,” completa Cyprian. “La Veggente in carica ferita da una lama avvelenata e in coma, nel trambusto di un attacco che ha colpito il Palazzo di Tanit. Un luogo nascosto a molti, anche se non a tutti.”

Laenton entra nel Consiglio, trafelato e in preda a una crisi di pianto. “A Sua Altezza non resta molto tempo. Sette settimane, forse meno. Il veleno si fa strada nelle sue viscere, e non vi è modo di fermarlo, solo di rallentarlo.”

“Dobbiamo restare qui a vederla…”

“No.”

Sono quattro le voci che si sovrappongono quasi in contemporanea: i quattro stranieri, che guardano verso Celes, sapendo per istinto che è lui la maggiore autorità nella stanza.

“Veggente, siamo addolorati per la vostra sciagura,” si fa avanti Vibidius, il mago proveniente dalla Landa della libertà e del crepuscolo, Somrak. “La magia sul nostro mondo è vasta e potente, e io l’ho studiata per anni. Ritengo di poter individuare e distillare un antidoto abbastanza potente per la vostra signora madre.”

“Non hai sentito il cerusico?” commenta Mickal, il mezzelfo di Ysmaros – la Landa che riecheggia nella fantasia degli uomini, la fonte della conoscenza; “Le mani di re sono mani di guaritore, dice la profezia, eppure non c’è guarigione che io possa impartire alla Veggente. Ci sono talismani potenti nelle mie terre, che non hanno eguali nel Polyverso. Permettetemi di ritrovarli e di portarli qui, signor Celes.”

“Serve magia, è vero,” conviene Ailin, lasciando che le sue ali screziate fremano un istante: Tshivinzemlya è la sua Landa, un mondo dove il potere più selvaggio può comunque trovare una propria armonia. “Serve magia della più potente e fine, che possa essere plasmata allo scopo in questione: salvare una vita, la vita di Occhioluce-pan, e i nostri mondi con essa. Gli artefatti di Mikael-vin sono oggetti magici, ma hanno certamente uno scopo diverso da quello che ci è necessario; e un filtro magico, come quello proposto da Vibidius-vin, non contiene abbastanza magia, a mio avviso. Sul mio mondo posso tessere una magia, Occhiogiovane-pan, come mai se ne sono viste negli universi: chiederò al mio popolo, a tutti i popoli di Tshivinzemlya, di tesserlo con me. Una volta imbrigliata la magia…”

“Torniamo indietro nel tempo!” La voce di Clun squilla come campane di bronzo, e sovrasta il mormorio simile ad acqua tenuto da Ailin. “Posso costruire una macchina del tempo, Qides è piena di marchingegni che possono fare al caso nostro! Non dovremo ricorrere a nessuna magia, nessun grado di incertezza: torniamo indietro nel tempo, sventiamo l’attacco. Salva la Veggente, salva il mondo!”

“Questa l’ho già sentita,” mormora Mickal, l’espressione assorta nel tentativo di ricordare.

“Basta.” Celes si alza, fingendo al meglio tutta la sicurezza di cui ha bisogno. “Non so chi abbia ragione, tra voi, ma non si dica che non abbia provato ogni mezzo per salvare mia madre. Andate sui vostri mondi. Completate le missioni che vi siete preposti. Tornate qui, e sarete ricompensati. Zia Abilene,” dice, voltandosi verso la squinternata drag-queen assisa su un trono intagliato, “accompagna Ailin. Zio Cyprian, con Clun. Papà, vai con Mickal, farò io la guardia alla mamma.” Guarda verso Vesper, che scuote il capo.

“Io non lascio il capezzale di tua madre. Non parti tu, non parto neppure io.”

“Potresti salvarla.”

“Lei mi ha scelta. Ci ha messo sette settimane a scegliermi. Io non passerò sette settimane a vederla morire senza prodigarmi al suo fianco. Lacros, ci andrai tu, con Vibidius.”

Lacros impiega qualche istante a riscuotersi dalla paralisi, realizzando lentamente quanto ha chiesto Vesper. “Io?”

“Sì, tu. Se proprio non vuoi andare da solo, prendi quella megera di tuo marito e vai con lui. Siamo circondati dall’intera Guardia Reale, nel punto più inattaccabile del Palazzo d’Estate, non ci attaccheranno una seconda volta. Io di una sgualdrina non mi fido.”

“Ci vuole una sgualdrina per riconoscerne un’altra,” concede Vibidius, con un sorriso beffardo. “Per fortuna voglio salvare l’universo.”

“Basta così.” Celes alza una mano. “Qui combattiamo una battaglia per salvare l’intero Polyverso, non per vincere la vittoria. Non fallite, o non ci sarà più niente da salvare.”

La prima settimana è vinta da Mickal Nogarsson. Il Team Ysmaros si porta in vantaggio (4%) sulle altre squadre (2%).

Seconda settimana
“Pensi che così possa funzionare?”
Ailin solleva lo sguardo, incontrando gli occhi carichi di preoccupazione di Abilene. Vorrebbe dirle che, così turbato, il suo spirito non potrà essere di nessun aiuto nel corso della loro ricerca. Poi si rende conto che non sono passati che pochi giorni da quando ha visto la persona alla quale probabilmente tiene di più in tutto il polyverso travolta dalle macerie, e sospira con pazienza, tornando a guardare il foglio sul quale sta ininterrottamente lavorando da quando sono arrivati su Tshivinzemlya.

“Se i miei calcoli sono corretti, questi totem,” spiega, mostrandone i progetti ad Abilene, “Saranno sufficienti ad incanalare abbastanza energia da portare a termine l’incantesimo. Ora, tutto quello che ci serve è una struttura. Una formula precisa, parole adatte, un rituale da seguire. Ottenuto questo, dovremmo farcela.”

Abilene annuisce seria. Sfila i progetti da sotto le sue braccia – si macchiano di inchiostro, ma il testo è ancora visibile. Li arrotola con cura, chiudendoli con un nastro che sfila dai propri stessi capelli, che scivolano pallidi e sottili lungo le sue spalle e la sua schiena.

“Se è una teoria solida, quella di cui abbiamo bisogno, so esattamente dove andare.”

*

“Chiave inglese,” dice Clun, sepolto a metà sotto il marchingegno la cui forma Cyprian non sarebbe in grado di descrivere se non come qualcosa di mostruoso, incompleto e a tratti perfino avvilente.

“Clun, abbi pazienza,” sospira, passandogli comunque lo strumento di cui ha bisogno, “Non sono sicuro che—“

“Funzionerà,” Clun non lo lascia nemmeno finire di parlare. La sua mano – e solo quella – spunta da sotto la macchina del tempo in divenire sulla quale sta lavorando. Cyprian osserva quella mano coperta di calli sparire da dove è venuta portando con sé la chiave inglese, e poi l’aria torna a riempirsi di suoni metallici spaventosamente simili a martellate.

“Non sono sicuro che sia così che si usa una chiave inglese.”

“Senti,” borbotta Clun, sporgendosi da sotto il trabiccolo. La sua faccia è coperta di olio e macchie nere di dubbia provenienza, “Lo ben saprò come si utilizza una chiave inglese. L’ho inventata.”

“Ah, davvero?”

“Ebbene, se vuoi saperlo, erano gli Anni del Ferro, e—“

“No, Clun,” Cyprian sospira, scuotendo il capo, “Non abbiamo tempo per questo.”

Irritato per l’interruzione, Clun scivola fuori sul suo carrello e si mette in piedi, spolverandosi sommariamente la polvere di dosso. “Ebbene,” borbotta, “Visto che non c’è tempo da perdere, sarai lieto di sapere che il mio lavoro qui è finito. Nel senso che ho fatto tutto quello che era possibile fare qui su Tanit. Per completare la macchina, ho bisogno di alcuni pezzi che posso trovare solo su Qides. Una volta lì, in un paio di giorni dovrei riuscire a portare a termine il lavoro.”

Sorpreso ma sollevato, Cyprian sorride. “Un paio di giorni?” ripete incredulo.

Clun distoglie lo sguardo, vagamente imbarazzato. “Non dicevi che non c’era tempo da perdere? Vuoi perdere tempo facendomi ripetere cose che so hai sentito perfettamente? Muoviamoci, no?”

Cyprian ride, annuendo. “Chiederò a Celes una via aperta per Qides entro stasera.”

*

”…e in aggiunta a tutto questo,” spiega il rappresentante dell’Alleanza della Luce, mentre Metacomet, seduto in un angolo, si trattiene a stento dall’urlare che non è qui per perdere tempo dietro ai problemi di una singola landa mentre l’intero polyverso minaccia di andare in pezzi, “l’impero nanico di Hunkl è sotto assedio da parte dei draghi, gli orchetti del nord razziano i villaggi di Avalot e gli eserciti pirati tengono le fortezze sulle coste sotto assedio. La situazione è critica, Mickal.”

“Galahad, non ti ho convocato per fornirmi ulteriori rompicapo da risolvere, ma per aiutarmi a trovare una soluzione,” borbotta Mickal, frustrato.

L’uomo di fronte a lui sospira pazientemente, scrollandosi i lunghi capelli bruni dalle spalle. “Ho portato questo,” dice, porgendogli un involto. Mentre Mickal ne svela il contenuto, spiega: “È in quarzo ambrato. Un materiale che reagisce alla magia, specialmente a quella di Tanit. Brillerà quando si troverà vicino ad altri artefatti che contengano magie gemelle. Dovrai viaggiare, ma questo ti faciliterà il compito.”

Commosso, Mickal si solleva in piedi, stringendo il ciondolo della collana fra le dita. “Galahad…” sussurra, “È… so cosa rappresenta per te questa—“

“Non c’è bisogno di ringraziare,” Galahad guarda altrove, nascondendo l’imbarazzo. “L’Alleanza della Luce terrà sotto controllo la situazione tanto a lungo quanto potrà,” promette, pima di tornare a guardare Mickal e Metacomet, “Ma fate presto.”

*

”Lænton, ti prego, non puoi tenermi il muso per questa cosa.”

“Non lo sto facendo, infatti.”

“Sì che lo stai facendo. Ti conosco. Tu tieni il muso così.”

“Comportandomi in maniera assolutamente normale?”

“Sì. Bisogna imparare a leggere le tue sfumature, e le tue sfumature dicono chiaramente che sei arrabbiato con me.”

“Mio amato, sono abbastanza sicuro di non avere affatto sfumature.”

“Non posso controllare la mia preoccupazione!”

“Nessuno te lo chiede.”

“Ma tu provi risentimento nei miei confronti perché continuo a pensare a lei!”

“Sei tu a dirlo, non io.”

“La vostra situazione sentimentale dev’essere ben stramba,” li interrompe Vibidius, sfogliando le pagine del tomo sul quale è chino da ore, “Se i vostri litigi coniugali hanno tutti la sorella di uno di voi due come centro.”

Lacros e Lænton si voltano a guardarlo, aggrottando le sopracciglia.

Piuttosto,” dice quest’ultimo, “Sei riuscito a trovare ciò che stavi cercando?”

“Ebbene sì,” commenta Vibidius con un sorriso, sollevandosi in piedi, “Nonostante il vostro continuo bisticciare mi abbia dato più problemi del caos sulla mia landa, credo di aver trovato la soluzione. Un filtro in grado di risanare chiunque da qualsiasi malattia debilitante. Il primo ingrediente ci attende su Leda.”

Non visto, Lacros lascia che i suoi occhi si illuminino di speranza.

*

Nell’oscurità appena rischiarata dalle candele della camera da letto di Manila, Celes stringe la mano inerte ed esangue di sua madre, cercando di trattenere le lacrime. “Torna da me,” continua a pensare con insistenza, come in una preghiera, e davvero pregherebbe, se credesse in qualcosa oltre che nella sua forza di volontà, e in quella di Manila stessa, “Sconfiggi qualsiasi cosa sia che ti tiene prigioniera, e torna da me. Ho bisogno di te. Mamma.”

“Celes,” la voce di Vesper, appena un sussurro, lo disturba. Si volta verso di lei, e si prende un secondo per godersi la carezza sulla nuca che lei gli offre, con una dolcezza inedita. “Sono arrivati.”

Il cuore di Celes accelera i battiti. Batterà due volte più veloce, anche per quello di sua madre, fin quando lei non si sarà ripresa.

Sulla soglia della stanza, si stagliano le figure familiari di Shannen e Langley. Celes lascia andare la mano della madre solo per correre loro incontro. La sua figura sottile scompare fra le braccia di Langley, mentre Shannen gli accarezza i capelli, passando le dita fra le ciocche bionde e rosse.

“Non so dirvi cosa significa per me avervi qui,” dice, il volto premuto contro il petto di Langley.

Che si volta a guardare Shannen con occhi carichi di apprensione, prima di dire, “Guai, purtroppo.”

La settimana è appannaggio di Mickal Nogarsson e Ailin Oltre-le-nuvole. Classifica: Ysmaros 10.5%, Tshivinzemlya 8.5%, Qides e Somrak 7%.

Terza settimana
“Vi dico che ho già mandato emissari al cospetto della Veggente, e la vostra presenza qui è del tutto superflua, signori,” ribadisce compitamente la preside Flowerbloom, assisa su un trono intrecciato di foglie d’acacia, rami d’acero e more di bosco. More a causa delle quali ovviamente la sua tunica bianca si è tutta macchiata.

“E io ti ripeto per l’ennesima volta che non siamo qui per i tuoi stupidi messaggi, vecchia pazza! Per tutti gli dei!” strilla Abilene, le mani nei capelli, “Tutto ciò che vogliamo è libero accesso all’ala segreta della Bibliotecarcana! Sto cercando di fartelo capire da mezz’ora ma vedo che i venti felici anni che ho passato lontana da questa scuola orribile non sono serviti a migliorarti come veggente, né tantomeno come essere umano!”

“Quanta maleducazione,” borbotta la preside, distogliendo oltraggiata lo sguardo, “Sei sempre stato un ragazzino scostumato, giovane Abilene dell’Angelo.”

“Sono femmina adesso, sciroccata arteriosclerotica! Occielo, perché non mi ascolti?!”

“Abilene,” si intromette Ailin, osservando la scena con mal dissimulato sconcerto, “Chi è questa donna, e perché non ci lascia passare?”

“Non posso perché sono prigioniera, giovane piccione piumato.” La preside prova a sollevare entrambe le braccia, mostrando l’intrico di rami che le blocca. “Il mio trono è diventato un frutteto. E poi ha preso vita.”

“Se resto in questa stanza un secondo di più…” ringhia Abilene, fuori di sé dalla rabbia. Fortunatamente, la porta della sala si apre, lasciando passare la vicepreside Kaja che, trafelata, si avvicina a grandi passi, i capelli biondi che le ondeggiano lungo le spalle.

“Sono arrivata non appena ho saputo!” dice, a corto di fiato, “Abilene, perdonami. Tu e il tuo compagno potete seguirmi da questa parte. Vi garantirò io stessa accesso incondizionato alla Bibliotecarcana per tutto il tempo che vi servirà. Non mi piace quello che sta succedendo alle Lande, la magia non è serena.”

“Non hai nemmeno idea,” sbuffa Abilene, seguendola fuori dalla stanza e lungo il corridoio.

*

”Non è come dovrebbe essere,” dall’alto del Belvedere d’Acciaio, Clun osserva la sua città in fiamme. Si è reso conto immediatamente al suo arrivo che qualcosa non andava, la magia non rispondeva più alle perfette, immutabili leggi fisiche e chimiche che per centinaia di anni avevano retto il perfetto equilibrio dell’intera Qides, macchinari vecchi di secoli e non più funzionanti hanno preso vita e si sono rivoltati con furia incontrollabili contro i loro creatori, opere facenti parte da decenni della vita quotidiana degli abitanti del paese hanno smesso improvvisamente di funzionare lasciando i loro creatori nel caos più assoluto. “Non è affatto come dovrebbe essere!” urla contro il cielo, abbattendo entrambi i pugni contro il basso muretto addossati al quale lui e Cyprian osservano la scena.

Cyprian gli si avvicina lentamente, appoggiandogli una mano sulla spalla. “Vieni qui,” sospira, stringendolo in un abbraccio consolatorio. Clun gli scompare contro, voltandosi verso di lui e nascondendo il volto contro il suo collo. Intenerito, Cyprian gli lascia un bacio sulla sommità della testa. “Conosco un posto simile in cui forse potremo trovare quello di cui abbiamo bisogno.”

Senza neanche allontanarsi da lui, Clun annuisce.

*

”Ma è sempre stato così, questo posto?!” strilla Mickal, spostandosi appena un attimo prima che una folata di vento incomprensibilmente rosa e foriero di glitter lo investa in pieno.

“Assolutamente no!” risponde Metacomet, evitando con un salto aggraziato la stessa folata di vento, “Manila adorava la Landa di Fandom, ma non l’ha mai amata per la sua magia. E questo perché su Fandom non c’è mai stata magia!”

“Be’, apparentemente adesso è tutto diverso,” Mickal dice retoricamente, afferrando il vento magico con entrambe le mani e richiudendolo nel proprio pugno, fino a farlo scomparire. “Che fastidio,” borbotta dunque, “In compenso, sento tracce della magia della Veggente. Sono evidenti, non le percepisci anche tu?”

“Non sono mai stato particolarmente sensibile alle tracce di magia. La mia famiglia mi ha sempre preso in giro per questo. Grazie per aver reso inutili trent’anni di terapia.”

“Stiamo perdendo tempo,” sbotta Mickal, facendo strada lungo un sentiero che si restringe, si allarga, poi si restringe di nuovo e infine si chiude a imbuto, conducendoli ad una grotta. Ne attraversano i corridoi con crescente orrore, osservando i cadaveri di mostri ormai spolpati che affollano il pavimento, e poi fermandosi all’improvviso quando individuano l’animale posseduto da una magia che non avrebbe mai dovuto sfiorarlo stagliarsi contro una sala scavata nella pietra dal soffitto alto e ricoperto di stalattiti.

“Cielo,” esala Metacomet, “È bruttissimo.”

“E forte, anche,” commenta più sensatamente Mickal, mettendosi in posizione di combattimento, “Ma dovremo affrontarlo.”

“E perché?!”

Mickal indica con un cenno del capo la spada assisa sull’altare di cristallo alle spalle del mostro. “Quella è la Spada della Fenice +5. Ci serve,” dice.

Metacomet sospira, posizionandosi al suo fianco. “E allora andiamo,” concede, un attimo prima di saltare all’attacco insieme al suo compagno.

*

”Non ci hai poi mai rivelato come hai convinto la Consigliera Rojas Muñoz a prestarti una delle sue navi,” commenta Lacros mentre con mani esperte aiuta Lænton ad assicurare le cime dell’imbarcazione a qualsiasi appiglio vagamente utilizzabile riescano a trovare sulle sponde di un biancore accecante dell’isola sulla quale Vibidius li ha costretti a sbarcare qualche minuto fa.

“Ah, è una storia veramente buffa,” risponde Vibidius con un sorriso, aggirandosi con interesse attorno a certi cespugli dalle foglie di un verde così scuro da sembrare nero proprio al limitare della foresta nella quale la spiaggia si trasforma allungandosi verso l’interno, “Si dà il caso che io sia effettivamente andato dalla Consigliera Rojas Muñoz a chiederle in prestito un’imbarcazione, ma come d’altronde la Duchessa d’Harlequin-Mauilly e il Generale Solensson precedentemente, anche lei mi ha detto di no.”

“Aspetta, non ho capito,” dice Lænton, mollando la cima che teneva fra le mani e voltandosi verso di lui, “Cosa vorrebbe dire che ti ha detto di no?”

“Potrei come non potrei,” dice Vibidius, chinandosi su uno dei cespugli e raccogliendo una mezza dozzina di fragoline di bosco, “Averla rubata.”

“Come?!” strilla Lacros, lanciando entrambe le braccia per aria e roteandole forsennatamente, “Hai rubato una nave alla donna dalla flotta più potente di tutta Leda?!”

“Non confermo né smentisco niente,” sorride serafico Vibidius, conservando le fragoline all’interno di un vasetto e tornando a voltarsi verso di loro. “Nel mentre, qui abbiamo finito. Sciogliete pure le cime.”

“Ma abbiamo appena finito di assicurarle!”

Vibidius scrolla le spalle, arrampicandosi tramite una scala di corda lungo il fianco panciuto della nave. Sospirando pesantemente, Lænton e Lacros ricominciano ad armeggiare con i nodi.

*

Avvolto in un lenzuolo e completamente nudo al di sotto di esso, Celes si appoggia alla balaustra di cristallo del balcone della sua camera ed osserva Tanit immersa nella notte più buia che ricordi. Sembra che tutto il paese sia a lutto per il sonno dal respiro debole di sua madre. Al solo pensiero gli salgono nuovamente le lacrime agli occhi, e deve combattere contro il suo cuore con tutto se stesso per impedirsi di piangere.

Le mani calde di Langley gli si appoggiano sulle spalle scoperte, e Celes si lascia andare ad un brivido mentre si appoggia con la schiena al suo petto. “Mi dispiace di averti svegliato.”

“Averci svegliato,” lo corregge Shannen, apparendo al suo fianco ed appoggiandogli il mento contro una spalla.

“Avervi svegliato,” sorride tristemente Celes, strofinando il volto contro il suo come un gattino.

Langley si china a baciargli il collo, cercando di confortarlo. “Immaginavamo che non ti sarebbe stato facile dormire, dopo quanto ti abbiamo rivelato.”

“Scherzi?” sbuffa lui, ironico, “D’altronde mi hai solo detto che la Preside Flowerbloom è convinta che una forza oscura e malvagia stia per distruggere tutte le Lande e che la Vicepreside Kaja pensa che potrebbe essere la seconda volta in più di cinquecento anni che la Preside azzecca una profezia. Dev’essere venerdì.”

Suo malgrado, Langley ride, abbracciandolo da dietro. “Andrà tutto a posto,” cerca di rassicurarlo, “Ce la faremo, se restiamo uniti.”

“Resterete?” domanda Celes, cercando le labbra di Langley per un bacio, “Almeno per un po’?”

Langley annuisce, accontentandolo. Pochi istanti dopo, Shannen fa lo stesso.

Viene introdotta la “Missione di Crisi”, una missione particolarmente difficile che le squadre devono completare insieme. In caso di successo, si spartiscono un bonus da dividere proporzionalmente in base a quanto hanno contribuito; in caso di fallimento, nessuna squadra riceve alcunché.

La settimana è vinta da Clun Kemrit, anche se Ailin Oltre-le-nuvole riesce a spuntare il secondo posto.

Classifica (senza la spartizione della missione di crisi): Tshivinzemlya e Ysmaros 16.5%, Qides 15%, Somrak 13%.

Quarta Settimana
“Ti ho detto di lasciarmi in pace, vecchia pazza!” strilla Abilene, spalancando la porta della Bibliotecarcana.

“Giovane Abilene dell’Angelo, ti ho già detto che quanto devo dirti è di fondamentale importanza: le leggi della natura—“

“Lo sai dove puoi infilartele le tue leggi della natura, rincitrullita che non sei altro?”

“Ho il Dono della Vista, giovane dell’Angelo,” risponde la preside Flowerbloom, oltraggiata, “Io so tutto.”

“Ecco, appunto,” chiude il discorso lei. E poi le chiude la porta in faccia, voltandosi verso Ailin e appoggiandosi di schiena alla superficie di legno, espirando esausta. “Dimmi che hai finito. Non ce la faccio più a restare in questo posto.”

Ailin si alza in piedi, porgendole due fogli di pergamena riempiti da una calligrafia minuscola e così fitta che si fa fatica a distinguere gli spazi fra le parole.

“Lo prenderò per un sì,” conclude Abilene, rinunciando prima ancora di cominciare all’impresa di leggere la formula. “So già dove andare adesso. Ci serve una magia più selvaggia di quella a cui siamo abituati. La Landa di Volqaria— Manila me ne parlò una volta. Quando eravamo ragazzini.” Per un attimo, i suoi occhi restano offuscati da un velo di lacrime. Ma prima ancora che Ailin possa muoversi per accarezzarle una spalla con fare consolatorio Abilene si riscuote, e sorride. “Andiamo?”

*

Appoggiato alla finestra, Clun lascia scorrere gli occhi innamorati sullo skyline di Upper London. Le immense isole galleggianti che ne formano la superficie, legate fra loro da ponti mobili di corde e assi di legno flessibili, emettono bagliori rosati alla base, le pietre infuse di magia riverberano del colore del sole che, svariati chilometri sotto di loro, si tuffa nell’immensità dell’oceano che ricopre l’interezza della superficie del globo.

Gli ricorda la Qides che conosce dai libri di storia, tutte le illustrazioni e i dipinti classici sui quali a scuola poteva soffermarsi per delle ore, sospirando felice. La Qides Medievale che non ha mai visto dal vivo, ma che porta dentro di sé.

Cyprian gli si avvicina e gli accarezza le spalle con aria quasi timorosa. Sta accadendo qualcosa, fra loro. Nessuno dei due è ancora sicuro di cosa.

“Ci siamo quasi?” domanda Cyprian.

Clun annuisce, soddisfatto. “La Macchina del Tempo Selettiva è quasi pronta. Oggi ho rimandato un pesce indietro di un minuto. È stato divertente,” commenta con un risolino.

Cyprian lo osserva intenerito. Stringe le mani attorno alle sue spalle e lo invita a voltarsi. Il corpo di Clun segue l’invito e per un attimo i due si fronteggiano, sospesi come la Landa che li ospita.

Poi sentono un’esplosione fortissima provenire dal piano interrato. Lanciando un urlo, Clun si affaccia alla finestra solo per osservare una macchina volante che si fa strada fra le macerie di una parete esplosa. Caricata sul tettuccio, la Macchina del Tempo.

“No!” urla.

Lui e Cyprian si lanciano come furie per la strada, inseguono la macchina volante e, quando incontrano una pattuglia di Floatland Yard, provano a denunciare il furto. Qualcosa non funziona a livello comunicativo, però, perché è loro che Floatland Yard comincia ad inseguire.

Finché tutto sembra quasi perduto. Un attimo prima che un’enorme nave alata si pari di fronte a loro, occultando metà del cielo.

*

Hanno passato su Minthe un’intera settimana, ma non sono riusciti a ricavare quasi niente di utile dai popoli in guerra. Quasi tutti ricordano ancora Manila, quasi tutti hanno cercato di fare la loro parte per dare una mano, ma è la guerra, la vera essenza di Minthe, l’invasione, la prevaricazione, la violenza. Ne è talmente piena che la magia non ha potuto fare altro che insinuarsi fra le intercapedini, cercando uno spazio sufficiente per espandersi, senza però trovarlo.

“Stiamo perdendo tempo,” sbuffa Metacomet, inerpicandosi lungo un sentiero scosceso e polveroso. Le due lune di Minthe, alte sopra le loro teste, illuminano la strada col loro chiarore azzurrino. “Non c’è niente di utile qui.”

“Credevo che le guerre avessero termine, dopo il passaggio della Veggente,” commenta Mickal, seguendo la mappa che un giovane umano gli ha passato prima di tornare alle sue battaglie, “Credevo che il punto fosse questo. Il punto delle Guerre delle Lande, intendo. Portare la pace.”

“Sai cosa, Mick?” quasi ringhia Metacomet, arrivando finalmente sulla sommità dell’altura, “Anche io ero convinto che ci fosse un punto, dietro a tutte queste guerre, dietro a tutta questa violenza. Ma sto cominciando a pensare che…” la frase resta sospesa, come il respiro di Metacomet.

Stupito dall’improvviso silenzio, Mickal gli si affianca, conservando la mappa nelle pieghe della veste.

“Cosa c’è che non va?”

“Questo è un portale,” dice Metacomet, indicando l’arco di pietra la cui presenza stride con tutto quanto lo circondi, e il vortice dai colori cangianti che si agita al suo interno.

Mickal aggrotta le sopracciglia. “Cosa ci fa qui un portale?” si domanda, studiandone la superficie. Riesce a percepire la magia della Veggente nelle crepe della pietra. Che sia stato opera di Manila? “Mi stupisce che nessuno l’abbia mai attraversato per poi tornare indietro,” dice.

Poi solleva lo sguardo.

Metacomet è già sparito.

*

”Quindi, niente bassoriandolo nel tuo orto personale, Bluebelle?” domanda Vibidius con vago disappunto.

“Mi dispiace,” sospira Lady Bluebelle, appoggiandosi teneramente alla spalla di Lady Ruby per ringraziarla del tè che le ha appena portato, “Non so come potessi pensare di trovarlo qui, Vibidius. Il bassoriandolo cresce solo nel fondo più fondo del Bosco delle Lame. Se provi ad allontanarlo dal suo ambiente naturale, si secca e muore.”

“È la prima volta che ti vedo avere torto, Vibidius,” commenta Lacros, sorseggiando il suo tè, “Devo ammettere che, nonostante la situazione e le implicazioni, è stranamente gratificante.” Lænton, al suo fianco, annuisce dietro la sua tazza.

“Oh, per favore,” sbotta Vibidius, scrollando i lunghi capelli biondi lungo le spalle, “Bluebelle, la cosa non è discutibile. Il bassoriandolo ci serve. Manila—“

“Conosciamo bene la situazione della Veggente,” taglia corto Lady Ruby, alzandosi in piedi. Ha già una mano sull’elsa della spada pendente dalla cintura legata stretta attorno alla vita. “Vi accompagnerò io. So dove trovare il bassoriandolo. Blue me l’ha mostrato, una volta.”

“Ruby,” Bluebelle si alza in piedi a sua volta, stringendo fra le proprie le mani della compagna, “È un viaggio molto pericoloso.”

Ruby sorride solo con un angolo della bocca. “Tornerò da te, Blues,” la rassicura, “Lo faccio sempre, no?”

Poche ore dopo, in effetti, Ruby è di ritorno. Ricoperta di sangue. Fortunatamente non suo.

Ignorando le macchie viscose, Bluebelle le si lancia fra le braccia, stringendola forte.

“È tutto a posto, Blues,” dice lei, baciandola sulla fronte, “Sto bene. E anche i tre imbecilli là dietro,” continua, indicando con un pollice il Sommo Priore di Tanis, il suo consorte e Vibidius, unico sul quale il sangue sembra non aver fatto presa, che stringe felice la sua piantina secca di bassoriandolo, “Stanno bene. Ora dobbiamo partire.” Le si allarga un sorriso divertito sulle labbra. “Finalmente ti porto a visitare la mia terra.”

Bluebelle riesce solo a pensare che avrebbe preferito farlo come viaggio di nozze.

*

Langley e Shannen non lo mollano un secondo. Celes apprezza i loro sforzi e capisce perché lo fanno, naturalmente. È anche loro molto grato, ed effettivamente per la maggior parte del tempo averli sempre intorno lo aiutano a distrarsi. Stasera, poi, anche Helena e Nox sono passati a trovarlo – senza dubbio invitati da loro, preoccupati da questa tristezza che non riesce in alcun modo a scrollarsi di dosso.

Cenano tutti insieme in camera sua. Langley ordina personalmente tutte le pietanze, e fiumi di bevande alcoliche. Celes beve un po’, mangia pochissimo, li osserva ridere e scherzare fra di loro. Quando cercano di coinvolgerlo, risponde sorridendo. Cerca di non fare pesare il proprio cattivo umore, ma è difficile.

Verso mezzanotte sono tutti così ubriachi che nessuno se ne accorge, quando scivola fuori dalla stanza. Attraversa il corridoio buio a memoria, senza bisogno di accendere la luce. Scivola all’interno della stanza di sua madre, come ha fatto tutte le sere prima di andare a dormire, quando era sicuro che Langley e Shannen non se ne sarebbero accorti.

Si siede accanto al letto, poi si china sulla figura immobile di sua madre e nasconde il viso contro il suo collo, come faceva da piccolo quando lo portava da qualche parte e qualcosa di imprevisto e improvviso lo spaventava.

Piange in silenzio, finché non si addormenta, sperando di poter condividere i suoi sogni con lei, per farle almeno un po’ di compagnia.

La settimana è vinta da Vibidius Jourtas Retis e Clun Kemrit, che si spartiscono il bonus progresso. Le squadre completano anche la seconda missione di crisi.

Classifica (al netto delle missioni di crisi): Qides 23%, Tshivinzemlya e Ysmaros 22.5%, Somrak 21%.

Quinta settimana
Tshivinzemlya è irriconoscibile.

Sostenuto dalle sue ali, Ailin ne sorvola i territori cercando di ricondurre ciò che vede all’immagine della sua Landa che conserva nella memoria, ma è come guardare il fiume in due momenti diversi e pretendere di ritrovare nell’acqua gli stessi identici vortici. La magia ha dato vita ad esseri che ne erano privi, ha animato le foreste che, tramutatesi in mostri di legno dalle lunghe braccia, attaccano gli abitanti delle valli, ha prosciugato i mari e i fiumi, ha trasformato l’isola di Yila in una penisola e dovunque Ailin posi lo sguardo vede uomini e bestie e coloro che sono entrambi per metà trascinarsi per i viali, per le strade, per i ripidi sentieri con occhi vuoti e rossi per le lacrime e la mancanza di sonno.

Fermo sotto il sole ardente, Ailin chiude gli occhi e prega. Prega che tutte le creature della sua Landa gli offrano un po’ della loro energia, un po’ di quella magia fuori posto, così da poter portare a termine il viaggio che ha intrapreso con Abilene.

Grazie al cielo, il suo popolo risponde.

*

A scendere dalla nave è una donna – una piratessa, si direbbe dall’abbigliamento. Proprio accanto al cappello dalla tesa larghissima, appollaiato sulla sua spalla c’è un gatto. Scelta bizzarra, in sostituzione del più usuale pappagallo multicolore, ma Cyprian e Clun non hanno tempo da perdere dietro alle bizzarrie di una piratessa a bordo di una nave volante.

“E levati!” sbotta Clun, cercando di superarla, “Se penso che, prima del furto, stava quasi per—“

“Non mi sembra il caso di discuterne adesso, Clun,” sospira Cyprian. Poi si volta verso la piratessa, interrogandola con lo sguardo. “Sarebbe?”

“Brandi Fiffi McFiffens III, ex-ispettrice capo di Floatland Yard, al vostro servizio,” risponde la donna, inchinandosi appena. Il gatto sulla sua spalla emette un miagolio infastidito. “Scusa, Paz,” ride lei. Poi torna a voltarsi verso Cyprian. “Lui è Pazuzu,” spiega, “È un gatto parlante.”

“Non mi sembra che parli,” obietta Clun.

“Non parlo ai ragazzini antipatici,” risponde Pazuzu, voltandosi a fare la palla dall’altro lato.

“Oh,” dice Clun, sbattendo le palpebre, “Okay.”

“Tornando a noi,” sospira Cyprian, “Signorina McFiffens, mi dispiace ma—“

“La vostra macchina del tempo è stata rubata, vero?” lo interrompe lei.

Clun e Cyprian la guardano interdetti per qualche secondo. Lei scoppia a ridere.

“Sì, ne sono a conoscenza. Da quando la magia è impazzita spargendosi per tutte le Lande ho scoperto un sacco di cose. E vi sto tenendo d’occhio da un po’. Ho pensato che potevate essere un’esca perfetta.”

“Un’esca?” Cyprian aggrotta le sopracciglia, “E per chi?”

“Per la donna che penso abbia rubato la vostra macchina del tempo,” risponde Brandi con naturalezza, scrollando le spalle fra le vive proteste di Pazuzu, “Lalla Sandiego.”

*

Metacomet gli parla di questo luogo mentre ne attraversano i prati rigogliosi, coperti di fiori dai mille colori. Si tratta di Glaevia – una creazione di Manila. Una Landa da lei ideata, disegnata, costruita molecola dopo molecola. Un giardino meraviglioso, sconfinato. Doveva essere il luogo dei sogni, un luogo in cui chiunque avrebbe potuto essere ciò che desiderava più profondamente, un luogo in cui si sarebbe potuto fare esperienza di una gioia così grande, così profonda da non desiderare più di lasciarlo, ed è per questo che, pur esistendo un portale d’ingresso, non è mai stato creato un portale per uscirne.

Avrebbe dovuto essere un regalo di Manila per Celes, qualora le cose fossero andate male – qualora Celes non fosse riuscito a diventare una Veggente. Ma Manila aveva abbandonato il progetto quando invece suo figlio era riuscito ad incastrarsi perfettamente nel meccanismo tarato al millimetro delle tradizioni di Tanit e del suo destino, e Glaevia, da allora, è un giardino dimenticato.

Qui è tutto così impregnato della magia di Manila da conservare perfino l’odore della sua pelle, dei suoi capelli.

Cercando di trattenere le lacrime, attraversando i viali alberati ai bordi dei quali alcuni cittadini di Minthe dormono sereni, mentre di altri non è rimasto che uno scheletro rinsecchito, Metacomet accompagna Mickal su per una collina sulla cima della quale il Geranio di Giada domina la vallata circostante.

“È un catalizzatore,” spiega, prendendo il fiore di cristallo fra le mani. I suoi bagliori magici sono uguali alle scintille che si sprigionano dalle dita di Manila quando è lei ad usare la magia. “Manila ha racchiuso qua dentro parte della sua energia, per aiutare Glaevia a crescere.”

“E tu… tu puoi usarla?” domanda Mickal, esterrefatto, “Ma la magia di una Veggente può essere utilizzata solo da coloro che le sono legati per vincoli di sangue.”

“C’è un vincolo di sangue a legare me e Manila,” risponde Metacomet, puntando il fiore verso il cielo, “È il sangue di nostro figlio.”

Il portale si apre in un lampo. Metacomet e Mickal lo attraversano di corsa.

Riemergono nel mezzo della guerra.

*

Seduta sulla riva del fiume, Ruby attende.

In alto, nel cielo, angeli dalle ali scheletriche combattono altri angeli dalle ali nere come la pece brandendo spade infuocate. Nelle periferie cittadine, i clan dei vampiri si sono disgregati, allontanati. Fratelli non riconoscono più i loro fratelli, si attaccano l’un l’altro nei vicoli, si lasciano i cadaveri a dissanguarsi nei fossi. Chiunque possedesse un’oncia di magia dentro di sé ne è stato sopraffatto, la magia in eccesso l’ha trasformato in un mostro sanguinario.

La città è distrutta.

Seduta sulla riva del fiume, Ruby attende.

Attende i suoi genitori.

*

Langley si è offerto volontario per condurre la conferenza stampa settimanale nella Sala del Trono del Palazzo d’Estate. Appoggiato dietro una colonna, le braccia incrociate sul petto e i capelli che gli cadono sul viso, Shannen lo osserva e non prova nessuna invidia nei suoi confronti.

“Ci sono novità sulle condizioni della Veggente?”

“Manila è ancora—“

“È vero che non c’è più traccia del Sommo Priore Lacros e del suo consorte Lænton? Ha ragione chi insinua che l’attentato potrebbe essere stato organizzato da loro in un tentativo di sovvertire l’ordine costituito?”

“Questo è del tutto—“

“Testimoni oculari giurano di aver visto Vesper del Crepuscolo confabulare con una donna misteriosa, è vero che presto la famiglia reale potrebbe disgregarsi?”

“Assolutamente no, siamo tutti—“

“Quando sarà finalmente annunciata la data dell’investitura del giovane Celes come Veggente ufficiale?”

“Manila non è ancora morta!”

Lo intercetta qualche minuto dopo, mentre abbandona la sala. È visibilmente stanco.

“Non ce la faccio più,” confessa, appoggiandoglisi alla spalla, “Non sono fatto per queste cose.”

Per una volta, Shannen decide di non spostarsi. Lo sostiene, anzi, conducendolo lontano dalla Sala del Trono, lungo il corridoio, fino alla stanza di Manila, dove ormai Celes passa la quasi totalità del suo tempo. Lo trovano addormentato, il sonno agitato ma profondo, proprio accanto a sua madre.

Lo guardano entrambi, in silenzio, a lungo.

Poi Shannen dice, “Ricordati per chi lo stiamo facendo.”

E silenziosamente Langley annuisce.

La settimana è vinta da Mickal e Ailin. Le squadre superano la terza missione di crisi.

Classifica (al netto delle prime due missioni di crisi): Tshivinzemlya e Ysmaros 38.5%, Qides 37%, Somrak 35%.

Sesta settimana
Celes si sveglia urlando, negli occhi ancora le immagini di una visione impossibile da scambiare per un sogno. Titania e la sua Accademia accerchiate da orde di spiriti oscuri dai denti aguzzi come cocci di bottiglia e sangue. Tanto sangue da annegarci dentro.

Langley e Shannen si svegliano subito dopo di lui, l’uno alla sua sinistra, l’altro alla sua destra. “Zuccherino, è tutto a posto,” dice Langley, cercando di rassicurarlo e strofinandogli la schiena per aiutarlo a rientrare in controllo del proprio respiro.

“…no,” dice Celes, scuotendo il capo, “Non è a posto proprio per niente.”

Shannen si irrigidisce, stringendogli una mano con la propria. Ha già capito. “Cos’hai visto?” chiede.

Celes inspira profondamente e chiude gli occhi per un secondo. “Ve lo dirò,” dice poi, scivolando fuori dal letto, “Ma prima seguitemi in Biblioteca. C’è un rituale che dovete aiutarmi a compiere.”

*

Ailin completa il cerchio magico e lo domina dall’alto, mentre i venti magici di Volqaria lo sballottano di qua e di là. Le sue ali, per quanto potenti, non sono in grado di opporre una vera resistenza alla potenza magica di questa Landa, così intensa da cambiare colore al cielo a intervalli regolari di qualche secondo, e da riplasmare la composizione alchemica delle sostanze visibili così in fretta da rischiare di prendere in mano un sasso e ritrovarsi in mano niente più che un mucchietto di polvere nel giro di pochissimi istanti.

“Abiline!” urla Ailin, già in posizione con le braccia larghe ai lati del corpo, “Ora!”

Abiline annuisce, estraendo la pergamena e cominciando a recitare ad alta voce il rituale progettato da Ailin.

Invoca le potenze elementali, gli dei celesti e quelli infernali, invoca ogni creatura contenente anche solo un singolo granello di magia. Invoca le potenze della Natura e quelle dell’intelletto, gli spiriti e i fantasmi, la forza in ogni sua forma, e solo un attimo prima che il rituale abbia effetto riesce a vedere la falla nella scrittura altrimenti perfetta di Ailin.

Non hanno pensato ad un catalizzatore.

E pertanto, il catalizzatore finisce per essere lei.

L’urlo che le spacca la bocca è l’urlo di tutte le potenze magiche delle Lande. Il suo corpo, divorato dalla luce, sembra scomparire per un attimo, farsi polvere, mentre gli occhi, neri come la pece, si spengono. La Vita stessa le passa attraverso e poi si innalza verso i cieli di Volqaria, raccolta in una colonna di un bagliore accecante.

“Abilene! No!” Ailin lancia un grido straziante, provando a gettarsi in volo verso di lei come la vede accasciarsi al suolo. Ma i cieli di Volqaria si fratturano sopra la sua testa, e il Vortice della Magia Primordiale, il Manastroem, appare, esattamente come il suo rituale si presupponeva di fare.

Il Manastroem lo risucchia prima che possa anche solo riuscire a sfiorare il corpo immobile di Abilene.

*

A bordo dell’airship della Sky Pirate Brandi Fiffi McFiffens III, Cyprian e Clun fanno un po’ di fatica a recuperare il bandolo della matassa. La nave è affollata, la ciurma sembra infinita, e si affolla ancora di più quando, dopo mezza giornata di ricerche, Brandi riesce a mettere le mani sulla persona che credeva essere la colpevole del furto, la leggendaria ladra di fiordi Lalla Sandiego, solo per scoprire che, pur avendo rubato molti fiordi nella sua vita, non ha mai messo le mani su una macchina del tempo.

“Tutt’altro,” dice, “Stavo anch’io cercando di appropriarmene, ma Daneela—“

“Daneela McOyster?!” strilla Brandi, illuminandosi come se qualcuno le avesse acceso una lampadina nella testa, “Ma certo! Chi altri se non lei poteva macchiarsi di un tale crimine? Dobbiamo immediatamente metterci sulle sue tracce.”

Più confusi che persuasi, Clun e Cyprian si seggono sui barili addossati ad uno dei fianchi della nave volante, osservando l’airship della McFiffens solcare i cieli fino a raggiungere la pericolosa contrabbandiera internazionale e catturarla. Non intervengono – Brandi sembra in grado di cavarsela da sola. Continuano a guardarsi, perplessi, finché un ragazzino di nome Salvo non si avvicina loro per cercare di tranquillizzarli. “Non preoccupatevi,” dice, “Da queste parti è sempre così. Nulla ha mai davvero senso.”

I due decidono di credergli: quando a dirti che niente ha mai davvero senso è un ragazzino che porta al guinzaglio tre gabbiani multicolori come fossero palloncini ad elio, non puoi concederti il lusso di dubitare ancora a lungo.

Salta fuori che la McOyster aveva intenzione di utilizzare la preziosissima Macchina del Tempo Selettiva di Clun per uno scopo tanto meschino quale fare irruzione in tutti i caveau più blindati della banche terrestri. Il nutrito gruppo di pirati dei cieli non perde neanche tempo a consegnarla alla giustizia: chiusala nello sgabuzzino, si riappropria della macchina rubata.

Una volta giunta la sera, Clun e Cyprian si ritrovano da soli in cabina. Si guardano profondamente negli occhi per qualche istante, e poi scoppiano a ridere. In un impeto di leggerezza, Clun getta le braccia al collo di Cyprian e lo bacia a fior di labbra, prima di rintanarsi nella propria cuccetta.

“Ho un’idea geniale,” dice, già a metà fra la veglia e il sonno, “Potremmo usare l’intera nave come una Macchina del Tempo Selettiva. La mia macchina fungerebbe da catalizzatore e gli effetti sarebbero molto più potenti.”

Dalla cuccetta al piano di sotto, Cyprian lo ascolta mormorare le ultime parole senza nemmeno comprenderle. Il suono della sua voce è sufficiente a farlo sorridere.

*

”Qual è la situazione?” sussurra Metacomet a bassa voce all’ingresso del corridoio che lo condurrà nelle segrete dell’Accademia Magica di Titania.

La voce di Mickal lo raggiunge dall’esterno, niente più di un sussurro in un angolo oscuro della sua mente. La magia delle Lande, ormai fuori controllo, permette di sfruttare capacità un tempo precluse ai più, come ad esempio la telepatia. “Facciamo il possibile,” dice Mickal, “Combattiamo senza tregua. Non so quanto a lungo potremo resistere.”

L’armata oscura predetta da Celes si stringe minacciosa attorno alle mura dell’Accademia. Le mura reggono, avvolte in una bolla magica che tutti i presenti, professori, allievi ed ex allievi giunti apposta per dare una mano, stanno contribuendo a creare dando fondo a tutte le proprie riserve di energia.

“Tenete duro quanto potete,” dice Metacomet, lanciandosi di corsa lungo il corridoio.

All’esterno, bombe energetiche e scoppi di scintille magiche si susseguono senza sosta. L’armata oscura viene temporaneamente respinta, ma non sconfitta. Si raccoglie ai margini della bolla, pronta ad attaccare sfruttando la prima falla disponibile.

“Non possiamo farcela,” mormora Ruby, stremata, accasciandosi contro una parete.

“Forse dovremmo pensare ad evacuare l’Accademia,” suggerisce Kaja con invidiabile praticità.

“Sul mio cadavere,” ringhia furibonda le preside Flowerbloom. Nessuno l’ha mai vista così concentrata, e nessuno l’aveva mai vista dispiegare una tale potenza magica fino ad ora. Chiude gli occhi e comincia a mormorare un incantesimo circolare, dalla durata potenzialmente infinita.

“Per tutti gli dei, preside Flowerbloom!” Kaja accorre al suo fianco, stringendola in un abbraccio protettivo, “Finirà per consumarsi del tutto!” Ma la preside sembra non sentirla neanche, e grazie alla sua magia la bolla, risplendendo di bagliori azzurri e verdi, si rafforza.

“Questo incantesimo può aiutarci?” chiede Mickal, affiancandosi a loro.

“Non a sconfiggerli,” sospira Ruby, scuotendo il capo, “Solo a proteggerci. Finché la forza vitale della preside la sosterrà.”

Ma è proprio in quel momento che, nei cieli sopra l’Accademia, si diffonde un bagliore rosato. La terra trema all’improvviso, nuvole chiare e scure di avvicinano rapidissime e si susseguono, scivolando le une sulle altre come cavalloni. Poi, tutto a un tratto, si aprono, e dietro le coltri appaiono eserciti composti interamente di luce. Creature alate, creature armate di spade di fuoco, creature i cui corpi astrali risplendono di magia, creature dai denti aguzzi e incandescenti si abbattono contro l’armata oscura, sbaragliandone le fila.

Al loro comando, avvolti nella magia di Celes, appaiono Langley e Shannen.

“Vi siamo mancati?”

*

”Si chiama gabute,” spiega Vibidius, mentre Jake e Antonio lo fissano come se fosse un alieno, “È un prodotto agricolo molto particolare. Suppongo che voi lo chiamereste verdura. Ha lunghe foglie violacee con venature biancastre. Come il radicchio. Ma non è radicchio. È gabute. E ci serve per completare la pozione che risveglierà Manila e salverà le Lande dall’estinzione.”

Non appena Vibidius conclude il proprio discorso, Jake e Antonio si lanciano un’occhiata confusa.

Poi Jake dice: “Sembra una Barbie.”

“Una Barbie con la barba.”

“No, seriamente, non si può guardare.”

“Non sono neanche riuscito a seguire il discorso che stava cercando di farci, cioè, non puoi presentarti di fronte alla gente con quell’aspetto lì e sperare che ti diano retta, è una cosa impossibile.”

“Ma posso io stare dietro a questi imbecilli?!” strilla il Sommo Priore Lacros gettando in aria le braccia, mentre il suo consorte prova a misurargli la pressione, “Mia sorella combatte sulla soglia fra la vita e la morte e io che faccio?! Perdo tempo dietro alla Barbie con la barba e agli scagnozzi scemi di Pena e Panico!”

“Mio amato, la tua pressione.”

“Me ne frego della pressione!”

“Io posso aiutarvi,” si intromette una voce gelida dal fondo della stanza. Dimitri spiega le ali, attirando l’attenzione di tutti i presenti. “Conosco bene il gabute. Nonna Giovanna ne possiede sempre una scorta, ai Meloni. La città è sotto assedio, ma se schieriamo le squadre possiamo creare un diversivo abbastanza valido da permettervi di attraversarla e raggiungere il negozio in scioltezza. Seguitemi.”

Grato del suggerimento, Lacros si mette subito al suo seguito, immediatamente seguito da Lænton e Vibidius.

Attraversano una città distrutta, cosparsa di macerie. Ad ogni angolo della strada scoppiano risse sanguinose, e nessuno sembra notarli, proprio come promesso da Dimitri, fino a quando Vibidius non percepisce qualcosa di strano alle loro spalle.

“Ci seguono,” nota.

Dimitri se n’è accorto. “Ci penso io,” dice, fermandosi all’improvviso.

Si volta, e di fronte a lui appare un dispiegamento di spiriti oscuri dai denti acuminati, pronti a lanciarglisi addosso per strappargli le ali. Sono molti più di lui, e Dimitri sa che affrontarli da solo sarebbe un suicidio. Si prepara comunque a farlo.

“Venderò cara la pelle,” dice, estraendo la spada.

“Allora saremo in due a farlo,” esclama una voce a lui conosciuta. Dimitri si volta di scatto, e trattiene il respiro nel riconoscere Miguel, il compagno da tempo creduto morto, nella figura che gli si avvicina brandendo una spada di fuoco. Non indossa maglietta. E porta sulle spalle un paio di ali nere. Ma i suoi canini sono ancora là.

“Miguel…” esala, “Cosa… io credevo…”

“Ci sarà tempo per discuterne,” sorride Miguel, sistemandosi al suo fianco. Poi si volta verso Lacros: “Andate. Qui la situazione è sotto controllo.”

Lacros annuisce, e si lancia di corsa verso il mercato centrale. I Meloni di Nonna Giovanna li accolgono – be’, non i meloni specificatamente, ma la loro proprietaria, all’interno del negozio. Nonna Giovanna, bionda e bellissima e dall’età come sempre indefinibile, consegna loro tutte le scorte avanzate di gabute. Vibidius le custodisce fra le braccia come fossero un prezioso neonato d’oro.

“Adesso andate,” dice Nonna Giovanna, piantandosi salda di fronte alla porta d’ingresso, “Hanno superato le barriere di Dimitri e Miguel. Stanno per arrivare.”

“Nonna, grazie di tutto,” la saluta Lacros, “Fai molta attenzione. Salvati.”

“No, Lacros,” Nonna Giovanna sorride, distogliendo lo sguardo, “È arrivato il momento del mio sacrificio. Ne porterò con me quanti più potrò.”

Lacros comprende le sue intenzioni e fa appena in tempo ad afferrare Lænton e Vibidius e lanciarsi attraverso un portale, prima che Nonna Giovanna si faccia esplodere in un uragano di fuoco.

La settimana viene vinta da Clun e Ailin. Le squadre si aggiudicano anche la quarta missione di crisi.

Classifica (completa): Qides 75%, Ysmaros 71.9%, Tshivinzemlya 70.8%, Somrak 68.3%

Settima settimana
I vortici di magia all’interno del Manastroem si intersecano come uragani, sballottando Ailin di qua e di là senza concedergli un attimo di respiro. Le sue ali sono forti, ma non abbastanza, e ben presto comincia a sentirle indebolirsi: la magia si attacca alle piume, le corrode, le indebolisce, le annerisce. Cominciano a cadere, e Ailin comincia a rassegnarsi.

Forse non è abbastanza forte. Forse non è mai stato abbastanza forte.

Forse Manila morirà, e sarà stata anche colpa sua.

“Posso sentirti piagnucolare fin qui, Ailin,” dice una voce conosciuta ma mai udita rombare così forte. Sconvolto, Ailin alza lo sguardo.

Abilene è in piedi nel centro esatto del portale. Le braccia e le gambe larghe ai lati del corpo, contrasta il vorticare dei venti magici con un sorriso beffardo sul volto.

“Abilene!” urla Ailin, con le lacrime agli occhi, “Sei viva!”

“Ci vuole ben altro che uno stupido fulmine, per farmi fuori,” ghigna Abilene, “Sono sopravvissuta all’ira funesta di Lacros quando mi ha beccata in camera di Manila a pomiciare da ragazzina, questo è niente, per me. Adesso ascoltami bene: non mi sono mai sentita così potente, sento la Vita stessa scorrermi nelle vene. Segui i miei movimenti. Possiamo farcela.”

Ailin annuisce, osservando Abilene lanciarsi in una danza magica dai movimenti ipnotici. Li imita, percependo la magia raccogliersi attorno a loro come si fossero trasformati entrambi nell’occhio del ciclone. Si guarda le mani: la magia vortica attorno alle sue dita. Ci stanno riuscendo. Stanno riuscendo ad imbrigliarla.

Nell’attimo stesso in cui riescono a fuggire dal Manastroem, su Tanit il loro incantesimo si attiva.

*

Clun ha appena finito di portare a termine i lavori di trasformazione della HMS Maouropia II nella nuova Macchina del Tempo Selettiva, premurandosi di testarla su uno dei gabbiani del giovane pescatore dei cieli Salvo, quando la tragedia ha luogo.

Sentono prima la terra tremare. Poi, i vetri delle finestre cominciano a cantare la loro canzone di paura, ed infine esplodono tutti insieme, ricoprendoli di una pioggia di schegge di vetro, quando un’intera armata di meraviglie meccaniche animate dalla magia fuori controllo di Qides fa irruzione nell’hangar, abbattendo tutto ciò che incontra sul proprio cammino.

“Dannazione!” strilla Brandi, “Dobbiamo— Dobbiamo fare qualcosa!”

“Dobbiamo proteggere la Macchina del Tempo!” Clun si schiaccia contro il fianco della nave, come a volerla proteggere col proprio corpo dall’avanzata dell’esercito di automi.

“Clun!” Cyprian lo afferra con entrambe le mani, cercando di allontanarlo da lì, “Vieni via! Non risolverai niente sacrificandoti in questo modo!”

“Ma devo provare!” Clun si aggrappa alla Macchina del Tempo con tutte le proprie forze, “Devo almeno provare a salvarvi tutti! E Manila!” geme, cercando di proiettare la propria magia per trasportare tutti su Tanit.

“Accidenti alla tua testardaggine, ragazzino!” Cyprian ringhia, rifiutandosi di lasciarlo andare, “La tua magia non è abbastanza forte, non sei sufficientemente potente!”

“Ma devo provare lo stesso!”

“E io devo proteggerti!” Cyprian grida più forte di lui, avvolgendolo in un abbraccio caldo e improvviso, “Devo proteggerti. Ho bisogno di te.”

Ed è mentre pronuncia quelle parole che sente un calore nuovo germogliare dentro il suo petto. La magia fuori controllo delle Lande lo pervade interamente, accendendo la sua capacità di Viaggiatore. La sente come una bolla bagnata e calda, che si espande e si espande, avvolgendoli tutti, inglobando perfino la Macchina del Tempo.

Spariscono in un’esplosione di luce prima che i giganti di ferro possano anche solo provare a sfiorarli.

*

Ysmaros è ormai un teatro di guerre senza fine. L’esercito oscuro avanza senza pietà, e l’Alleanza ha perso terreno giorno dopo giorno, attimo dopo attimo, mentre Mickal e Metacomet raccoglievano tutti gli artefatti necessari. In piedi, è rimasta solo la roccaforte di Avalot. Aya, sorella di Mickal, ha guidato le truppe con valore e saggezza, ma le mura cittadine stanno cominciando a crollare, e ben presto delle difese magiche da lei sapientemente intessute non resterà più niente.

“Devi andare,” dice Mickal a Metacomet, osservandolo raccogliere in una capiente borsa tutti gli artefatti recuperati, incluso l’ultimo, ritrovato nei sotterranei dell’Accademia di Titania durante l’attacco di qualche giorno fa, “Vai da solo. Prendi tutto quello che puoi, torna su Tanit. Io resterò qui.”

“Mickal, è ridicolo,” risponde Metacomet, irritato, “Sei parte di questo piano così come lo sono io. Non possiamo portarlo a termine senza di te.”

“Devo restare qui!” insiste Mickal, “La mia Landa è sull’orlo del crollo! Mia sorella—“

“Tua sorella può cavarsela benissimo da sola,” lo interrompe Aya, facendo il proprio ingresso nella stanza. L’armatura d’argento che indossa sopra la tunica bianca brilla dei riflessi della luce dorata del sole. È inusualmente imbevuta di magia, e se Aya se la sente pizzicare addosso sicuramente la sua espressione non lo dimostra. Sorride dolcemente, quando si avvicina a Mickal. È più grande di lui di qualche anno, e la differenza d’età si nota, se non altro nella misura e nel controllo dei suoi gesti. Gli accarezza una guancia con fare quasi materno, e Mickal arrossisce sotto il suo tocco. “Devi andare, Mickie,” dice con indulgenza.

“Ma voi qui avete bisogno di me,” insiste Mickal, gli occhi che si riempiono di lacrime.

“È vero,” annuisce Aya, “Ma qui puoi solo soccombere al nostro fianco. Su Tanit, invece, puoi provare a salvare Avalot in altro modo.”

Metacomet gli si avvicina, appoggiandogli una mano sulla spalla. “Andiamo,” dice, “Si sta facendo tardi.”

Riluttante, Mickal annuisce.

*

Vibidius sviene nel momento esatto in cui poggia piede sul suolo di Somrak. Lacros lo afferra a mezz’aria per un pelo, sollevandolo da terra ed impedendo che possa ferirsi.

“Vibidius, dannazione, non mollarci proprio adesso,” ringhia, trascinandolo verso un divano ed adagiandolo con la testa fra i cuscini.

“Sto bene…” geme lui, provando a rimettersi seduto, “È la magia. Mi sta abbandonando.”

“Ah, quindi non era solo una scusa per abbandonarsi fra le mie possenti braccia?” ride Lacros, cercando di alleggerire la tensione nell’aria.

Lænton gli tira uno scappellotto sulla nuca. “Mio amato, non è il momento.”

Ma Vibidius ride, e le sue guance sembrano riprendere colore. “Sto meglio, adesso. Ma non durerò a lungo qui. La magia si sta comportando come se si trovasse dentro un’enorme clessidra. Si svuota una camera per riempirsene un’altra. Gli Ardenti stanno perdendo tutto il loro potere, che si sta trasferendo dentro i Vacui. Di questo passo, ben presto sarò inutile.”

Lacros gli si inginocchia di fronte, stringendogli le mani fra le proprie. “Ti abbiamo accompagnato a cercare bacche e radicchi per tutte le Lande, non possiamo fermarci adesso. Dicci cosa fare.”

Semi-sdraiato sul divano, Vibidius li guida. Sotto la sua direzione, Lacros e Lænton distillano la pozione, e quando la mistura è pronta portano l’ampolla, piena fino all’orlo, fino a lui.

“Poggiatemi le mani sulle spalle,” dice dunque Vibidius, “Chiudete gli occhi e cercate di concentrare la vostra magia sulla punta delle vostre dita. Cercate di passarla a me, così che io possa fungere da catalizzatore, passandola all’interno della pozione.”

I due coniugi obbediscono, ma Lacros si accorge subito che c’è qualcosa che non va. “Non sento passare la magia,” dice preoccupato, “Vibidius—“

Ma Vibidius scatta in piedi, ridendo. “Non vi preoccupate, questa sì era solo una scusa per sentire le vostre calde e maschie mani addosso.” Mentre Lacros si alza in piedi e rovescia il tavolo, inseguito da Lænton, sempre più preoccupato per la sua pressione, Vibidius ride ancora. “Andiamo,” dice quindi, “Manila ci sta aspettando.”

Le sue parole sono sufficienti a riportare Lacros alla ragione.

*

Riappaiono quasi tutti insieme nello stesso istante nella sala del trono del Palazzo d’Estate, come se il destino avesse guidato le loro vite con la sua mano invisibile per rendere questo momento possibile.

Cyprian, Metacomet ad Abilene si stringono in un abbraccio fraterno, sentendo nuova forza scorrere attraverso le loro vene, una magia più potente, più simile a quella di Manila rispetto a quella che li animava fino a poche ore prima. Mentre i rappresentanti delle altre lande organizzano ognuno il proprio rimedio, sistemando tutto in fila di fronte al trono di Manila, desolatamente vuoto.

“Aspettate un secondo…” Lacros si allontana dal gruppo, lanciando uno sguardo smarrito intorno a sé, “Celes…”

“Zio,” la voce di Celes è più dura e più matura di quanto non sia mai stata. Lacros si volta a guardarlo e lo trova cresciuto: fisicamente è lo stesso, ma i suoi occhi sono diversi, e la magia che emana è almeno dieci volte più potente. Solo guardandolo, istintivamente Lacros sa che suo nipote, adesso, è un Veggente completo, e che la Magia delle Lande scalpita per entrare in suo possesso.

“Celes,” lo chiama con un filo di voce, “Tua madre…?”

“È ancora viva.” Celes avanza all’interno della sala del trono. Indossa i veli tipici dei rituali magici, strappati in più punti, sopra i suoi abiti comuni, strappati anch’essi. È terribile e straordinario, come ogni Veggente, e tutti i presenti si inchinano istintivamente al suo cospetto. “Alzatevi,” dice invece lui, la magia che vibra perfino nella sua voce, “È il momento.”

Per la prima volta il COW-T propone 12 missioni per una sola settimana. La settimana è vinta da Clun e Mickal. Il Team Qides si aggiudica il settimo COW-T.

Classifica finale: Qides 114.0%, Ysmaros 110.9%, Tshivinzemlya 106.8%, Somrak 104.3%

Epilogo
“Sarà il mio rituale a risvegliarla,” dice Ailin, srotolando la pergamena e preparandosi ad enunciare l’incantesimo.

“No,” interviene Clun, spingendo la Macchina del Tempo Selettiva verso il centro della sala del trono, “Sarà la mia invenzione.”

“Nella maniera più assoluta, mi rifiuto di crederlo,” aggrotta le sopracciglia Mickal, svolgendo l’artefatto composto da tutte le parti che lui e Metacomet sono andati raccogliendo per le Lande ed adagiandolo sulla coperta che fino a poco prima lo avvolgeva, sul pavimento, “Sarà il nostro totem a salvarla.”

“Mi permetto di dissentire,” commenta Vibidius con un certo qual altezzoso fastidio, facendo dondolare fra le dita la boccetta colma della pozione da lui distillata, “Sarà senza dubbio il mio elisir a riportarla fra noi,” e così dicendo stende il braccio, consegnando la boccetta direttamente a Celes.

Che la guarda con occhi più freddi del cielo d’inverno per qualche istante prima di stapparla con un rapido gesto e vuotarla in un sol sorso, sotto gli occhi esterrefatti di tutti i presenti.

“No!” esclama Vibidius alzando la voce, ed è la prima volta che glielo sentono fare, “No, no, no! Era— Era la sua unica speranza!”

“Ti sbagli,” risponde Celes. Una goccia di pozione scivola giù lungo il suo mento dall’angolo delle sue labbra, e lui la scaccia con un gesto di una sensualità ruvida che zittisce il suo atterrito uditorio. “Vi sbagliate, tutti quanti. Pensavo che uno di voi avrebbe potuto salvarla, ma mi sbagliavo. Adesso, però, ho visto. E so di cosa ho bisogno.” Si ferma per un istante, voltandosi a guardarsi alle spalle. “Langley, Shannen,” chiama, “Aiutatemi.”

I due annuiscono e gli si avvicinano. Si muovono con sicurezza, ed è chiaro nei loro gesti che sanno esattamente ciò che devono fare, che addirittura l’hanno saputo con largo anticipo. I quattro rappresentanti delle Lande, rapidamente seguiti da Metacomet, Abilene, Cyprian, Lacros e Lænton, si fanno subito indietro, lasciandoli liberi di muoversi.

Langley spinge la Macchina del Tempo di Clun di fronte al trono di Celes e la attiva. Il suo rombo un po’ incostante, come una serie di colpi di tosse molto profondi, riempie la stanza.

Shannen afferra la coperta sulla quale giace l’artefatto di Mickal e la usa per trascinarlo vicino alla Macchina del Tempo. Dalla quale all’improvviso esplode un getto di energia che, riflettendosi contro l’artefatto, potenziato dalla sua magia, investe Celes in pieno.

“No!” quasi strilla Clun, ficcandosi le mani nei capelli, “Celes, allontanati! L’energia della Macchina—“

“Non mi farà niente,” lo interrompe lui, gli occhi che brillano della luce di mille stelle, “La pozione di Vibidius mi protegge.” Poi le sue labbra si schiudono in un sorriso addirittura sereno mentre, il corpo che brilla di luce propria, stringe fra le mani la pergamena di Ailin e si prepara a dar voce all’incantesimo. “Come vi dicevo, pensavo che uno di voi avrebbe potuto salvarla, ma mi sbagliavo. Non era uno, erano tutti. Servivate tutti. I vostri sforzi congiunti hanno portato a me gli strumenti. E adesso, a salvarla sarò io. Grazie a voi.”

Celes solleva al cielo gli occhi infuocati. Lo vede benissimo, oltre la volta di cristallo della cupola maggiore del Palazzo d’Estate. La luce rossastra del tramonto sembra pronta a far piovere loro addosso il sangue della vita stessa dell’universo mentre Celes recita l’incantesimo con voce talmente potente da far tremare le guglie del palazzo reale. Al di sotto della volta, il suo piccolo pubblico improvvisato, tremante d’ansia e incertezza, fissa quello stesso cielo con occhi carichi di timore e rispetto, osservandolo quasi cambiare forma, raccogliersi tutto attorno a un vortice color magenta e poi allungarsi in una forma conica dal vertice aguzzo, che frantuma il soffitto di cristallo, trasformandolo in una pioggia acuminata dalla quale tutti cercano di proteggersi portando le braccia a mo’ di scudo sopra la testa.

Il vortice, però, non si ferma. Si schianta con un frastuono assordante contro il pavimento, sfondando le lastre di marmo, a pochi metri da Celes. Che non batte ciglio, e continua a recitare l’incantesimo, mentre ancora il vortice cambia forma di fronte a lui, assumendo contorni vagamente umani. Riccioli rossi lunghi più di un metro. Forme procaci, avvolte in serici veli che la magia può solo ricreare come fumo impalpabile. Un ghigno spalancato, quasi una spaccatura, sulle labbra piene e rosse come un cuore pulsante.

Una voce che romba in una risata malefica.

“La bella Celestia, luce degli occhi della Piccolissima Manila,” dice la voce, dopo aver smesso di ridere, “Alla fine, sei riuscita a stanarmi.”

“Il mio nome è Celes,” romba anche la voce del nuovo Veggente, forte della magia di tutte le Lande, “E sono un maschio.”

La voce ride ancora, ma la risata si interrompe repentinamente in un suono strozzato. “Come osi,” ansima la voce in una sinfonia di versi di soffocamento, “Come— Smettila subito!”

“No!” Celes urla, e la terra trema. Dalle sue dita si sprigionano lampi, dai suoi occhi lingue di fuoco. Tutto il suo corpo brucia di magia, ed è lo spettacolo più straordinario che si sia mai visto sotto il cielo. “Tu hai rubato la magia di mia madre. Hai spezzato il suo cristallo, l’hai spenta, e io non ti perdonerò mai.”

“Non puoi uccidermi, patetica nullità,” gracchia la voce, sempre più debole, “Non sono nemmeno davvero qui!”

“Non lo sei,” ammette Celes, la sua voce di nuovo gelata, “Ma puoi scommettere che, dovunque tu sia, io ti troverò. E nel frattempo, restituisci a mia madre quello che le hai tolto, stronza di merda.”

La figura cambia forma per la terza volta, da donna torna vortice, e poi si solleva da terra come un’onda. Si lancia lungo i corridoi del Palazzo d’Estate, e Celes la insegue, e gli altri inseguono lui. Attraversano tutto il palazzo, fermandosi solo di fronte alla porta spalancata della stanza all’interno della quale Manila giace nel suo letto coperto di veli, ormai spaventosamente simile a una tomba.

Dalla soglia della porta, il gruppo osserva il vortice avvicinarsi al suo corpo esanime. Lo osservano avvolgersi intorno alla sua figura pallida e sottile, lo osservano inglobarla e poi lasciarsi assorbire.

Per un istante, Manila splende come un piccolo sole. Poi, quella luce scompare dentro di lei.

Vesper, immobile di fianco al letto, deglutisce a fatica, e allunga una mano tremante a sfiorarle una guancia.

“È… è tiepida,” dice.

“Per tutti gli dei,” geme Lacros, lanciandosi in avanti e cadendo in ginocchio accanto al letto. Stringe una mano di Manila fra le proprie, sulle labbra un sottile “Mia Piccolissima,” che si perde dell’esclamazione sorpresa dei presenti. Poi, col volto inondato di lacrime, si volta verso Celes, incapace di sopprimere un sorriso. “È tiepida per davvero,” dice, “È— Celes, ce l’hai fatta.”

Le labbra di Celes si schiudono in un sorriso esausto, mentre il ragazzo si accascia sulle ginocchia, le gambe tremanti incapaci di sorreggerlo oltre. Ci pensano Shannen e Langley, già al suo fianco, pronti a sollevarlo da terra. “Madre…” lo sentono mormorare debolmente.

Proprio un istante prima che, finalmente, Manila riapra gli occhi.

Avvenimenti successivi

Gli avvenimenti immediatamente successivi sono narrati nella ottava edizione.

COW-T #6

“Honour The Work” (Motto dell’Accademia Magica di Titania)

La sesta edizione del COW-T – the Clash Of the Writing Titans è stata narrata su Mari di Challenge dal 16 gennaio al 14 marzo 2016.

Trama

Gli avvenimenti si svolgono alcuni decenni dopo dopo gli eventi narrati nella quinta edizione.

È il primo COW-T narrato dal punto di vista di Celes, figlio della Veggente Manila e futuro Veggente. Nata Celestia, e quindi biologicamente femmina così come richiesto alla stirpe delle Veggenti, Celes si sente a disagio nel proprio corpo e aspira a essere un maschio.

Per la prima volta viene rivisitata una Landa in un’epoca diversa dall’edizione di riferimento: molti decenni dopo il primo COW-T, Titania è una Landa prospera che ospita l’Accademia Magica, prestigiosa istituzione di riferimento per l’intero Multiverso.

Altre novità dell’edizione sono la distinzione tra il protagonista (Celes) e l’arbitro della contesa (la Preside dell’Accademia Millicent Flowerbloom) e la presenza di un notevole numero di nuovi personaggi, quasi tutti legati per qualche motivo a personaggi dei cinque precedenti COW-T.

Per qualche misterioso motivo, l’assegnazione di Celes a una delle quattro Case dell’Accademia (Alaverde, Scudoscuro, Lunacciaio e Ombrarossa) non avviene: la Preside Flowerbloom seleziona il migliore studente o studentessa da ciascuna Casa e indice una serie di sfide, dopo le quali Celes sarà assegnato definitivamente alla Casa vincitrice. Nel frattempo potrà scegliere, settimana dopo settimana, in quale Casa risiedere, e seguirà le numerose lezioni insieme a tutti gli altri studenti.

 

Schieramenti
  • Alaverde, la Casa della Compassione, e il suo miglior studente Shannen
  • Scudoscuro, la Casa della Collaborazione, e la sua migliore studentessa Helena
  • Lunacciaio, la Casa dell’Applicazione, e il suo miglior studente Nox
  • Ombrarossa, la Casa del Sacrificio, e il suo miglior studente Langley
PERSONAGGI SECONDARI

Vedi la voce Accademia Magica.

 

(per gli avvenimenti di ciascuna settimana, fare clic sul titolo della sezione)

Antefatto
“Prometti che starai attenta.”

“Attento, ma’.”

“Prometti che scriverai.”

“Mamma, non avrò tempo di scrivere.”

“Prometti che ti comporterai bene e che combinerai un sacco di guai per tenere alto l’onore della famiglia.”

“Dubito che zio Lacros e tu abbiate lo stesso concetto di cosa voglia dire tenere alto l’onore della famiglia. E sopratutto, mamma, voglio diplomarmi, non finire negli annali per aver fatto esplodere la scuola usando magie proibite.”

“Si è trattato di un tragico incidente, e poi ero molto giovane.”

“Irrilevante.”

Manila sospira, accarezzando i lunghi capelli biondi della figlia mentre lei cerca di annodare la cravatta, guardando intensamente il proprio riflesso nello specchio. La sua risposta è uno scatto nervoso, mentre si allontana dalla madre e disegna un ghirigoro a mezz’aria in seguito al quale scintille multicolori sprizzano dalla punta del suo dito indice. Una volta scomparse, sono scomparsi anche i capelli lunghi, ora acconciati in un taglio ribelle, corto, arruffato, striato di rosso.

“Be’, certamente così attirerai l’attenzione,” commenta con una risata.

“Non lo faccio per questo.”

Manila sorride ancora, abbracciando la figlia alle spalle. “Mi prometti che farai la brava?”

“Mamma! Vado a scuola, non alla guerra. Ed è bravo, bravo, quante volte te lo devo dire?”

“Celestia–“

“Celes,” grugnisce, “Che c’è?”

Manila indica con un dito fuori dalla finestra. “Farai tardi a scuola.”

*

“Mettetevi in fila davanti allo Specchio, per favore!”

Seguendo gli ordini della Vicepreside, Celes si accoda agli altri ragazzini mormoranti ed eccitati, in attesa di essere smistati nelle loro Case di appartenenza. E’ un po’ agitato — ma per la verità il pensiero della sua Casa di destinazione non lo tormenta. Sua madre, che sarebbe stata un’orgogliosa Ombrarossa, inorridirebbe al pensiero, ma a Celes non importa quale sarà la Casa che lo accoglierà. Vuole solo essere accolto, e imparare.

“Dunque, alcuni di voi già sanno come funziona,” spiega la Vicepreside, abbagliandoli con un radioso sorriso, “Ma per quelli di voi che ancora non lo sanno, in breve: lo Specchio stabilirà la vostra Casa attraverso un frammento del vostro Destino. Nessuno a parte voi potrà vederlo, ma non aspettatevi di vedere immagini rivelatorie, o veri e propri scorci del vostro futuro: non è così che funziona lo Specchio e nessuno ha un futuro inciso nella pietra. Non pensate a niente, rilassatevi e vedrete che andrà tutto bene.”

Un coro di approvazione e impazienza si leva dalla folla di nuovi arrivati, mentre gli studenti più anziani, raccolti in un ampio cerchio intorno alla sala, osservano la scena mormorando fra loro.

Celes aspetta il proprio turno facendosi via via più nervoso man mano che il momento fatidico si avvicina. Solo quando si ritrova davanti allo specchio si rende conto che lo stanno tutti fissando, alcuni mormorano il suo nome – non Celes, l’altro suo nome -, altri esclamazioni di stupore. Con la coda dell’occhio scorge quattro ragazzi più grandi, riuniti insieme vicino a un gruppo di adulti dall’aria corrucciata, osservarlo con aria inquisitoria e seria. Non sa cosa vogliano da lui, ma è col batticuore che si avvicina alla superficie riflettente, ingoiando ansia.

Lo Specchio non gli mostra niente di comprensibile. Colori, scorci di terre lontane, qualcuno che sorride, un’onda di capelli biondi. Alla fine si aspetta di vedere emergere lo stemma della sua Casa, com’è stato per tutti gli altri prima di lui, ma sulla superficie dello Specchio non affiora niente. Il lieve bagliore che emanava si spegne, e lo Specchio resta muto.

Dalla folla si alza un mormorio via via sempre più perplesso e rumoroso, e Celes comincia a guardarsi intorno, preoccupato. Forse ha sbagliato qualcosa? Si sente così a disagio, adesso. Dove dovrebbe andare? Cosa dovrebbe fare?

E’ la Preside a porre fine al cicaleccio incessante che rimbomba nella sala, alzandosi in piedi con un gesto regale. Che si trasforma in un gesto ridicolo quando, scendendo dalla piattaforma sulla quale è assiso il suo trono, inciampa su uno dei gradini e rotola per terra in una capriola scomposta.

Tutti i presenti, soprattutto i più giovani, scoppiano a ridere, e sollevandosi in piedi lei non si premura di zittirli. Si avvicina a Celes, invece, stringendo le sue mani fra le proprie.

“Celestia, vero?” domanda.

“Celes,” risponde lui con una smorfia, “Cosa–“

“Oh, non preoccuparti,” ride la Preside, accarezzandogli la testa, “Oh, sarà un’annata così interessante!”

“Preside Flowerbloom–“

“Chiamami Millicent, tesoro!”

“Preferirei davvero di no–“

Ma la Preside non lo sta più ascoltando. Celes la osserva voltarsi e rivolgersi agli adulti radunati a qualche passo di distanza, ignorandolo completamente. “House Lady a rapporto,” dice querula, invitando le donne ad avvicinarsi, “Abbiamo un problema da risolvere.”

In questa edizione i contendenti sono chiamati a completare le missioni che elargiranno Gemme. Ritornano i bonus per le segnalazioni effettuate prima dell’ultimo giorno della settimana; in più, la prima squadra a completare una missione conquista un bonus Gemme.

Prima settimana
“Non si è mai visto niente di simile,” dice Lady Violet, scuotendo il capo con disapprovazione, “Che lo Specchio non sia riuscito a smistare il ragazzo da nessuna parte è veramente inaudito.”

“Si tratta di una persona particolare, però,” dice Lady Emeraude, conciliante, “Evidentemente.”

“Mai vista prima,” annuisce Lady Bluebell.

“Solo per il fatto che tutti ci aspettavamo una femmina e invece, sorpresa, è un maschietto?” Lady Ruby scuote il capo, “Vi fate sorprendere facilmente, voi. Se aveste vissuto come me nella foresta da soli per anni non vi fareste sorprendere da niente che non possegga almeno sei zampe e otto paia di zoccoli.”

“…come–” comincia Lady Bluebell.

“Non chiedere,” la interrompe Lady Ruby, scuotendo il capo.

“Tranquillizzatevi, signore,” dice la Preside, sorridendo serafica, “Non sarete voi né io a stabilire la casa di destinazione del giovane Celes.” La Preside ignora il distinto figurarsi che si solleva dal crocchio di gente riunito di fronte a lei. “Saranno i vostri studenti migliori a combattere per lei.”

“Per lui,” la corregge Celes, ma la voce gli si spegne quando vede i quattro avvicinarsi. E’ come in una commedia romantica di serie b — i quattro si avvicinano in slow motion, i capelli al vento, gli sguardi intensi fissi su di lui. Tutto ciò è ridicolo e Celes si sente tremare le gambe.

“Non preoccuparti, dolcezza,” dice Langley, stringendogli una ciocca di capelli fra le dita, “Ci prenderemo noi cura di te.”

“Sì, il che vuol dire che mi premurerò io stessa di proteggerti principalmente da lui,” dice Helena, indicando Langley, che risponde con una linguaccia.

“Devo ammettere che, statisticamente, hai molte più probabilità quest’anno di finire a letto con Langley che non di perdere la vita, il che è rassicurante,” dice Nox. Cosa ci sia di rassicurante nelle sue parole resta un mistero, perché Celes è attirato subito dallo sguardo magnetico del quarto ragazzo, che lo fissa senza fiatare per una quantità indecorosa di minuti.

E poi perde un’ottima occasione di continuare a tacere. “Non capisco perché vai in giro vestita da maschio se sei femmina,” dice. Intorno a lui, il silenzio.

“Be’, mi sembra un ottimo inizio,” dice la Preside, battendo entusiasticamente le mani, “Kaja, tesoro, sii buona: farai tu da arbitro per la competizione.”

“Cos– Preside Flowerbloom!”

“Cosa, tesoro? Se c’è qualcuno qualificato abbastanza per farlo, quella sei tu! Le situazioni complicate, i triangoli e via discorrendo sono il tuo pane quotidiano.”

“Preside Flowerbloom, la mia famiglia non è un triangolo e non è una situazione complicata, le assicuro che–“

“Via, mia cara, conosco benissimo tua madre Reginleif, Forseti e Dour, se non è complicata la loro relazione non so davvero quale possa esserlo.”

Celes osserva la Vicepreside esitare qualche istante, incerta fra il ribattere o meno. Alla fine, con un gran sospiro, pare decidere per il meno. Celes le è grato — si sente già abbastanza in imbarazzo, vuole solo che questo momento termini in modo da potere andare a nascondersi in un buco e non riemergerne mai più. “Benissimo,” dice la Vicepreside, voltandosi verso di loro, “Allora, tutti pronti? Le regole sono queste.”

Per tutta la durata della competizione, una o più missioni sono denominate “Call of the Descendant”, in quanto ispirate a uno dei personaggi secondari imparentati, o legati, a uno dei personaggi dei cinque COW-T precedenti.

Vengono introdotte anche le missioni che abbassano il numero minimo di parole per ogni prompt aggiuntivo selezionato oltre il primo.

La settimana è vinta da Casa Alaverde.

Seconda settimana
“Shannen, devo dire che mi aspettavo molto da te,” commenta la preside Flowerbloom, compiaciuta, “Ma mai avrei potuto aspettarmi così tanto. Sei un ragazzo estremamente brillante, e la tua Casa sarebbe certamente un ottimo posto in cui trascorrere i successivi cinque anni. Che ne dici, Celestia?”

“Preside Flowerbloom,” geme lui, rassegnato, “E’ Celes. Celes, quante volte devo ripeterlo?”

“E’ inutile che insisti,” Shannen scrolla le spalle, come se fosse una cosa della minima importanza, “Guardandoti in faccia si capisce che sei una femmina, sei troppo carina e delicata.”

Suo malgrado, Celes si ritrova ad arrossire, ma stringe i pugni lungo i fianchi, aggrottando le sopracciglia. “Non sono per niente carina e delicata!” protesta. Shannen lo guarda per qualche istante, gli occhi azzurri che scrutano i suoi lineamenti come se lo stessero studiando. Poi semplicemente guarda altrove, scrollando nuovamente le spalle.

“Non preoccuparti, Celes,” dice Nox, battendogli un’amichevole pacca sulla spalla, “Noi ti capiamo.”

“E basterà una parola, credimi,” aggiunge Helena, “E ci penserò io ad insegnare a quel teppista un po’ di buona educazione.”

“Ignoralo, dolcezza,” commenta Langley, apparendo dal nulla proprio accanto a Shannen ed appoggiandosi a lui come ad un pratico mobiletto, “Questo qui ha la testa troppo dura. Concentrati su quelli di noi che sono un po’ più, come dire, accomodanti.”

Shannen si volta a guardarlo, ghignando divertito. “Disse la volpe all’uva.”

Langley arrossisce di botto, e poi ghigna a propria volta. “Non ti preoccupare, zucchero,” dice, “Prima o poi riuscirò a metterti le mani addosso, e quel giorno mi implorerai di non lasciarti mai più in pace.”

“Sogna, sogna.”

“Giuro,” insiste Langley, alzando la voce, “Che un giorno o l’altro riuscirò a trascinarti a letto, dovessi usare tutti gli incantesimi confondenti che conosco per farlo!”

“Langley!” strilla Lady Violet, afferrandolo per un orecchio e allontanandolo da Shannen, “Quante volte dovrò ripeterti che usare incantesimi confondenti per costringere un compagno di scuola ad atti sessuali ai quali non vuole assolutamente sottoporsi è vietato?!”

“Ops,” ride Langley, ed in uno schiocco di dita si smaterializza.

Lady Violet si lascia andare ad un’esclamazione esasperata, portandosi le mani ai capelli. “Cosa devo fare con quel ragazzino, cosa?! Con tutti i problemi che ho…”

“Già, cara,” commenta Lady Emeraude, accarezzandole affettuosamente una spalla, “Mi dicevi l’altra volta dei tuoi genitori? Certo, lo scandalo che è seguito alla rivelazione del loro, uhm, come dire, complicato affair deve averti sconvolta profondamente.”

Lady Violet la fissa in tralice, mentre il silenzio crolla sull’intera Sala Grande per qualche secondo. Poi, prevedibilmente, si mette a urlare. “Emeraude! Cosa ti è poco chiaro del concetto di segreto rivelato in confidenza?! Ma perché sono circondata da pazzi e imbecilli, perché?!”

E’ Kormakr a distogliere l’attenzione degli studenti dal teatrino, frapponendosi fra loro e le Lady con un gran sospiro e, subito dopo, qualcosa di vagamente rassomigliante ad un sorriso – un angolo della bocca appena piegato in una smorfia indubbiamente fascinosa. “Se volete seguirmi, ragazzi,” dice indicando loro l’ingresso per la palestra, “Da oggi cominciamo a fare sul serio.”

La settimana è appannaggio di Casa Alaverde, mentre Casa Scudoscuro si aggiudica il bonus velocità per aver finito per prima le missioni.

Terza settimana
“Orbene,” la preside Flowerbloom si volta a guardare Celes che, trafelato, fa la sua apparizione in sala comune. La divisa fuori posto e i capelli spettinati lasciano intendere che ne abbia passate di cotte e di crude, perlomeno nel corso dell’ultima ora, ma una volta giunto di fronte alla Preside si affretta a cercare di sistemarsi il nodo della cravatta attorno al collo, e a tirare su i pantaloni che, misteriosamente privi della cintura, minacciano di rovinare verso il pavimento. “…è successo qualcosa?”

“No, no,” scuote il capo Celes, allontanando i capelli dal viso, “E’ tutto a posto.”

“A posto un benemerito cazzo!” esplode Langley, apparendole alle spalle, le braccia per aria e i capelli tutti arruffati, “Ma come si fa a prenderti, stai sempre a scappare!”

“Io non–“

“E’ con la pazienza che si rincorrono le persone,” dice Shannen, camminando placido a pochi metri da loro, sul volto la solita espressione imperscrutabile, “Se tu fossi più paziente–“

“Tu devi solo tacere!” sbotta istericamente Langley, “Taci come tacevi stamattina nei bagni! Lo so che ti è piaciuto!”

“Se ci tieni tanto a crederlo,” Shannen scrolla le spalle, guardando altrove, mentre Celes, gemendo disperato, si copre il viso.

“… fingerò di non aver sentito niente di quanto avete appena detto,” dice la preside Flowerbloom con un sorriso sereno.

“Idem,” ringhia Lady Violet, afferrando Langley per un orecchio e cominciando a trascinarlo via, “Insomma, muovetevi, cosa fate lì fermi come stoccafissi? E’ tempo di tornare in classe. A proposito, dove sono Helena e Nox?”

Qualche ala del castello più in là, in un’aula silenziosa in fondo a un corridoio deserto, Helena si muove sinuosamente in grembo a Nox, baciandolo con passione. E’ Nox a interrompere il bacio per primo, gli occhi che brillano di curiosità. “L’hai scoperto, vero?” le domanda, “Non mi avresti trascinato qui, altrimenti.”

“L’ho scoperto,” sorride indulgente Helena, accarezzandogli i capelli biondi, “Come mi avevi chiesto. Si chiama Cesare Icore, barone, una figura politica importante a Leda. Non sei figlio suo, ma sei l’unico discendente diretto ancora in vita. Ha avuto un figlio illegittimo, tuo padre, e se per caso dovessi mai tornare nel luogo dal quale provieni sarebbe il disastro per la sua casata.”

Nox abbassa lo sguardo, pensieroso. “Sembra che sulle spalle di tutti noi gravi il peso di una discendenza pericolosa,” commenta con un sospiro.

Helena sorride ancora, baciandolo sulla fronte. “Non ne hai nemmeno idea.”

La settimana è vinta da Casa Scudoscuro.

Midseason Finale
Gli occhi dell’intera classe addosso, Celes cerca di trovare qualcosa da dire. Ci prova, mentre la sfera di cristallo di fronte a lui resta opaca e muta, non un’immagine ad illuminarne la superficie, neanche un’increspatura, un luccichio lontano, o il più tenue dei bagliori. Nella sfera, come nella sua testa, solo il vuoto.

“Suvvia, Celestia, cara,” ride benigna la preside Flowerbloom, “E’ impossibile che tu non veda niente. Devi solo concentrarti un po’. Sei o non sei la figlia della Veggente?”

Mi chiamo Celes, pensa lui, ma non lo dice, E sono un maschio.

“Avanti, dolcezza,” sorride Langley, sfiorandogli una spalla, “Sono sicuro che puoi farcela.”

“Devi solo rilassarti,” sorride conciliante anche Helena, ravviandogli una ciocca di capelli dietro un orecchio.

“Statisticamente è piuttosto improbabile che tu non veda niente in quella sfera,” cerca di rassicurarlo Nox, “E’ acclarato da più studi scientifici del settore che anche chi non possiede la Vista è comunque in grado di formulare una profezia plausibile o addirittura veritiera una volta nell’arco della vita.”

Celes si sente stringere lo stomaco in una morsa d’ansia. Non parla. La sfera resta muta. Shannen lo guarda a lungo per un’eternità e poi parla, la voce più seria di quanto non sia mai stata. “Dicono che il dono della Vista si manifesti solo nelle donne,” mormora.

Non dice altro, e Celes non vuole sentire altro. Si alza di scatto, si volta, corre via, abbandona l’aula. Quando i ragazzi escono a cercarlo, non lo vedono più.

A partire da questa edizione, il COW-T si interrompe in occasione della Giornata Internazionale dei Fanwork (IFD).

Viene pubblicata la classifica dopo 3 settimane: Alaverde 1062 Gemme, Scudoscuro 913 Gemme, Lunacciaio 860 Gemme, Ombrarossa 858 Gemme.

Quarta settimana
Lo cercano ovunque, nella foresta e intorno al lago, ai piedi delle montagne aspre e rocciose e lungo le curve dolci delle colline, nelle radure e nei punti più fitti del bosco, nei dintorni della scuola e nelle distese sconfinate al di là del cancello. Lo cercano ovunque, urlando il suo nome a gran voce. Per la prima volta, tutti senza distinzione lo chiamano Celes.

E’ Helena a trovarlo, ormai alle prime luci dell’alba. Raggomitolato alle radici di una quercia enorme, Celes gioca a nascondino, non solo con loro, ma contro la tristezza.

Helena segnala agli altri di averlo trovato – esplosioni di luce dorata nel cielo – e poi gli si accovaccia accanto, accarezzandogli la schiena curva con una mano. “Non devi essere triste,” dice dolcemente, “Ognuno è quel che è. Non puoi chiedere a te stesso più di quel che puoi dare.”

“Non volevo deludere nessuno,” mormora lui, il viso nascosto dietro le ginocchia.

“Non hai deluso nessuno, dolcezza,” dice Langley, arrivando di corsa e sedendosi accanto a lui, avvolgendolo in un abbraccio ondeggiante, “Non è colpa tua. Non devi preoccuparti. Troverai sicuramente qualcos’altro che solo tu potrai fare. E sarà qualcosa di straordinario.”

“Statisticamente,” dice Nox, accucciandosi di fronte a lui ed accarezzandogli impacciato la testa, “Ogni mago trova qualcosa in cui eccelle, nel corso della propria vita. Il tuo momento non è ancora arrivato, ma arriverà, lo dicono i numeri.”

“I tuoi numeri mi sembrano sempre un po’ tirati a caso, Nox,” sorride Celes, alzando finalmente lo sguardo, “Anche se ti ringrazio. Ringrazio tutti voi, siete stati così gentili con me, fin dall’inizio, ma non posso scappare da questa cosa. Sono… sono un fallimento su tutta la linea. Sono nato solo per diventare una Veggente, e non lo sarò mai.”

“Mio padre conosce tua madre,” la voce di Shannen è come al solito fredda e distante, ma quando Celes lo guarda vede che i suoi occhi sono seri e intensi, come lo erano durante la lezione di Chiaroveggenza, “E conosce Metacomet dell’Incanto, tuo padre.” Celes spalanca gli occhi, senza fiato. “Dice che li ha conosciuti fin da quando erano ragazzini, e che tua madre non ti ha mai voluto perché diventassi una veggente. Ti ha voluto perché voleva amarti. Chi se ne frega se sei una veggente o no, a me non cambia niente e non dovrebbe cambiare niente nemmeno a te. Sii quello che ti fa felice essere. Oppure puoi continuare a stare qui a piangere, ma non vedo come questo possa risolvere alcunché.”

Langley scoppia a ridere, allungandosi a recuperare un frutto rotondo e lucido nascosto fra le radici dell’albero e tirandolo verso Shannen. “No, dico, guardatelo,” dice divertito, “Non è la cosa più deliziosa del mondo quando si decide a spiccicare più di due parole in croce?”

“… io ti ammazzo.”

“Sì, dolcezza, voglio morire fra le tue braccia.”

“IO TI AMMAZZO.”

“Effettivamente, bisogna dire che è vero, la percezione che si ha di te dopo che hai parlato lungamente e non a grugniti e monosillabi è almeno di un venti percento migliore.”

“Ah-ah, dovrei essere gelosa?”

“Io vi ammazzo tutti.”

Mentre li osserva battibeccare, e le parole di Shannen – assieme a quelle di tutti gli altri – gli vorticano ancora nella testa, Celes si lascia andare ad un sorriso timido, che pian piano si allarga. Sente che da questo momento in avanti le cose potrebbero andare meglio. E questa potrebbe essere la prima di una lunga serie di predizioni.

La settimana è vinta da Casa Ombrarossa. Per un disguido tecnico, Casa Scudoscuro riceve una penalizzazione.

Quinta settimana
“Be’, non c’è che dire,” commenta la preside Flowerbloom, adocchiando le clessidre ricolme di gemme sospese in Sala Grande, “Un risultato sorprendente e affascinante! Si stanno dando proprio un gran da fare per te, questi aitanti giovanotti, eh, Celes?” insinua, infilandogli il gomito fra le costole.

Celes si allontana con un gemito, massaggiandosi il costato. “Ehm… apparentemente,” dice, un po’ nervoso, “Anche se non penso che lo stiano facendo proprio per me, è più una gara fra loro.”

“Come sei saggia,” ridacchia la preside, “Sarai una splendida veggente.”

“Signora preside…” sospira Kaja, notando lo sguardo un po’ triste di Celes, “Basta, lo lasci in pace. Venga via. Andiamo a prevedere i risultati della corsa delle rane di mercoledì prossimo. Su, su.”

Mentre la preside si allontana docile al seguito della vicepreside, Celes si lascia coccolare dall’abbraccio dolce di Helena e dalle statistiche surreali di Nox, che lo informa di essere in grado fin d’ora di stabilire chi vincerà la corsa delle rane, ma di non averlo voluto rivelare alla preside per lasciarla allontanarsi più in fretta.

E’ Lady Ruby a tirarlo da parte, qualche secondo più tardi. Ha un sorriso fiero, ma caldo, e Celes arrossisce un po’ di fronte a lei, che sembra tanto più sicura di se stessa di quanto lui non potrà mai essere. “Volevo dirti che ti ho osservato attentamente, nelle ultime settimane. E sono molto fiera di come ti stai comportando. Voglio dire,” continua sorridendo, “I miei genitori sono morti subito dopo la mia nascita, e anche se i due uomini che mi hanno presa con loro sono stati straordinari, con me, so cosa vuol dire combattere contro mostri invisibili. Te la stai cavando alla grande, Celes.”

Improvvisamente, gli si riempiono gli occhi di lacrime. Gli tremano le labbra — vorrebbe rispondere, o magari semplicemente abbracciarla — è la cosa più bella che gli abbiano mai detto e si sente così pieno di gratitudine che potrebbe anche scoppiare — ma lo riporta alla realtà la voce incuriosita di Lady Emeraude.

“Che strano,” si chiede l’angelo, “Langley non è qui a godersi la vittoria. Sono un po’ preoccupata.”

“Ma che ti preoccupi a fare,” sbotta Lady Violet, scuotendo il capo, “Quell’incosciente sarà da qualche parte a fare qualcosa di ridicolo e assurdo, come al solito. Ignoralo, vedrai che si presenterà quando meno lo vorrai intorno, come un herpes.”

“In ogni caso,” si intromette pacatamente il professor Mettier, “E’ il caso di cominciare ad avviarsi in classe. La lezione di Magia Metamorfica sta per cominciare.”

Qualcosa negli occhi di Celes, improvvisamente e discretamente, si accende.

Nel mentre, qualche corridoio più in là, Langley, la sua vittoria, se la sta godendo pienamente. O quasi.

“Se pensi che questo cambierà qualcosa fra noi,” borbotta Shannen mentre schiude le gambe con una lentezza da zoccola navigata che per un secondo lo rende cieco a tutto il resto, “Sei completamente fuori strada.”

“Non mi aspetto che cambi niente,” ribatte con un ghigno lui, stringendo la corda che gli avvolge e immobilizza i polsi dietro la schiena, “Voglio solo prendermi quello che mi spetta,” aggiunge in un sussurro, “Quello che è mio.”

Shannen non protesta, anzi chiude gli occhi ed inspira profondamente quando lo sente avvicinarsi.

Langley appoggia una mano aperta al centro esatto della sua schiena, tenendolo premuto contro il tavolo nella biblioteca vuota, posizionandosi dietro di lui.

“Allora vado,” dice senza fiato, cercando di mandare giù l’emozione.

Solo allora, finalmente, Shannen sospira. “Alla buon’ora.”

La settimana viene vinta da Casa Scudoscuro e Casa Ombrarossa.

Sesta settimana
La Sala Grande è in uno stato di tale scompiglio e fermento che neanche i ripetuti tentativi della Preside Flowerbloom e della Vicepreside sempre al suo fianco riescono in qualche modo a riportare la calma fra gli studenti agitati. Helena sta bevendo e ridendo come mai nessuno l’ha vista ridere e bere, un braccio stretto attorno alle spalle sottili di Celes, e Nox veglia su entrambi, l’espressione del volto un po’ imbronciata ma come sempre soffusa da un alone di calma a tranquillità che rende impossibile capire se sia davvero pervaso dal disappunto o solo vagamente deluso dall’andamento dei giochi.

“Insomma, ragazzi,” sospira Kormakr, mai particolarmente a proprio agio in mezzo alle situazioni chiassose – e sì che il popolo dal quale proviene ha fatto del chiasso, anche a livello di nucleo familiare, una regola, quasi uno stile di vita, a partire dal numero sproporzionato di termini che sono stati coniati apposta per definite le decine di diversi tipi di relazioni che è possibile intrattenere con ben più di una sola persona per volta. “Un po’ di silenzio. La Preside sta cercando di dire qualcosa.”

“Grazie, Kormakr, come sempre solo da te ci si può aspettare un minimo d’ordine,” gli sorride la Preside, riconoscente. “Ragazzi, ho un annuncio,” dice quindi, dopo essere riuscita a ristabilire un po’ di silenzio, “Due delle vostre amate House Lady, Lady Bluebell e Lady Ruby, convoleranno apparentemente a giuste nozze entro la fine di questo mese.” Dall’intera sala si solleva un boato assordante, e la Preside solleva entrambe le mani, cercando di riportare la calma negli astanti. “Lo so, ragazzi, lo so, è una cosa assolutamente imprevista, mai nessuno avrebbe potuto immaginarlo, nemmeno io!”

Helena ride, voltandosi a lanciare un breve bacio sulla guancia di Celes. “Solo lei,” gli sussurra divertita. Celes risponde ridendo a propria volta. Si sente allegro – e non è solo colpa dell’alcool -, abbastanza da non notare nemmeno la sospetta sparizione di Langley.

“Ahi,” borbotta una voce cupa da qualche parte in fondo alla stanza. Celes riconosce la voce di Shannen e si volta nella direzione dalla quale proviene la voce, individuando subito il rappresentante Alaverde schiacciato contro la parete. Langley, anche se solo di poco più alto di lui, gli sta così addosso che sembra quasi sovrastarlo. C’è un rivolo di sangue che gli scende dal collo, e nel notarlo dall’intera Sala Grande si solleva un’esclamazione stupita. “…vampiro,” borbotta Shannen, toccandosi il collo, “Lo sapevo che non potevi essere tutto a posto.”

“Sono vampiro solo per un quarto!” borbotta Langley, la voce strascicata di chi ha indubbiamente esagerato un po’ con i festeggiamenti ed è solo in parte ancora padrone di se stesso, “…cioè, non so bene, mio padre non è mai stato molto chiaro sulla mia discendenza, ma zio Dimitri mi ha sempre ripetuto che è abbastanza convinto che mia madre–“

“Non interessa a nessuno,” sbotta Shannen, tappandogli la bocca, “E comunque, non hai niente da festeggiare?”

Langley si volta verso Celes, offrendogli uno sguardo da predatore che, per un secondo, lo fa indietreggiare. “Sto per raggiungerti, principino,” lo prende in giro, “Presto sarai mio.”

Celes resta interdetto per qualche istante, ma poi l’euforia della serata, del segreto che ha nascosto per tutta l’ultima settimana, lo pervade interamente, costringendolo a una risata divertita. “Puoi provarci,” risponde a tono, “Ma chissà se mi lascerò prendere?”

“Ah!” Langley scoppia a ridere, “Guardati! Sono fiero di te. Stai venendo su proprio bene!”

“Se vuoi,” risponde lui con un ghigno, “Ti faccio vedere.” E solleva appena i pantaloni, mostrando il rigonfiamento che, a seguito dei lunghi ed estenuanti allenamenti in Magia Metamorfica, sta già cominciando a farsi vedere.

Un silenzio attonito cala pesante sull’intera Sala Grande.

E poi Shannen mormora “…oh,” e nessuno sente il bisogno di dire altro.

La settimana viene vinta da Casa Scudoscuro, che si aggiudica il sesto COW-T. Al secondo posto si classifica Casa Ombrarossa, seguita da Casa Alaverde e infine da Casa Lunacciaio.

Avvenimenti successivi

Nel corso del primo anno all’Accademia, il terzetto formato da Langley, Shannen e Celes diventa sempre più unito fino a diventare inseparabile; il loro legame si trasforma in una relazione poliamorosa.

Alla fine del terzo anno, Shannen e Langley si diplomano all’Accademia, ma decidono di restare come assistenti delle House Lady di Scudoscuro e Lunacciaio pur di restare un altro anno con Celes. Dopo il quarto anno, Langley torna su Nocturnia, richiamato da suo padre e suo zio per un imminente pericolo, mentre Shannen rifiuta di tornare su Tanit, non sentendosi accettato dalla propria famiglia, e lo segue.

Dopo il quinto anno, conseguito il diploma, Celes lascia Titania e si stabilisce ufficialmente in un appartamento all’interno del palazzo reale di Tanit. Pur se con parecchi malumori da parte del Sommo Priore Lacros, la legge che proibisce i rapporti poliamorosi per le Veggenti, già di per sé sistematicamente ignorata da Manila, viene definitivamente abolita con il voto favorevole della Corte.

Due mesi dopo, Celes viene designato Veggente in carica, il primo maschio in ventiquattro generazioni, mentre Manila assume formalmente il ruolo di Veggente regnante e si stabilisce nella Città del Ferro, completamente ricostruita secondo il suo gusto e ridenominata Palazzo d’Estate.

L’Accademia Magica viene rivisitata per ben due volte nel corso del settimo COW-T.

COW-T #5

Tutte le Veggenti, prima o poi, devono deporre la sfera.” (Sottotitolo dell’edizione)

La quinta edizione del COW-T – the Clash Of the Writing Titans è stata narrata su Mari di Challenge dall’11 gennaio all’8 marzo 2015.

Trama

Gli avvenimenti si svolgono subito dopo gli eventi narrati nella edizione speciale. È l’ultimo COW-T narrato dal punto di vista della Veggente Manila, organizzatrice e arbitro della contesa.

Per la prima volta viene citata la Landa di origine della Veggente: Tanit. Essa è anche l’ambientazione dell’intera edizione. Sempre per la prima volta, il centro della contesa non è una guerra o una competizione tra popoli o schieramenti, ma tra quattro personaggi.

Con la morte di Melaka, Veggente regnante e madre di Manila, si apre la serie di adempimenti necessari alla sua successione: la Veggente in carica, erede designata, deve tornare su Tanit e assumere i suoi poteri, incarichi e responsabilità, ed è costretta a non viaggiare tra i mondi se non in casi gravissimi. Deve altresì designare obbligatoriamente un compagno, o una compagna, con cui si unirà in matrimonio, e una persona di sesso femminile e dotata di chiaroveggenza come sua erede.

Se il secondo punto presenta qualche scappatoia, in quanto le grandi famiglie di Tanit sono tutte in qualche modo imparentate tra loro e quindi molti sono dotati di qualche potere, il primo è inderogabile.

Il Sommo Priore Lacros del Martello, primogenito di Melaka e quindi fratello maggiore di Manila, è incaricato di riportarla a casa e di sovrintendere a tutti gli incarichi per la successione. Seleziona, tra le decine di possibili candidati alla mano della Veggente, quattro pretendenti adeguati: Abilene dell'Angelo, Cyprian della Spada, Metacomet dell'Incanto e Vesper del Crepuscolo. Manila, che non ha assolutamente intenzione di sottostare a leggi che trova arcaiche e ingiuste, decide di trasformare questo obbligo nella sua annuale contesa a quattro, con l’obiettivo non dichiarato di tramutarlo in farsa.

Schieramenti
  • Supporter di Abilene dell’Angelo
  • Supporter di Cyprian della Spada
  • Supporter di Metacomet dell’Incanto
  • Supporter di Vesper del Crepuscolo
PERSONAGGI SECONDARI

Lacros del Martello

RITRATTI

(per gli avvenimenti di ciascuna settimana, fare clic sul titolo della sezione)

Antefatto
“Che ne pensi di tornare a casa?”

La sorpresa fa presto spazio ad un sorriso divertito, mentre la ragazzina torna a sedersi composta e poi accavalla le lunghe gambe. “A casa, Lacros?” domanda, rivolgendosi all’uomo dai lunghi capelli biondi e dal sobrio abbigliamento nascosto con sfacciataggine dall’ampio e lungo cappotto intrecciato d’oro, che resta immobile di fronte a lei, “Prima devi riuscire a prendermi.”

“Non ce ne sarà bisogno: non sfuggirai ai tuoi doveri, quelli della tua famiglia e del tuo popolo.” Lacros fa una pausa esitante, attendendo che il sorrisetto di sua sorella si sciolga in una smorfia corrucciata. “Nostra madre è spirata la scorsa notte, nel sonno.”

La catena che mantiene la sfera si spezza, il ciondolo cade sul suo grembo e poi in terra, senza infrangersi. Si dice che la sfera di una Veggente si incrini quando il suo proprietario prova un grande dolore, ma non sembra una leggenda veritiera: tutto ciò che si è spezzato è il cuore della Veggente.

“Sei una discendente diretta in possesso della Visione, Manila. La più potente. Per i vincoli della nostra famiglia, e in qualità di fratello maggiore, ti ordino di tornare su Tanit. E in qualità di Sommo Priore devo ricordarti che…”

“Scordatelo.”

“Sei obbligata, come erede designata della Prima Veggente–“

“Non ci penso nemmeno.”

“–a trovare un consorte, o una consorte se lo riterrai più consono, e a unirti in matrimonio entro quarantadue giorni. Da quel giorno, resterai su Tanit fino a quando la morte non porrà fine alla vostra unione, in un modo o nell’altro. Non sono previste eccezioni, e lo sai.”

“E hai intenzione di scegliermelo tu, il consorte? No, meglio, hai intenzione di sposarmi tu? Perché se il consorte si rifiuta, non sono più obbligata a sposarmi.”

“Sono già sposato, Manila.” Lacros sorride con un pizzico di crudeltà – eredità, questa, che entrambi hanno preso dal padre. “L’incesto non è formalmente vietato dalle nostre leggi, ma la poligamia sì. E ti stupirà sapere,” continua, ignorando i borbottii indignati di sua sorella sulla necessità di cambiare la legge sui partner multipli il prima possibile, “che quattro pretendenti si sono fatti avanti per la tua mano.”

Manila smette di agitarsi, e ghigna a sua volta. “Quattro, hai detto? È proprio vero che il destino si prende gioco di ogni Veggente. Giocheremo secondo le mie regole, allora.”

In questa edizione i sostenitori dei quattro pretendenti accumulano Punti Cuore (PC) completando le missioni settimanali, e Punti Intimità (PI) facendo meglio delle altre squadre alla fine della settimana. Ciascuna missione assegna PC in numero proporzionale alle storie pubblicate, fino a un massimo fissato; i PI settimanali sono invece fissi per definizione.

Prima settimana
“Il trono è scomodo.”

“Manila, ti prego,” Lacros sospira, sollevando gli occhi al cielo.

“I vestiti pungono.”

“Capita, quando non si è abituati ad averne addosso.”

“Come o—”

“Manila, delizia,” Abilene si avvicina, un sorriso di zucchero sulle labbra, i lunghi capelli biondi che le piovono sulle spalle nude, “Concentrati su di noi. Non è forse questo il motivo per cui siamo qui?”

“Il motivo per cui siamo qui è che o venivo, o mio fratello mi avrebbe arrestato,” borbotta la Veggente, “E comunque, Abilene, io ti ricordavo diversa. Diversa tipo maschio.”

“Manila!” Lacros si volta verso di lei, fissandola oltraggiato, e lei scrolla le spalle, guardando altrove.

“Io direi di lasciare perdere queste cose,” ride Metacomet, appoggiandosi con il gomito allo schienale del trono, “Parliamo di cose serie. Tipo, tuo fratello—”

“È Sommo Priore per te, giovane dell’Incanto.”

“Il tuo sommo fratello dice che hai un gioco per noi.”

Manila sorride, alzandosi in piedi per allontanarsi da lui. Non è che Metacomet non le piaccia. O che non le piacciano Vesper e Cyprian, o che non le piaccia Abilene, d’altronde, con o senza accessori fra le gambe. È solo che no. Tutto il suo corpo dice no. E lei deve trovare una via d’uscita. Ma per trovarla ha bisogno di guadagnare tempo. E c’è un solo modo per farlo.

“Il gioco è molto semplice,” dice, passeggiando leggiadra per la sala del trono, “Ma avrete bisogno di qualche aggiunta.”

“Aggiunta?” domanda Vesper, inarcando un sopracciglio.

“Già,” sorride la Veggente, “Tipo un esercito a testa.”

Cyprian scoppia a ridere, battendosi una mano contro un ginocchio. “Mi piaci, ragazza,” commenta soddisfatto.

Manila si stringe nelle spalle, fingendosi lusingata. È questo il problema.

La settimana è vinta da Metacomet, che vince il diritto di uscire con la Veggente per un appuntamento.

Seconda settimana
“Pensavo,” Metacomet sorride, guardando in basso verso di lei e restando appoggiato alla spalliera del suo trono, “Una passeggiata sul Lungomare di Smeraldo e poi montagne russe!”

Manila si copre il volto con una mano, grugnendo infastidita. “Metacomet, mollami.”

“Oppure,” insiste lui con un altro ghigno sornione, “Gelato al Parco dei Ventagli Volanti, e poi di corsa una cenetta alla fiamma viva al Bivio d’Inferno. Se non sbaglio, questo sabato sera il Mago Falstaff potrebbe deliziare gli ospiti del ristorante con uno spettacolo di illusioni.”

“Metacomeeet!” Manila geme, scuotendo il capo, “Lasciami in pace! Hai vinto solo una battaglia! Smettila di propormi settecento programmi diversi per il nostro primo appuntamento, non sai nemmeno se avrà mai luogo e onestamente se continui così uno di noi due non ci arriverà vivo e quel qualcuno non sarò io!”

Metacomet ride soddisfatto e, ritenendo di averla presa in giro abbastanza, si china su di lei per baciarla. Lei non si tira indietro (non sia mai detto di lei che indietreggi di fronte a una sfida), ma quando lui si allontana le sue labbra sono già piegate in un broncio che solo l’apparizione di Lacros è in grado di cancellare.

“Fratello!” grida, saltando giù dal trono per corrergli incontro.

“Non ora, Manila, sono molto impegnato.”

“No, tu non capisci,” insiste lei, trattenendolo, “Non avrai nessuna megera fra le cui braccia correre affannosamente se non mi ascolti, perché se tu non lo fai io impazzirò e ucciderò te, tutti i miei pretendenti e probabilmente il resto della nostra razza.”

“Ti prego di non rivolgerti a mio marito con simili appellativi.”

“Io mi rivolgo a chi mi pare come mi pare,” taglia corto lei, scrollando le spalle. “Adesso ascoltami. Ho una nuova idea per la prossima settimana.”

Vengono introdotte le missioni a rotazione: i prompt speciali “qualcosa di blu”, “qualcosa di nuovo”, “qualcosa di vecchio” e “qualcosa di prestato” sono assegnati a rotazione alle squadre dalla seconda alla quinta settimana. La settimana è vinta da Vesper, che vince il diritto di offrire un regalo alla Veggente.

Terza settimana
Metacomet sbuffa irritato, appoggiato all’angolo opposto della stanza, le braccia incrociate sul petto. “Non è giusto,” borbotta.

“E cosa ci sarebbe di ingiusto?” inarca un sopracciglio Vesper, lanciandogli un’occhiataccia mentre si avvia verso il trono della Veggente, fermandosi davanti a lei per porgerle una scatola rosa avvolta nel tulle bianco e chiusa da un nastro di raso. Gliela porge sussurrando “Per te.”

“Di ingiusto ci sarebbe che avevo quasi vinto,” borbotta ancora Metacomet.

“E invece,” Cyprian scrolla le spalle.

“Un po’ di varietà non può che far bene alla competizione,” sorride conciliante Abilene, accavallando le lunghe gambe.

Nel frattempo, Manila si è dedicata anima e corpo a scartare il pacco dono di Vesper, ed ora squittisce, estasiata. “Cioccolato!” gorgheggia, “Grazie!”

“So che ti piace,” sorride teneramente Vesper, ravviandole una ciocca di capelli dietro l’orecchio.

“Mi piace molto,” sogghigna Manila, alzandosi in piedi ed appoggiando il pacchetto sulla seduta del trono dopo aver mandato giù un cioccolatino, “Ma ora devo andare. Devo trovare mio fratello.”

“Ancora con questo fratello?” esclama Cyprian, sconvolto, “Sempre attaccata alle sue gonne!”

“Gonne o non gonne, devo parlargli della prossima settimana!” si difende lei, “Perché oltre al cioccolato mi piacciono le cose lunghe. Lunghissime,” sorride, “E nessuno è più esperto di lui, da quel punto di vista.”

Per la prima volta una missione del COW-T è limitata a una sola storia per partecipante. La settimana è vinta da Vesper, che continua la sua intimità con la Veggente.

Quarta settimana
“Apri la bocca,” sorride Vesper, seduta sul trono.

La Veggente, semi-sdraiata sul suo grembo, obbedisce sorridendo. “Aaah,” dice, la voce dal trillo vagamente infantile, mentre accetta il cioccolatino che Vesper le porge.

“Questa cosa è ridicola,” borbotta Metacomet, “Perché le stai drappeggiata addosso in quel modo? Ha vinto solo una battaglia!”

“Due,” puntualizza Abilene con un sospiro tragico.

“Coso,” ride Cyprian, “Pensavo che fossi solo un buffone, ma devi avere intenzioni serie, nei suoi confronti! Sei geloso come una scimmia.”

“E tu invece sembri fin troppo tranquillo!” protesta Metacomet, quasi rimproverandolo, “Non hai ancora vinto nemmeno una battaglia ma stai lì a ridere e sfottere. Quasi quasi mi viene da pensare che non te ne freghi niente.”

“Nah, sono solo sereno,” ghigna Cyprian, appoggiandosi con disinvoltura alla parete alle sue spalle, “Ho un buon presentimento. Sai, se guardo al passato–“

“Il passato non dovrebbe importare a nessuno di voi,” tuona una voce severa e seria alle loro spalle. Si voltano tutti nello stesso istante, inquadrando la solenne figura del Sommo Priore sulla soglia della Sala del Trono. “Manila, il tuo comportamento è disdicevole,” la ammonisce Lacros, avvicinandosi di un passo.

Pur infastidita, Manila si alza in piedi, guardando in basso. “Be’, scusami se provo almeno a divertirmi, nonostante il tuo tiranneggiarmi continuo.”

“Ma non capisci?” sbotta Lacros con disappunto, “Sto cercando di fare ciò che è meglio per te.”

I pretendenti si guardano l’un l’altro, allarmati. L’aria tesa non promette nulla di buono.

“Forse dovremmo andare?” domanda retorica Vesper, alzandosi in piedi a propria volta.

“No,” Manila sorride a lei e anche agli altri, e nel suo sorriso c’è una punta di zucchero, assieme a una punta di veleno. “Rimanete. Non volete sapere come continua il gioco?”

Poiché tutte le squadre hanno vinto almeno uno dei bonus Punti Intimità disponibili nel corso della settimana, la Veggente decide di intrattenersi con tutti. La settimana è comunque vinta da Metacomet.

Quinta settimana
Manila si solleva a sedere di scatto quando la porta della sua stanza da letto si spalanca con un boato che risuona lungo tutti i corridoi del Palazzo Reale.

“Manila!” strilla Lacros, facendo irruzione in camera sua ma distogliendo istantaneamente lo sguardo quando nota che la Veggente è completamente nuda sotto la coperta che la nasconde alla vista solo dalla vita in giù. “Questo è inaccettabile. Hai proprio passato il segno. Non accetterò questa farsa un minuto di più.”

Manila aggrotta le sopracciglia, mentre attorno a lei i pretendenti lentamente cominciano a svegliarsi, chi di scatto, chi più lentamente, e a ritrarsi con imbarazzo dagli occhi severi del Sommo Priore. “Non solo mi trascini qui controvoglia, obbligandomi a sottomettermi a regole vecchie di mille anni che non ho stabilito e non ho scelto–“

“Così funzionano tutte le regole, Manila!”

“–ma non lasci neanche che mi diverta, una volta tanto! Sono qui da quattro settimane e non faccio che annoiarmi e guardare persone che mi piacciono litigare come imbecilli per una cosa che posso tranquillamente dare a tutti senza il minimo impegno!”

“Manila!!!”

“Basta!” strilla anche lei. La sua voce sovrasta senza fatica quella del Sommo Priore mentre si solleva in piedi e, avvolgendosi in una coperta che, scivolando giù dal letto e attorno al suo corpo, lascia nudi quelli dei quattro pretendenti, che saltano giù dal letto in un movimento quasi sincronico, lanciandosi alla ricerca dei propri indumenti, “Questa settimana si fa come dico io.”

Lascia la stanza senza una parola di più. Lacros la osserva allontanarsi con aria sdegnosa lungo il corridoio, sospirando pesantemente. “Quando mai non si fa come dici tu, Manila?”

La settimana è vinta da Cyprian, che può andare a letto con la Veggente.

Sesta settimana
Manila resta sdraiata a lungo fra le braccia di Cyprian, le dita che percorrono in ghirigori immaginari le curve possenti dei suoi bicipiti. Il suo sguardo è pensieroso. Quello di Cyprian, invece, è dolce, fisso sulla sua espressione corrucciata, venato da un misto di tenerezza quasi fraterna.

“Dimmi la verità,” le sussurra, baciandola sulla sommità della testa, “Tu non hai nessuna voglia di sposare nessuno di noi.”

La Veggente sospira, chiudendo gli occhi e piegando il capo sulla sua spalla. “E’ così evidente?” domanda.

“Non saprei,” sorride lui, “Io comunque me ne accorgo. Credo anche gli altri.”

“L’unico che non lo capisce sembra essere mio fratello,” borbotta lei, offesa.

Cyprian ride divertito. “Apparentemente. Ma senti, davvero nessuno di noi ti piace? Proprio per niente?”

“Cyprian,” sospira lei, “Sono stata a letto con tutti voi, da soli, in gruppo, più di una volta ciascuno, se è per questo. Mi piacete, ovviamente. Mi piacete tanto, non è questo il problema.”

“Mmh,” Cyprian annuisce, stringendola fra le braccia e concedendosi di cullarla nonostante il suo broncio disapprovante, “E allora? Qual è il problema?”

Manila non risponde. Il problema è complesso, ben più complesso delle leggi, ben più complesso di un singolo matrimonio. Il problema — come sempre — è ciò che vuole. Ed è un problema che, per anni, ha continuato ad evitare. Concedendosi tutto il resto, tutto quello che poteva avere, pur di non pensare all’unica cosa che volesse davvero, e non avrebbe potuto ottenere mai.

Ma stavolta non si scappa, pensa con un altro sospiro, scivolando via dalla stretta di Cyprian e fuori dal letto. “Andiamo,” dice, indossando nuovamente i propri abiti, “E’ l’ora.”

Cyprian la segue senza protestare.

Sfida finale al meglio di quattro missioni. Vesper si aggiudica anche questa settimana e si aggiudica il quinto COW-T, con Metacomet al secondo posto, Abilene al terzo e Cyprian al quarto.

Epilogo
“Dov’è?!” strilla Lacros, invadendo la Sala delle Cerimonie e guardandosi intorno mentre la attraversa come una furia, diretto all’altare, “Dov’è andata a finire?! So che voi ne sapete qualcosa! Mi sembravate troppo in armonia fra di voi! Certamente è perché sospettavate!”

Pochi passi dietro di lui, Il Sommo Sacerdote Lænton, suo consorte, sospira drammaticamente. “Lacros, per piacere, placa la tua furia.”

“Non placo proprio un bel niente!” continua a strillare il Sommo Priore, coprendo la distanza che lo separa da Vesper, avvolta nel tradizionale abito matrimoniale, in piedi davanti all’altare e circondata dai pretendenti contro i quali si è contesa la mano di Manila nelle passate settimane.

“La tua pressione, mio amato,” sospira ancora Lænton.

“La mia pressione è irrilevante!” sentenzia Lacros, puntando un dito verso Vesper, “Dov’è.”

“Era una domanda?” chiede innocentemente Vesper, inarcando un sopracciglio, “Non ho percepito il punto interrogativo finale.”

“Non è il momento di fare ironia!” abbaia il Sommo Priore, gettando le braccia in aria, “La Veggente è sparita! Nel giorno del suo matrimonio! E voi state qui a ridere e mangiare frutta sacra dall’altare!”

“A nostra discolpa,” commenta Metacomet, “La frutta è super buona.”

“Primizie di stagione,” annuisce Abilene, complice.

“Lac, via, non fare così,” cerca di rabbonirlo Cyprian con un paio di pacche sulle spalle, “Scommetto che tornerà presto. Magari le andava solo di fare una breve passeggiata di un paio d’anni su qualche landa desolata a tre universi da qui. Robetta.”

“Stai lontano da me e non chiamarmi Lac,” rabbrividisce Lacros, indietreggiando con evidente disgusto. Poi sospira, “Ah, ma io lo sapevo! Lo sapevo che sarebbe finita così. Mi sono fatto raggirare come un cretino! Come un cretino! Non si può mettere un freno a quella ragazza, fa sempre tutto quello che le passa per la testa, mi porterà alla tomba!”

“Mio amato,” sospira per l’ennesima volta Lænton, “La tua pressione.”

“E piantala con questa pressione!”

Fuori dalla finestra, pronta per un altro viaggio, Manila si gusta la scena con un sorriso smagliante sulle labbra. La sfera è tornata a luccicarle attorno al collo, attaccata alla catenina d’oro.

Avvenimenti successivi

Nonostante la vittoria nella contesa, Vesper e la Veggente sono d’accordo nel non unirsi in matrimonio e di essere semplici compagne: decidono comunque di formalizzare con un decreto la loro unione, così da non essere ulteriormente importunate dal Sommo Priore Lacros. Manila continua ad avere anche Cyprian, Metacomet e Abilene come compagni di letto.

Un paio d’anni dopo gli avvenimenti di questo COW-T, Manila è incinta di Metacomet, e partorisce una bambina, che chiama Celestia del Crepuscolo: il nome omaggia il suo padre naturale (il cui stemma della casata è in celeste), e assume la casata di Vesper. Essendo Celestia la prima figlia femmina della sua famiglia, in ogni caso, viene designata dopo qualche giorno come erede della Veggente: è destinata quindi ad abbandonare il cognome all’età di quindi anni, e a essere a sua volta la Veggente in carica quando manifesterà compiutamente i propri poteri.

COW-T #4

Questa è la storia del passato. Che possa aiutarci a comprendere meglio il presente ed a guardare con speranza al futuro.” (Sottotitolo dell’edizione)

La quarta edizione del COW-T – the Clash Of the Writing Titans è stata narrata su Mari di Challenge dal 2 gennaio al 26 febbraio 2014.

Trama

Gli avvenimenti si svolgono sei mesi dopo gli eventi narrati nella edizione speciale e un anno dopo quelli narrati nella terza. Sono narrati nuovamente dal punto di vista della Veggente Manila, organizzatrice e arbitro della contesa.

Sul pianeta di Leda quattro nazioni, capeggiate da altrettanti condottieri, iniziano a predominare sulle altre: Artémis d'Harlequin-Mauilly (Green Army), Forseti Solensson (Brown Army), Marina Rojas Muñoz (Blue Army) e Cesare Icore (Purple Army) sono già destinati a scontrarsi in una complessa partita a scacchi che ha come campo di gioco l’intera Leda. La Veggente ha solo voglia di arbitrare la contesa.

Schieramenti
  • Green Army
  • Brown Army
  • Blue Army
  • Purple Army
Emblemi

 

(per gli avvenimenti di ciascuna settimana, fare clic sul titolo della sezione)

Antefatto
Gli ultimi mesi su Terra #42 sono passati così velocemente che la Veggente quasi fatica a ricordarli, o ad accorgersi effettivamente del tempo trascorso. Non fosse per il formicolio elettrico che ha sentito accumularsi di giorno in giorno sulla punta delle dita, mentre osservava da lontano lo svolgere degli eventi, le elezioni dei generali di ogni armata e i preparativi per la Grande Guerra, non potrebbe neanche dire con certezza di averli sentiti scorrere, i minuti e i secondi.

Quasi non le sembra vero che i tempi siano finalmente maturi. Ha atteso fin troppo, e spiare le piccole vite dei piccoli uomini dai piccoli destini che danzano sul palmo della sua mano e fra i bagliori della sua sfera di cristallo non è più sufficiente. E’ tempo di entrare in azione.

Getta indietro il lungo strascico del vestito rosa pesca in taffetà che indossa e poggia entrambe le mani, avvolte in sottili guanti dello stesso tessuto, sulle ricche maniglie d’oro zecchino che decorano la porta oltre la quale il primo — e, se il suo parere conta ancora qualcosa (e conta decisamente ancora qualcosa), anche ultimo — concilio per cercare di evitare il conflitto con un trattato sta avendo luogo, e si prepara a fare il proprio ingresso in scena.

*

I quattro generali delle quattro grandi armate osservano la nuova arrivata con sfiducia e sospetto, assisi sulle loro enormi sedie in legno massiccio finemente intagliato, sistemate ai quattro punti opposti del pesante tavolo rotondo attorno al quale si sono riuniti quella mattina. Alle loro spalle, i loro secondi in comando scrutano la Veggente con la stessa supponenza ed una vaga aria di disapprovazione, alla quale lei risponde con un sorriso radioso.

“Neanche una sedia, per me?” domanda in una cantilena infantile. Poi sorride, “Fa niente.” Solleva l’orlo del lungo abito che indossa e, usando le ginocchia del possente Forseti come uno scalino, si issa sul tavolo, prendendo posto al centro dello stesso, dove si siede, con le gambe incrociate.

La Duchessa d’Harlequin-Mauilly si tira indietro, altezzosa e oltraggiata. “Come osate?” domanda severa, “Interrompere una riunione di una tale importanza? Comportandovi in questo modo, per giunta!”

“E poi, chi sareste?” incalza Marina, battendo nervosamente un piede contro il pavimento piastrellato.

La Veggente sorride, inclinando il capo. Le ciocche di capelli biondi e rosa le scivolano sul viso, dandole un’aria da bambina che, per qualche motivo, non fa che renderla, agli occhi dei presenti, perfino più pericolosa. “Sono il motivo per cui non avrete bisogno di nessun trattato di pace,” risponde serena.

Il Barone Icore si irrigidisce sul proprio trono, stringendo i pugni. “Di cosa state parlando, ragazza?” domanda. E la Veggente comincia a spiegare le regole del proprio sanguinoso gioco.

In questa edizione il gioco si svolge su una mappa divisa decine di territori. Ogni settimana, ciascuna fazione può attaccare una parte o tutti i territori confinanti con il proprio regno, raggiungendo una prestabilita quantità di Punti Attacco (PA) grazie alle storie scritte e segnalate. Per ogni turno di possesso di un territorio, il suo valore di PA aumenta, rendendolo più facile da difendere dall’assalto di un’altra squadra.

Ciò introduce un elemento strategico nella scelta dei territori: avanzare verso il centro della mappa sblocca un maggior numero di possibili bersagli, ma rende il proprio regno più vulnerabile agli attacchi nemici.

Prima settimana
“Tutto ciò è inammissibile,” protesta severamente il Barone Icore, sbattendo il pugno contro il tavolo con una veemenza che non gli si era mai vista adoperare in simili situazioni ufficiali, “Pretendo che vi allontaniate immediatamente dal tavolo delle trattative e che copriate le vostre caviglie, come si conviene ad una giovane dama della vostra età!”

“Ah, Cesare,” sospira la Veggente, dondolando vezzosa il capo, “Di tutto ciò che ho appena detto, la cosa che ti sconvolge di più è che stia seduta qui sopra ed abbia le caviglie scoperte. Come faccia la tua casata a non essere ancora stata spazzata via da qualcuno di molto più intelligente di te è un vero e proprio mistero.”

“Come–” balbetta l’uomo, preso alla sprovvista, impallidendo, “Come osate chiamarmi per nome e insinuare–“

“Non ho insinuato niente, Cesare,” sorride lei, “Se avessi voluto insinuare qualcosa, non dubitare, l’avrei fatto.”

Per qualche ragione, le sue parole sono sufficienti a costringere il Barone al silenzio. E, nel vederlo così remissivo e quasi spaventato, anche tutto il resto della tavolata cade nel silenzio più assoluto, fatta eccezione per il Principe d’Harlequin, il quale, dopo essersi chinato all’altezza delle orecchie della sorella, le bisbiglia qualcosa.

La Duchessa lo ascolta parlare per qualche secondo, e poi un affascinante sorriso si dipinge sulle sue labbra vermiglie. “D’accordo, ragazza,” concede con un grazioso cenno del capo, “Hai la mia attenzione. La nostra armata prenderà parte al tuo gioco, almeno per un certo periodo. Spiega le tue regole.”

Nascosta dietro l’ennesimo sorriso di pesca, la Veggente non si lascia pregare.

Ciascuna squadra può conquistare un solo territorio tra i due a scelta. La Green Army vince la settimana, aumentando i PA di difesa del proprio regno. Tutte le squadre sono a quota 3 territori.

Seconda settimana
La Veggente irrompe nella camera da letto della Duchessa d’Harlequin senza naturalmente farsi annunciare, ed Artémis non può fare a meno di stringere la scollata veste bianca al petto e lanciare un breve urlo sorpreso e oltraggiato mentre la osserva saltare sulle snelle gambe e planare con grazia distesa sul letto accanto a lei.

“Voi!” grida inviperita, “Come osate?! Sono i miei appartamenti privati, questi! Sono la regina di–“

“Sì, sì, lo so chi sei, Artémis, non c’è bisogno di ripetermelo,” sbuffa la ragazzina, dondolando le gambe a mezz’aria. “Piuttosto…” si volta appena a sinistra, incontrando la figura un po’ rigida del Principe, il quale, avvolto nel costume formale da consigliere, tiene le braccia incrociate dietro la schiena e si sforza di guardare altrove, “Che ci fa qui tuo fratello?”

“Noi– Stavamo discutendo delle importanti manovre per la guerra,” risponde Artémis. E’ vero, d’altronde. Non riesce a capire perché si senta tanto in imbarazzo, se non sta mentendo. E’ il tono insinuante della ragazzina che la mette a disagio.”

“Ceeerto,” risponde la Veggente con una risata argentina. “Ma non avete sentito le novità? Non c’è niente di cui discutere e tutto da festeggiare, le vostre armate hanno vinto la prima settimana di battaglie.”

Artémis solleva lo sguardo sul fratello, il quale le ricambia l’occhiata con sincero stupore. Lo sguardo di entrambi si illumina, combattivo, e presto Artémis si schiarisce la gola e torna a parlare con la ragazzina. “Sarebbe il caso che andaste via, adesso,” ordina con voce ferma.

La Veggente dondola un altro po’ le gambe e poi scende dal letto con un balzo felino. “Va beeeene,” concede, muovendosi svelta verso la porta. Sorride fra sé, pensando già a come inasprire il confronto.

Ciascuna squadra può conquistare fino a due territori tra quelli confinanti col proprio regno (5 possibilità per Green e Blue Army, 3 possibilità per Brown e Purple Army). La settimana è vinta dalla Green Army. Tutte le squadre sono a quota 5 territori.

Terza settimana
“Cesare!” strilla la Veggente, spalancando le porte della ricca sala da pranzo seduto dietro al tavolo della quale il Barone gusta la propria insalata di primizie marine della Baia Senzavento. Quasi si strozza con un tentacolo di octapode salmastro, quando vede la ragazzina entrare senza neanche chiedere permesso. “Ti ho cercato dappertutto!”

“Voi!” sbotta oltraggiato, mandando giù il tentacolo ribelle con un abbondante sorso di vino bianco e pulendosi cerimoniosamente la bocca col tovagliolo in pizzo bianco, poco prima di alzarsi in piedi, battendo entrambe le mani guantate contro la superficie del tavolo, “Chi vi ha dato il permesso di entrare?!”

“Nessuno mi dà mai il permesso di fare niente, Cesare,” risponde la ragazzina, appoggiando entrambe le mani sul tavolo a propria volta, ma solo per issarsi a sedervisi sopra, accavallando le lunghe e flessuose gambe sotto l’ampia gonna del leggero vestito di veli color pesca, “Io il permesso me lo prendo.”

“Be’, non avete il permesso di venire qui a disturbare il mio pranzo, se non altro questo dovrei poter essere in grado di stabilirlo da me, o mi sbaglio?” insiste il Barone, arrossendo di rabbia.

La Veggente sorride, dondolando il capo in un tripudio di sottili ciocche rosa. “Ti sbagli,” conclude.

Ciascuna squadra può conquistare fino a tre territori confinanti tra le cinque possibilità. La settimana viene vinta dalla Blue Army. Tutte le squadre sono a 8 territori totali.

Intermezzo - Gran Ballo della Notte Bianca
“Mi concede questo ballo, ammiraglio?”

Gaspard Cortés prende con titubanza la mano della giovanissima ragazza, così efebica da stridere con gli occhi mutevoli che narrano di epoche lontane, di battaglie vissute sul campo e di altre combattute dietro le quinte: ci vuole un comandante per riconoscerne un altro, si dice. Nonostante la mole non più asciutta di un tempo, riesce a portarla con molta grazia fino al termine del flammengo, chiudendolo con un passo di origine gastillana pieno di brio e che piace molto alla Veggente, che ride deliziata.

“Ancora non ho capito perché avete interrotto ogni scaramuccia lì dove si trovava,” ammette Gaspard, perplesso; “a cosa serve un gran ballo di corte… a parte far nascere ulteriori equivoci su Dama d’Harlequin e su suo fratello?” aggiunge, indicando la normalmente scostante regina che si fa portare in un’allegra danza del nord da Apollon.

“Non è ovvio?” risponde la Veggente, arricciando il naso, ma non gli fornisce ulteriore risposta.

Per la prima volta viene introdotto un periodo di intermezzo all’interno del COW-T, della durata di 24 ore, e viene organizzata al suo posto una Notte Bianca della stessa durata. Tutte le squadre che pubblicheranno almeno cinque storie riceveranno un premio (2 territori per un totale di 3000 PA per la prima classificata, 1 territorio da 1500 PA per la seconda classificata, 1 territorio da 1200 PA per la terza classificata, 1 territorio da 900 PA per la quarta classificata.

Il Ballo è vinto dalla Green Army (10 territori), seguito dalla Purple Army (9), dalla Brown Army (8) e infine dalla Blue Army (9).

Quarta settimana
Dopo il ballo la Veggente riposa, e i suoi sogni sono intrisi di rinnovate battaglie.

Le squadre possono attaccare tutti i territori indipendenti confinanti (3 opzioni per la Green Army, 4 per la Brown Army, 2 per la Blue Army, 4 per la Purple Army). Le due armate migliori si qualificano come teste di serie alla semifinale, rubando un territorio a una delle altre due squadre.

La Brown Army si aggiudica la settimana e ruba un territorio alla Green Army. La Purple Army si classifica seconda e ruba un territorio alla Blue Army.

Quinta settimana
“Ommioddio!” strilla la Veggente, irrompendo nell’ampia e luminosa sala da tè del Palazzo della Repubblica di Skadi, “Pensavo non sarei mai riuscita ad arrivare qui! Dico, ce ne avete messo, di tempo, eh? Ve la siete proprio sudata. Vergogna.” Sembra non notare, ad un primo sguardo, la disdicevole posizione in cui trova il generale Solensson e il vice-ministro Leifsson, il primo piegato quasi perfettamente ad angolo retto sul tavolino rotondo tremante sotto le spinte che il secondo è tutto impegnato ad imporre al suo corpo in svelti ma energici movimenti del bacino. “Vergogna anche per questo,” dice con un sorriso quando finalmente pare notare il fatto, anche se il suo sguardo parla chiaramente di quanto poco vergognosa trovi in realtà la situazione contingente.

Dour indietreggia immediatamente, imbarazzato ma svelto a nascondersi dietro una maschera di fierezza e irritazione, mentre Forseti raccatta da terra i propri pantaloni e li tira su in un gesto secco, che tradisce il disagio che prova così come il fastidio per essere stato così bruscamente – e inopinatamente – interrotto. “Mi avevano parlato della vostra indiscrezione,” commenta tagliente, “Ma devo ammettere che supera ogni mia aspettativa.”

“Ah,” risponde la Veggente, agitando una mano a mezz’aria, “Se mi permetti, Seti – posso chiamarti Seti? – ho visto ben di peggio.”

“Non potete chiamarmi Seti, no,” ribatte l’uomo, corrugando le sopracciglia, “E, in ogni caso, per quanto io non stenti a credervi, non sono intenzionato ad indagare oltre, per quanto riguarda le vostre esperienze. Piuttosto, ditemi perché siete qui, e siate svelta.”

“Oh,” la Veggente ride, divertita, “Immagino che abbiate fretta di tornare alle vostre occupazioni, voi due,” commenta, e poi sospira teatralmente, “Ma mi duole informarvi che non sarà possibile. Sedetevi comodi, la spiegazione prenderà un po’ di tempo. Perché, già che ci siamo, non mi offrite una tazza di tè?”

Sfide di semifinale: Brown Army contro Green Army, Purple Army contro Blue Army. La Brown Army e la Purple Army partono con un punto di vantaggio nelle sfide. Le squadre vincenti rendono vassalle le squadre sconfitte e si qualificano alla finalissima.

La Brown Army e la Purple Army si qualificano alla finale.

Sesta settimana
“Il motivo per cui vi ho voluti tutti qui, oggi,” sorride la Veggente, dondolando le gambe oltre il bracciolo del trono che ha preteso per sé a Palazzo, “E’ che abbiamo giocato abbastanza.”

“Giocare?” domanda Marina, indispettita, aggrottando le belle sopracciglia sottili, “E’ questo che pensi abbiamo fatto fino ad ora? Giocare? La nostra gente ha combattuto! E’ morta! Abbiamo lottato, versato il nostro sangue, il nostro sudore e le nostre lacrime, ma di certo non abbiamo giocato!”

La Veggente inarca le sopracciglia e lancia uno sguardo distratto attorno a sé. Artémis e suo fratello confabulano fitto in un angolo della stanza, interrompendosi e schiarendosi la gola con malcelato imbarazzo quando si rendono conto di essere osservati, Dour si allunga a stringere una natica di Forseti in un pizzicotto che costringe quest’ultimo a saltare in aria con un gemito incontrollabile e il barone Icore, tutto solo nell’angolo opposto della stanza, divora una fetta di torta al cioccolato con la foga di un lupo, salvo poi sbottare un “cosa?!” infastidito quando capisce di essere sotto osservazione.

“No?” domanda quindi la ragazzina, tornando a guardare il Primo Ministro di Arcónia con un sorrisetto divertito sulle labbra.

Sconfitta, Marina sospira. “E va bene,” concede, “Ma da ora in poi basta giocare per davvero.”

La Veggente, tornando a sedersi composta ed accavallando sensualmente le gambe sotto il vestitino di raso e tulle rosa, sogghigna soddisfatta. “Non chiedo di meglio.”

Sfida finale al meglio di sette missioni. La Brown Army vince il quarto COW-T; la sua vassalla Green Army e la sconfitta Purple Army si classificano seconde, e la Blue Army al terzo.

Epilogo
“Solo un altro paio di minuti,” ridacchia la Veggente, osservando il proprio piccolo pubblico di generali e regnanti, già annoiati dal suo gioco, smaniare per tornare alle loro occupazioni. Solo Forseti e la Duchessa d’Harlequin, fermi e dritti al centro della stanza ed accompagnati rispettivamente dal fedele Dour e dal fratello il Principe d’Harlequin, cercano di mantenere un certo contegno, osservandola svolazzare da un lato all’altro della stanza avvolta in serici veli color pesca, tutta intenta ad appuntare medaglie sui loro petti, in quanto vincitori.

Il Barone Icore e la giovane Marina restano quasi confinati sullo sfondo, presenti ma silenziosi, impazienti di essere lasciati liberi di tornare ai loro territori e prendersi cura delle proprie ferite, e dei propri popoli sconfitti.

“Suvvia, suvvia,” li prende in giro bonariamente la Veggente, inclinando il capo e lasciando un paio di ciocche bionde libere di scivolarle lungo le guance, sfuggendo alla complicata acconciatura in cui ha composto la propria chioma quella mattina, “Non fate quelle facce scure. Non lo sapete? Non è mica la vostra ultima occasione di rifarvi.”

“Per quanto mi riguarda,” risponde altezzosamente il Barone, “Questa pagliacciata non potrà finire mai abbastanza presto.”

“E personalmente mi auguro che non debba più ripetersi,” gli dà man forte Marina, incrociando le braccia abbronzate sul petto.

“Per una volta, concordo con i miei colleghi,” aggiunge la Duchessa, scrollando le spalle e scacciando con un gesto nervoso i capelli che le solleticano il collo – operazione conclusa poi dal fratello, che si dedica discretamente a riavviarglieli in una lunga coda che le scende lungo la schiena.

La Veggente si volta verso Forseti, aspettandosi un qualche commento sarcastico anche da lui. Lo trova tutto intento a confabulare fittissimo con Dour, e ride. 

“Cosa?” borbotta finalmente Forseti, abbandonanto la propria privatissima conversazone per voltarsi verso gli altri, le sopracciglia piegate in un’espressione infastidita, “Non vi aspetterete mica che sia d’accordo con voi? Io ho vinto.”

La Veggente ride ancora e torna a sedersi scompostamente sul proprio trono, segnale che tutti i generali delle armate interpretano come un gentile invito ad andarsene, e si affrettano ad accettare in quanto tale. Una volta rimasta sola, la Veggente si stende più comodamente, appoggiando il capo ad uno dei braccioli e lasciando le gambe ciondolare pigramente giù dall’altro. “Vediamo,” cinguetta, stringendo fra le mani il ciondolo sferico e trasparente che pende dalla catenina d’oro che porta al collo, “Dove potrei andare adesso?”

“Dove potresti andare?” la prende in giro una voce maschile conosciuta, verso la quale la Veggente si volta, tirandosi su a sedere con una certa sorpresa, “Che ne pensi di tornare a casa?”

La sorpresa fa presto spazio ad un sorriso divertito, mentre la ragazzina torna a sedersi composta e poi accavalla le lunghe gambe. “A casa, Lacros?” domanda, rivolgendosi al ragazzo dai lunghi capelli biondi e dall’eccentrica veste colorata che resta immobile di fronte a lei, “Prima devi riuscire a prendermi.”

Avvenimenti successivi

Nonostante la vittoria nella contesa, la Federazione di Stati Liberi di Forseti ha lasciato ampi domini alle altre fazioni, con cui ha firmato trattati di pace e di amicizia.

Leda è stata brevemente rivisitata durante il settimo COW-T. A seguito degli avvenimenti di quella edizione, sulla Landa è arrivata la magia; durante la crisi molti abitanti della Landa hanno manifestato poteri magici, persi dopo il salvataggio di Manila. Da allora la magia è stata prerogativa di una parte dei nuovi nati.

COW-T #3.5

“Chi non ha luce in viso non diventerà mai una stella.” (Sottotitolo dell’edizione)

Una speciale edizione estiva del COW-T – the Clash Of the Writing Titans è stata narrata su Mari di Challenge dal 15 luglio al 21 agosto 2013. È stato il COW-T più breve di sempre, con sole quattro settimane di gioco.

Trama

Gli avvenimenti si svolgono qualche tempo dopo le linee temporali narrate nella prima, nella seconda e nella terza edizione. Sono narrati nuovamente dal punto di vista della Veggente Manila, organizzatrice e arbitro delle contese. Nel corso della quarta settimana, la Veggente visita la Landa di Leda, che sarà poi l’ambientazione della quarta edizione nel 2014.

Ciascuna settimana segue il regolamento originale del COW-T di riferimento.

Schieramenti
  • Angeli – City Angels – Suthi – Green Army
  • Cavalieri – Mighty Knights – Crest – Brown Army
  • Maghi – Magic Sticks – Faràs – Blue Army
  • Vampiri – Blood Knights – Phade – Violet Army

 

(per gli avvenimenti di ciascuna settimana, fare clic sul titolo della sezione)

Antefatto
Sdraiata sul prato punteggiato di azurae profumate come zucchero, la Veggente guarda in alto, al cielo grigio-violaceo del suo pianeta, e sbuffa. Non bastano gli splendidi fiori azzurri di cui è circondata, non basta l’erbetta soffice come il velluto sulla quale è distesa, non basta il cielo, non basta l’aria pura e fredda che inspira ed espira, non bastano i rumori così familiari e così distanti della sua città natale, la Città del Ferro, non basta il pizzo immacolato che avvolge le sue forme sempre uguali nonostante il trascorrere degli anni, non basta tutto questo a calmare l’insopportabile senso di noia e immobilità che le appesantisce il corpo.

Sbuffando con insofferenza, si passa una mano fra i capelli ed accavalla le gambe, guardandosi intorno ancora per qualche altro secondo, sentendo crepitare sottopelle una sensazione ormai familiare, quella che le si accende dentro come un fuoco, o meglio come un’allarme il cui suono spezza improvvisamente il silenzio pesante della sua mente: se resta lì ancora un solo minuto di più, impazzirà.

Si alza in piedi con un saltello, un sorriso divertito già pronto a piegarle le labbra. Sa esattamente cosa fare per scacciare la noia — e d’altronde è proprio tempo che torni a far visita ad un paio di vecchi amici.

Prima settimana
Le lande della prima Guerra dei Titani sono esattamente come le ha lasciate l’ultima volta. Sotto il dominio dei Cavalieri, le terre sono come rifiorite. Gli Angeli relegati in paradiso, i Demoni all’inferno, i Maghi e le loro oscure arti sulle montagne. Le pianure si aprono su enormi prati verdi puntellati da piccoli villaggi all’interno dei quali si vive in armonia, il lavoro non manca, il cibo è sempre in tavola, l’acqua sempre pura. C’è sole d’estate, freddo d’inverno, pioggia in autunno e fiori in primavera, e il ciclo delle stagioni si ripete sempre uguale a se stesso, rassicurante, imperterrito.

Noioso.

La Veggente si lascia ricadere sul suo trono di pietra ed accavalla le gambe con maliziosa voluttà.

E’ tempo di dare una seconda occasione a tutti.

La prima settimana si chiude con la vittoria dei Vampiri, che conquistano l’edificio speciale per la propria città (Prigione degli Spiriti).

Seconda settimana
I popoli, pensa la Veggente con un sorriso mentre osserva lo sterminato popolo dei vampiri festeggiare la propria vittoria intorno al Municipio, mentre dalla Prigione degli Spiriti giunge l’eco lontana dei lamenti addolorati degli angeli, dei maghi e dei cavalieri fatti prigionieri durante la battaglia, difficilmente perdono le loro abitudini. Se sono abituati al massacro, continueranno a massacrare, se sono abituati a vivere in pace, continueranno a vivere in pace. Se sono abituati a vincere, continueranno a vincere.

Abbandona le Lande dei Titani in un soffio di vento, chiude gli occhi e quando li riapre il paesaggio familiare della Città distrutta, annegata nel solito oceano rosso del tramonto, la accoglie con calore. Letterale, considerati i piccoli fuochi che ardono nei bidoni, falò improvvisati attorno ai quali gli accattoni si riuniscono ringhiandosi l’un l’altro e proteggendo le loro bottiglie di vino a basso costo con le unghie e con i denti.

E’ Miguel il primo ad accorgersi di lei, spalancando gli occhi e trattenendo il respiro mentre le sue dita si chiudono in un gesto automatico attorno ai capelli biondissimi di Dimitri. “Eccheccazzo–” dice, strappandosi letteralmente la bocca del compagno di dosso e poi balzando in piedi, “Di nuovo tu! Ma perché?!”

“Ah!” la Veggente ride, battendo entusiasticamente le mani, “Che bello trovarvi così felici. Andate d’amore e d’accordo, noto.”

“Vaffanculo,” borbotta duramente Miguel.

Dimitri, ancora inginocchiato per terra, si asciuga la bocca col dorso della mano e si volta a guardarla coi soliti occhi glaciali. “Come mai sei tornata?” domanda, alzandosi in piedi, “Brutte notizie?”

“Per voi, sicuramente,” risponde la Veggente con un risolino divertito, “Sapete mica se anche Antonio e Jake sono nelle vostre stesse condizioni? No, perché questo potrebbe aggiungere pepe alla situazione e non sarebbe niente male.”

E’ ormai chiaro a cosa la ragazzina si stia riferendo: si torna in guerra. Miguel e Dimitri sospirano, lanciandosi un’occhiata preoccupata. Sarà dura spiegarlo agli altri, visto che nel mentre si sono sposati.

Ciascuna fazione sfida le altre tre in una missione specifica; ciascun partecipante può partecipare a un massimo di due delle tre missioni.

La sfida incrociata vede Magic Sticks e Mighty Knights con uno score di 2 vittorie e 1 sconfitta, City Angels con 1 vittoria, 1 pareggio e 1 sconfitta, e Blood Knights con 1 pareggio e 2 sconfitte. La settimana è vinta dai City Angels per il maggior numero di parole scritte.

Terza settimana
“No, dico,” borbotta Miguel, osservando la Veggente appuntare una nuova, sfavillante medaglia al petto di Dimitri, “Se una settimana di battaglie in più doveva finire esattamente com’è finita l’ultima guerra, mi spieghi a cos’è servito?”

“Be’, io mi sono divertita,” ride lei. Miguel non la prende bene.

“Questo perché sei una pazza sadica e bipolare!” sbraita, lanciandosi verso di lei, trattenuto a stento da Antonio e Jake, “Lasciatemi andare, voi due! E tu!” continua, puntando Dimitri con un dito accusatore, “Scordati qualsiasi accesso al mio letto per i prossimi sei mesi almeno!”

Dimitri inarca un sopracciglio, una mano su un fianco. “Ho come la sensazione che sopravvivrò,” dice vago.

La Veggente, però, non li sta già più ascoltando. Scompare in un’esplosione di glitter rosa e dorati e riappare pochi secondi dopo da qualche altra parte nello spazio e nel tempo. Più precisamente, nel bel mezzo di una riunione di consiglio su Minthe.

Interrompe Fermat, Santhé, Mivein e Jun’oh proprio mentre quest’ultimo sta cercando di spiegare per quale motivo il suo popolo ha bisogno di quei nuovi depuratori d’acqua inventati dai Crest nel corso degli ultimi anni. Il povero comandante in capo dei Suthi, nel momento in cui posa gli occhi sulla Veggente, si paralizza come una statua di sale, mentre i suoi tre colleghi scattano in piedi, sconvolti.

“Tu!” sbotta Santhé.

“Non è possibile!” rincara la dose Fermat.

“Per Lith!” sospira esasperato Mivein, “Non sono passati neanche sei mesi da quando sei andata via!”

La Veggente risponde a tutti con un sorriso. “Eh, che vi devo dire,” ridacchia, “Mi annoiavo.”

Silenziosamente, Jun’oh comincia a piangere.

*

“E dunque,” Fermat accavalla elegantemente le gambe, giungendo le mani in grembo mentre rivolge alla Veggente un’occhiata sicura ed un sorriso smagliante, “Per tali motivi, abbiamo bisogno di più tempo. D’altronde, quando sei tornata non ci eravamo ancora ripresi dagli sforzi dell’ultima guerra. Non puoi biasimarci.”

“A-ha,” la ragazza annuisce, il solito sorriso vago e malizioso ad arricciarle le belle labbra agli angoli, “Sì, certo, comprendo. E quegli altri tre cretini hanno mandato te perché…?”

“Be’, naturalmente perché, avendo il mio popolo vinto l’ultima guerra, io ero la persona più adatta per–“

“Mmh?” la Veggente inarca un sopracciglio, inclinando appena il capo.

“…d’accordo,” sospira Fermat, annuendo, “Perché sanno dei nostri trascorsi ed hanno pensato che avresti ceduto più facilmente con me che con chiunque altro.”

La Veggente scoppia a ridere, gettando indietro il capo e l’onda dei capelli biondi e rosa, e dondola velocemente le gambe giù dall’ampio trono di pietra sbeccata sul quale è scompostamente seduta. “Ah, Fermat,” dice, scivolando giù dalla sedia, sinuosa come un kiritai, “Siete proprio sciocchini, voi maschi.”

Fermat inarca un sopracciglio, irrigidendosi appena sulla sua scomoda poltrona. “Prego?”

La Veggente ridacchia, gli si avvicina e poi gli si arrampica addosso, accovacciandoglisi in grembo. “Avevo già pensato di darvi un po’ più di tempo, ma non certo perché ne aveste bisogno,” spiega, “Quanto piuttosto perché mi stavo annoiando, ed io sono così, quando mi annoio faccio cose. A casaccio. E quindi,” aggiunge con un sorriso sbarazzino, “Non pensare che se ora ti concedo qualcosa sia perché ti ho voluto e ti voglio ancora,” gli si china addosso, sussurrandogli all’orecchio, “Se ti voglio, non concedo tempo. Ti prendo,” conclude. Prima di prenderlo.

La settimana viene vinta dai Phade, unica squadra a completare tutte le missioni.

Classifica: Phade 140 energia, Crest 115 energia, Suthi 100 energia, Faràs 95 energia.

Quarta settimana
“Protesto formalmente,” sbotta Fermat, mentre Mivein sghignazza al suo fianco, ebbro di potere e sazio di vittorie, “Il mio popolo non ha avuto la possibilità di governare neanche per un anno! E questo solo perché tu ti annoiavi! Non posso accettarlo.”

“E’ un peccato che non mi interessi cosa puoi o non puoi accettare,” ride la Veggente, dondolando i fianchi mentre ondeggia a destra e a sinistra, “I Phade hanno combattuto con onore ed hanno vinto la guerra. Il comando passa in mano loro.”

“Cos’è, Fermat?” ghigna Mivein, piantandogli giocosamente il gomito nelle costole, “Ti brucia che la tua fidanzatina non faccia favoritismi ed abbia scelto noi invece che voi?”

Fermat lancia un’occhiata alla Veggente e poi abbandona la stanza sbattendosi la porta alle spalle, senza più voltarsi indietro. La Veggente sorride, un po’ tristemente, ma con sollievo. E’ stato meglio che andasse così.

Si dissolve nell’aria, disperdendosi nei cieli della galassia come polvere di stelle per poi ricomparire altrove. “Un posto nuovo!” si dice, annusandosi intorno con eccitazione. Il pianeta è simile a molti altri che ha già visitato, ma l’aria che si respira è elettrica, sa di sangue. In questo luogo, la guerra è già partita prima ancora che lei potesse arrivare a fomentarla. Ora, si dice con un sorriso pericoloso, deve solo renderla più aspra.

Guarda il continente di Leda, le sue Quattro Armate che si contendono il potere mentre lotte intestine per il predominio ne divorano l’unità dall’interno, e non può fare a meno di concedersi un paio di saltelli sul posto, battendo le mani. Anche l’anno prossimo, ci sarà da divertirsi.

Ciascuna squadra ha la facoltà di scegliere il capo della successiva edizione del COW-T completando la missione apposita e scegliendo tra i due prompt, e quindi tra i due capi, possibili.

  • Green Army: Artémis d'Harlequin-Mauilly (prescelta) o Apollon d'Harlequin
  • Brown Army: Reginleif Monndóttir o Forseti Solensson (prescelto)
  • Blue Army: Marina Rojas Muñoz (prescelta) o Gaspard Lozano Cortés
  • Violet Army: Isabella Sanguineto o Cesare Icore (prescelto)

Cambia il sistema di punteggio, che non prende più direttamente il numero di parole postate ma lo converte in “Punti Attacco” o “Punti ATT”. Vengono premiate inoltre le pubblicazioni entro il 4° giorno (+50% ATT) e quelle entro il 6° giorno (+20% ATT).

La settimana viene vinta dalla Green Army, che è anche la squadra con il maggior numero di parole scritte nel corso delle quattro settimane. Per il continuo cambio di ambientazione, non è prevista una premiazione ufficiale.

Avvenimenti successivi

La Landa di Leda (definita successivamente come Terra #42) è l’ambientazione del COW-T #4.

COW-T #3

Questa è la storia del passato. Che possa aiutarci a comprendere meglio il presente ed a guardare con speranza al futuro.” (Sottotitolo dell’edizione)

La terza edizione del COW-T – the Clash Of the Writing Titans è stata narrata su Mari di Challenge dal 7 gennaio al 16 marzo 2013.

Trama

Gli avvenimenti si svolgono circa dieci anni terrestri dopo quelli narrati nella prima edizione e circa 50 anni prima di quelli narrati nella seconda. Sono narrati nuovamente dal punto di vista della Veggente Manila, organizzatrice e arbitro della contesa.

Sul pianeta di Minthe vivono quattro popolazioni umanoidi intelligenti: Suthi, Crest, Faràs e Phade. Le popolazioni, prima ostili l’uno all’altra, vengono spinte a una contesa rituale dalla Veggente, per il diritto a regnare sulle altre tre in pace e prosperità per un periodo di cinque anni. La fazione che avrà accumulato più energia magica nei propri obelischi sarà decretata vincitrice.

Schieramenti
  • Suthi, guidati da Jun'oh
  • Crest, guidati da Fermat
  • Faràs, guidati da Santhé
  • Phade, guidati da Mivein
Emblemi

  

(per gli avvenimenti di ciascuna settimana, fare clic sul titolo della sezione)

Antefatto
Anche adesso che la Guerra dei Trecentosessantacinque Giorni si è conclusa da decenni, anche adesso che terrestri ed abitanti di Minthe hanno imparato a convivere dividendo equamente gli spazi, anche adesso che le lotte intestine fra i popoli per l’elezione del popolo più forte degli altri al quale affidare il comando di tutte le popolazioni del pianeta non sono più necessarie, le storie e le antiche leggende del passato di Minthe delle due lune sono ancora vive. Gli anziani di tutte le tribù le raccontano ai loro giovani, i quali a loro volta, quando saranno anziani anch’essi, non potranno fare altro che ripeterle ai loro giovani, così che niente del leggendario passato del loro splendido mondo possa mai andare perduto.

Un tempo, negli anni antichi, centinaia e centinaia di secoli fa, su Minthe abitavano solo ed esclusivamente quattro popoli: Suthi, Crest, Faràs e Phade. Tradizionalmente, ogni cinque anni fra questi popoli aveva luogo una guerra, una guerra della durata massima di un anno, al termine del quale il popolo vincitore veniva eletto come guida di tutti gli altri per questioni internazionali riguardanti i territori di caccia, le contese fra un popolo e l’altro o l’espansione degli agglomerati abitati. Il popolo vincitore era obbligato a regnare fino alla guerra successiva prendendo sulle proprie spalle la responsabilità del benessere non solo dei propri stessi abitanti, ma anche di tutti gli altri abitanti di Minthe.

Questa è la storia della prima di quelle guerre. E’ la storia dei primi anni di Minthe, è la storia dei giorni che per la prima volta videro i piedi leggiadri di una creatura sconosciuta, bionda e pallida e dalle accese guance rosa pesca, posarsi sul suolo di quel pianeta, e decidere delle sue sorti. E’ la storia di come la Veggente, che da lungo tempo viaggiava mai per lo spazio, i pianeti, gli universi ed il tempo, decise di cambiare per sempre la storia di quattro intere civiltà, ed è anche la storia di come quelle stesse civiltà seguirono poi quel primo esempio, evolvendosi negli anni fino a diventare così come oggi le conosciamo.

Questa è la storia del passato. Che possa aiutarci a comprendere meglio il presente ed a guardare con speranza al futuro.

*

Assisa sul proprio trono di fortuna – un paio di pietre enormi che non era stato per niente facile mettere insieme – la ragazzina stava seduta di fronte ai quattro rappresentanti dei quattro popoli del luogo, le lunghe e snelle gambe accavallate e lasciate scoperte dalla corta veste bianca e nera, le dita che giocavano pigramente con la perla splendente che pendeva attaccata alla lunga catena metallica che portava attorno al collo.

Incredibile quanto questa routine non smettesse mai di divertirla, indipendentemente da quante volte fosse in grado di ripetersi sempre uguale.

Jun’oh, capo dei suthi, fu il primo a parlare. “Perché ci troviamo qui?” chiese, la voce priva di particolari inflessioni, i profondi occhi scuri puntati sulla giovane dall’aspetto così differente ed esotico che, sorridendo maliziosa, sedeva di fronte a tutti loro.

La ragazza lasciò gli occhi liberi di vagare da lui a Santhé, capo dei faràs, e poi a Fermat, capo dei crest, ed infine a Mivein, capo dei phade, e solo dopo lasciò che il proprio sorriso si allargasse ancora, niente affatto rassicurante.

“Se avrete la bontà di ascoltarmi,” sussurrò divertita, “Ve lo spiegherò subito.”

Prima settimana
Si trattava di una guerra, ed era probabilmente la prima volta che anche la Veggente si azzardava a chiamarla col suo vero nome. Non c’era bisogno di nascondersi dietro al significato delle parole, con i capi di queste tribù in lotta fra loro dall’alba dei secoli. Una guerra, perciò, ma con delle regole. Con un preciso inizio ed una precisa fine. Esattamente ciò di cui i quattro popoli sembravano avere più bisogno.

Si sarebbe svolta ogni cinque anni, a cadenza regolare, e sarebbe durata soltanto un determinato periodo di tempo. Alla conclusione, il popolo vincitore avrebbe governato fino alla guerra successiva. Era un accordo che funzionava per tutti, e quando tutti i capi tribù ebbero effettuato il giuramento di sangue, la Veggente procedette a sollevarsi dal proprio trono ed esporre le regole per la prima settimana, danzando ipnotica attorno ai quattro uomini.

“Ne parli con serietà,” commentò Fermat, dopo averla sentita parlare, “Ma sembra che tu ti diverta.”

La Veggente sorrise, sfiorandogli casualmente una spalla con la punta delle dita. “Ha importanza?” chiese querula. Guardandosi l’un l’altro negli occhi, gli uomini decisero che in fondo non ne aveva davvero.

La prima settimana si chiude con la vittoria dei Crest, che si portano in vantaggio (22 unità di energia) sulle altre fazioni (20 unità).

Seconda settimana
Languida, la Veggente si appoggia alla spalla di Fermat, capo dei crest, facendo bene attenzione a strusciarsi il più possibile contro di lui nel movimento, la veste dell’uomo che fruscia sotto le sue mani quando lei gli accarezza il petto, disegnando con la magia un ghirigoro sul tessuto, a testimonianza della vittoria del suo popolo.

“Siete stati bravi,” dice la ragazza, piegando appena il capo, i capelli biondi che scivolano sulle spalle, le punte colorate di rosa che le sfiorano le braccia, solleticandola, “Dovrei premiarti, forse. Te, e magari anche tutta la tua gente,” aggiunge con un risolino sfacciato.

L’uomo sogghigna, stringendole un braccio attorno alla vita e traendola a sé con decisione, il contrasto fra le dimensioni dei loro corpi che accende le guance della ragazza di una sfumatura di rosa vivida e calda.

Mivein, capo dei phade, osserva la scena, allontanandosi dai due in un gesto elegante ma piuttosto brusco, i panneggi della lunga veste che sfiorano il pavimento nel movimento. “Sei sconveniente, Fermat,” ammonisce seriamente, “E giochi alla guerra per il sorriso di una ragazzina aliena. Io sono diverso,” borbotta, guardando altrove, “Non so per quanto riguarda il resto della mia gente, ma per quanto riguarda me non c’è nulla oltre alla tua magia che tu possa darmi in premio,” dice, e poi aggiunge un sorriso di scuse, chinando appena il capo, “Senza offesa.”

La Veggente ride, agitando una mano mentre si appoggia a Fermat con più decisione. “Nessuna offesa,” risponde, “Non posso mica pretendere di piacere a tutti,” aggiunge con un occhiolino. “E, in ogni caso,” ride ancora, “Non è certo a te che mi sono offerta,” conclude con una linguaccia, per poi allontanarsi da Fermat e tornare verso il proprio trono di pietra. “Basta con i giochi e con gli scherzi, comunque,” riprende, lanciando un’occhiata anche a Jun’oh e Santhé, “La vostra seconda settimana di battaglia deve avere inizio.”

Vengono introdotte per la prima volta sfide che premiano il raggiungimento di un determinato numero di storie. La settimana si chiude con la vittoria dei Phade che passano in testa (53 energia), davanti a Crest (52 energia) e Suthi e Faràs (50 energia).

Terza settimana
“Oh, Mivein,” cinguetta la Veggente, cingendo il capo dei Phade al collo e dondolandosi un po’ a destra e a sinistra, “Ho aspettato tanto questo momento.”

“Io invece no,” birbotta Mivein, per niente interessato all’estrema vicinanza della giovane ma troppo spaventato dai suoi poteri per afferrarla di peso e scrollarsela di dosso, “Ti ho già detto la settimana scorsa che non c’è niente–“

“Niente oltre alla mia magia che possa interessarti, lo so,” borbotta la ragazza, allontanandosi da lui con una mezza piroetta e sollevando uno sguardo annoiato al cielo, “Mivein, sei così noioso.”

“Hai ragione,” le dà corda Fermat, annuendo vigorosamente, “Ma devi capire, giovane Veggente, che è un phade. I phade sono tutti un po’ così.”

“Sì, penso di aver intuito la tipologia,” sospira la Veggente, sentendo sempre più profondamente la mancanza dell’ultimo mondo che s’è lasciata alle spalle. “Ma Fermat!” dice poi, gli occhi che si illuminano mentre si lancia fra le braccia del crest, “Questa settimana ho in mente qualcosa di speciale per te e per la tua gente,” aggiunge con un sorrisetto divertito.

“Perdona l’intromissione, Veggente,” la interrompe Santhé, inarcando un sopracciglio, “Ma non stai favorendo i Crest un po’ troppo?”

“Dipende mica da quello che avete combinato la settimana scorsa quando Fermat si è trattenuto qui a lungo dopo la conclusione della riunione?” domanda ingenuamente Jun’oh, fissando i due con occhi spalancati.

La Veggente si lascia andare ad una risata divertita, scuotendo il capo. “Sciocchini,” li rimprovera bonariamente entrambi, “Non ho mica detto che non verrà anche il vostro turno di farmi divertire. Solo che non sarà questa settimana,” conclude, voltandosi nuovamente a guardare Fermat: “Sei pronto?” gli domanda con un ghigno.

Lui risponde con un ghigno gemello. “Sempre.”

Viene introdotta la “missione fil rouge”, riservata a una sola squadra per ciascuna settimana. La settimana viene vinta dai Phade, mentre i Crest si aggiudicano la missione fil rouge.

Classifica: Crest 112 energia, Phade 97 energia, Suthi e Faràs 90 energia.

Quarta settimana
Jun’oh, i capelli tutti scompigliati e gli abiti bianchi ancora sporchi di sangue e terra, sta già occupando abusivamente un angolo della spoglia stanza della Veggente, piangendo e lamentandosi senza soluzione di continuità da una buona mezz’ora, quando è la Veggente stessa a decidere che ne ha avuto abbastanza. “Insomma, Jun’oh!” prorompe, afferrando l’uomo per le spalle e rimettendolo in piedi, “Adesso basta piagnucolare!”

“Ma…” singhiozza Jun’oh, vagamente oltraggiato dalle libertà che la Veggente si prende nello spolverargli addosso gli abiti, ed anche un pelo terrorizzato dalla sorprendente forza fisica che ha appena dimostrato recuperandolo dal pavimento, “Ma loro…!” cerca di spiegarsi, puntando un dito accusatore contro Mivein, il quale, in piedi accanto a lui, spalanca gli occhi, fingendo innocenza.

“Loro cosa!” sbotta la ragazza, ravviandogli i lunghi capelli neri dietro le orecchie, “Sono stati più forti.”

“Sono stati scorretti!” precisa Jun’oh.

“Ora,” aggrotta le sopracciglia Mivein, offeso dall’insinuazione, “Non siamo stati scorretti. Non abbiamo infranto nessuna regola.”

“Sì, ma…” prova ancora Jun’oh, ma la Veggente sbuffa sonoramente, le mani sui fianchi, un piede a battere il ritmo del suo nervosismo contro il pavimento.

“Jun’oh, se non la pianti immediatamente giuro che ti faccio ritirare l’esercito!” lo minaccia severa. Jun’oh sospira e solleva entrambe le mani. 

“Va bene, va bene,” cede, e poi si volta a guardare Mivein con occhi di fuoco, “Ma non è finita qui.”

La Veggente, finalmente, sorride. “Certo che no,” concede, prima di passare a spiegare il piano per la successiva settimana di battaglia.

Secondo turno della missione fil rouge: i Faràs vincono la loro missione così come la settimana.

Classifica: Faràs 143 energia, Crest 141 energia, Phade 126 energia, Suthi 119 energia.

Quinta settimana
Ridendo felice, la Veggente appone una nuova medaglia al petto di Santhé, il quale, subito dopo averla ricevuta, si volta e la mostra con orgoglio ai suoi avversari, prendendoli in giro per essere rimasti indietro nella battaglia. In un angolo, Jun’oh sta ancora piangendo, ma non è chiaro se sia ancora per la delusione della settimana scorsa, o per quella dell’ultima.

“Santo cielo, fatelo stare zitto,” sospira la Veggente, massaggiandosi le tempie. Mivein si avvicina al povero piangente e gli batte un paio di colpi amichevoli su una spalla, nel tentativo di consolarlo, ma è Jun’oh stesso ad allontanarlo, scattando in piedi e marciando deciso verso la ragazzina.

“Adesso basta!” strilla, imbufalito, “Sono stufo di essere preso in giro. Questa settimana sarà quella della mia rivalsa, e non c’è niente che tu possa fare per fermare me e il mio popolo!”

La Veggente si volta a guardarlo con aria di sfida, inarcando un sopracciglio per poi sorridere malefica subito dopo. “Vogliamo scommettere?”

Terzo turno della missione fil rouge. I Phade si aggiudicano sia la missione fil rouge, sia la settimana.

Classifica: Phade 194 energia, Faràs 187 energia, Crest 185 energia, Suthi 163 energia.

Sesta settimana
“Comincio a sentirmi un altare votivo,” commenta Mivein, rimirandosi nel grande specchio un po’ scheggiato che, da qualche giorno, campeggia nell’altrimenti spoglia stanza che la Veggente si ostina a chiamare casa. 

“Be’, forse se tu e i tuoi la smetteste di vincere ogni dannata settimana, la Veggente potrebbe smettere di cercarti addosso centimetri liberi da medaglie per appuntartene di nuove,” sbotta acido Jun’oh, lanciandogli un’occhiataccia – come osa Mivein lamentarsi di avere troppe medaglie quando ci sono degli sventurati (sventurati come lui, pensa, mentre una lacrimuccia gli appare all’angolo dell’occhio) che ancora non ne posseggono neanche una?

“Oh, per tutti gli dei del mondo degli spiriti e per tutti gli astri del firmamento,” si lagna Santhé, lanciando al cielo un’occhiata supplice mentre la Veggente ridacchia, appoggiandosi con apparente casualità al petto forte di Fermat mentre lui, con altrettanta apparente casualità, le circonda la vita sottile con le braccia possenti, “Eccolo che si rimette a piangere. Ti avverto, Veggente,” insiste, voltandosi verso di lei ed agitandole un dito davanti al naso, “Se ricomincia a piangere, io mollo qui e tanti saluti.”

“Come osi?!” sbotta Jun’oh, il quale, in effetti, stava per rimettersi a piangere per davvero, come spesso gli capita quando le sventure del suo popolo gli sembrano troppe e troppo ingiuste per poter essere da lui sopportate, cosa che, invero, si verifica piuttosto spesso.

La Veggente ride un’altra volta, sollevando una mano in un gesto pratico e immediato per zittirli tutti. “Non preoccuparti, Jun’oh,” dice, “E’ arrivato il tuo momento, finalmente. Semmai adesso il problema è se il tuo popolo sarà all’altezza della sfida che propongo.”

Jun’oh sorride, mentre finalmente i suoi occhi si riempiono di qualcosa di diverso rispetto alle solite lacrime, qualcosa di molto simile ad un moto di orgoglio e di rivalsa. “Fai del tuo peggio, ragazza,” dice alla Veggente, “E noi faremo del nostro.”

Quarta e ultima settimana della missione fil rouge, vinta dai Suthi che si aggiudicano anche la settimana.

Classifica: Phade 230 energia, Suthi e Faràs 223 energia, Crest 221 energia.

Settima settimana
Gli occhi enormi e spalancati, luccicanti di lacrime di commozione pura e genuina, Jun’oh guarda la propria medaglia già da quasi mezz’ora, stringendola fra le mani con fare protettivo e paterno, incapace di pensare a qualsiasi altra cosa che non sia la sua abbagliante lucentezza, la sua perfetta rotondità ed il modo in cui dalla sua delicata forma sembra effondersi un chiarore rasserenante, un senso di calma e sicurezza mai provato prima.

Lui e il suo popolo hanno portato a casa una settimana di battaglie, vincendola. Mai nella storia del nobile popolo dei suthi un capo aveva provato simile gioia, simile commozione, simile orgoglio. Pensa a tutti i suoi valorosi combattenti, alle loro armi umili ma efficaci, al coraggio col quale si sono lanciati in battaglia e, preso da un attimo di estrema gioia, si alza in piedi, sollevando la medaglia al cielo e rendendo grazie agli spiriti dell’aria e della natura tutta.

“Dico, trovati un secondo, Jun’oh,” lo rimprovera la Veggente, le mani sui fianchi, scuotendo il capo, “Stai offrendo uno spettacolo pietoso a tutti quanti.”

“Cosa!” bercia il suthi, voltandosi a guardarla colmo di oltraggio e offesa, gli occhi rossi, le guance rigate di lacrime e il naso sporco di moccio, “Come osi intrometterti nella mia gioia! Sto rendendo grazie agli spiriti! E’ una cerimonia sacra!”

“Ho capito, ma puoi aspettare di farlo dopo!” insiste la ragazza, “Ci sono gli altri, qui, che vorrebbero sapere contro cosa combatteranno questa settimana!”

“E’ vero, Jun’oh,” dice Fermat, rimirandosi le unghie, “Non ci interessa delle tue cerimonie.”

“Vogliamo sapere cosa ci attende,” conferma Mivein, così carico di medaglie da camminare quasi curvo sotto il loro peso.

“Puoi rendere grazie dopo,” conclude Santhé, annuendo incoraggiante.

“Vi odio tutti,” borbotta Jun’oh, ritirandosi in un angolo a lucidare la propria medaglia, e lasciando finalmente il centro della scena libero per la Veggente.

La settimana prevede un bonus di 1 energia ogni 10.000 parole pubblicate da una squadra, ed energia aggiuntiva per i primi tre classificati della settimana. La settimana è vinta dai Crest, che si aggiudicano anche il terzo COW-T.

Classifica finale: Crest 330 energia, Phade 328 energia, Faràs 322 energia, Suthi 316 energia.

Epilogo
Appuntando un’enorme medaglia d’oro zecchino alla camicia coprente il possente petto di Fermat, mentre alle sue spalle Mivein si lasciava andare ad una quantità infinita di “ma… ma come… come è potuto succedere?!”, costringendo perfino Jun’oh ad asciugare in fretta le lacrime motivate dall’essere arrivato ultimo assieme al proprio popolo per battergli un paio di consolatorie pacche sulle spalle, la Veggente si concesse una risatina divertita e soddisfatta. Era stata una battaglia divertente, piena di colpi di scena da ogni lato e con un epilogo che prevedere sarebbe stato impossibile.

Per chiunque, tranne che per lei, ovviamente, si disse, mentre lasciava scivolare le dita sulle ampie spalle di Fermat e gli sussurrava all’orecchio di fermarsi dopo che tutti gli altri fossero andati via. Per festeggiare, ovviamente. Prima di dover partire per un altro viaggio.

Avvenimenti successivi

L’ambientazione è stata rivisitata da Manila durante il COW-T #3.5.

Le Cronache di Minthe raccontano una guerra avvenuta circa 300 anni dopo gli avvenimenti del terzo COW-T, tra i quattro popoli uniti per la difesa di Minthe e l’esercito invasore di un pianeta alieno.

COW-T #2

“Nun so se so’ i tramonti che me piacciono, o vede’ ‘sta città tinta de rosso.” (Sottotitolo dell’edizione)

La seconda edizione del COW-T – the Clash Of the Writing Titans è stata narrata su Mari di Challenge dal 14 gennaio al 16 marzo 2012.

Trama

Gli avvenimenti si svolgono circa 60 anni terrestri dopo quelli narrati nella prima edizione e sono narrati nuovamente dal punto di vista della Veggente Manila, organizzatrice e arbitro della contesa.

Sulla Landa di Nocturnia è in atto una guerra tra bande criminali per il controllo di Aimatopolis e delle sue fiorenti attività commerciali. I City Angels, i Mighty Knights, i Magic Sticks e i Blood Knights ignorano l’avviso di evacuazione della città e si sfidano sul campo: la fazione che avrà conquistato più territorio alla fine della contesa sarà decretata vincitrice, le altre dovranno sgombrare il campo o sottomettersi ad essa.

Schieramenti
  • City Angels, guidati da Dimitri Christopolous
  • Mighty Knigts, guidati da Antonio Cavalieri
  • Magic Sticks, guidati da Jake Wand
  • Blood Devils, guidati da Miguel
Emblemi

(per gli avvenimenti di ciascuna settimana, fare clic sul titolo della sezione)

Avvenimenti precedenti

Manila si stabilisce ad Aimatopolis alcuni anni prima degli eventi narrati nel secondo COW-T; in questa occasione stringe un rapporto di sincera amicizia con uno dei pochi esseri magici della Landa, la potente strega Giovanna. In città nessuno è a conoscenza dei poteri di Giovanna, e quest’ultima chiede a Manila di mantenere il segreto; Manila accetta, e l’aiuta a fondare il suo primo negozio di agroalimentari, I Meloni di Nonna Giovanna Frutta e Verdura.

Manila interviene sporadicamente nella già strisciante guerra tra bande, apparentemente basandosi solo sulle sue personali antipatie e simpatie; in realtà la Veggente agisce sulla base delle sue predizioni, preparando il campo per la futura contesa ed eliminando i possibili “pezzi ribelli” dalla scacchiera.

Antefatto
Già pochi minuti dopo il tramonto, la città era un deserto annegato nel rosso acceso del sole calante e nel lontano rumore sordo che le macchine dei pendolari producevano imboccando la statale per tornare uno ad uno nelle loro case fuori dal centro, in quei graziosi isolotti verdeazzurri che rispondevano al nome di sobborghi, e lungo le strade pedonali dei quali infiniti filari di villette bianche tutte uguali si avvicendavano col loro alternarsi di giardini e piccole piscine di gomma.

La Veggente – aveva avuto un nome, sicuramente, i suoi genitori dovevano avergliene dato uno quando era nata, ma nessuno ne era a conoscenza, e sebbene non avesse più di quindici anni sembrava aver già vissuto abbastanza da averlo dimenticato lei per prima – detestava i sobborghi, non avrebbe mai abbandonato il centro, neanche per tutto l’oro del mondo.

Naturalmente, poteva permetterselo solo perché, su di lei, non aveva alcun effetto il coprifuoco che le autorità avevano imposto ai cittadini nel disperato tentativo di preservare le loro vite dalla furia delle bande armate che imperversavano per le strade.

Nessuno avrebbe osato toccarla. In qualsiasi territorio, il suo ruolo era rispettato come sacro da alcuni, temuto come si teme qualsiasi cosa sconosciuta e inspiegabile dai più. Nessuno riusciva a comprendere i suoi poteri, ma la storia aveva insegnato loro a rispettare la sua parola, e così nessuno osava o avrebbe mai osato toccarla.

Il solito sorriso furbo ad increspare le labbra, giocando incessantemente con la piccola sfera di cristallo che pendeva come un ciondolo dalla catenina d’argento che portava al collo, la Veggente raggiunse il palazzo che chiamava casa – un rudere scoperchiato dal tempo e infestato da animali randagi di ogni forma e dimensione – e si inerpicò lungo le scale sbeccate di pietra che portavano fino all’attico; quando vi fu giunta, scalciò lontano da sé gli stivali borchiati e si sedette per terra a gambe incrociate, sistemando sulle ginocchia le pieghe della minigonna sdrucita, e dopo aver legato i capelli – misto confuso e intricato di ciocche bionde e rosa – in una coda alta dietro la testa, diede un paio di colpetti con le dita ai fondi di bottiglia spaccati che affollavano il pavimento di fronte a lei.

Sorrise, scorgendo immagini del futuro nel modo in cui la luce aranciata del sole al tramonto li faceva brillare.

*

I quattro uomini erano costretti fermarsi, ogni tanto. Il palazzo all’interrno del quale viveva la Veggente era uno dei pochi palazzi rimasti in piedi dopo l’abbandono coatto della città da parte della quasi totalità delle autorità e dei cittadini.

“La odio,” borbottò Miguel, comandante in capo dei Blood Devils, nell’aggrapparsi all’ennesima rampa di scale, “Perché vivere così in alto? Che stronza.”

Dimitri, comandante in capo dei City Angels, si voltò appena per scoccargli un’occhiata supponente. “Magari è tenuta a farlo a causa dei suoi poteri,” suggerì, “E comunque non stai facendo una gran figura ad arrancare così come un disperato, fratello,” aggiunse con un sogghigno.

“Qui nessuno è fratello di nessun altro,” si intromise Antonio, comandante in capo dei Mighty Knights, concedendosi una smorfia infastidita e sputando per terra mentre cercava di riprendere fiato prima di ricominciare la scalata, “E state un po’ zitti.”

“Siamo quasi arrivati,” li interruppe Jake, comandante in capo dei Magic Sticks, accennando col mento all’ultimo pianerottolo, “Magari adesso la pianterete.”

Uno sbuffo biondo e rosa di capelli lisci e sottili ondeggianti nell’aria anticipò l’apparizione del visino infantile della Veggente, che da dietro il parapetto si affacciò a guardarli salire l’ultima rampa di scale e poi fermarsi proprio di fronte alla porta scardinata del suo appartamento. “Siete arrivati!” squittì entusiasta, precedendoli all’interno nello scricchiolio inquietante delle assi del pavimento.

“Pochi scherzi, ragazzina,” sbottò Miguel, incrociando le braccia sul petto mentre si appoggiava alla prima parete priva di buchi disponibile, cercando di non dare a intendere quanto la salita l’avesse sfiancato, “Cos’è che vuoi?”

Apparentemente per nulla spaventato dal tono minaccioso della sua voce, la Veggente si sedette a gambe incrociate per terra e spiegò la gonnellina sulle ginocchia, sistemando i cocci di bottoglia sul pavimento prima di sorridere, voltandosi a guardare i suoi ospiti. “Ho un gioco da proporvi,” disse quindi in una risatina divertita.

I quattro uomini rimasero in silenzio, ed ascoltarono.

Prima settimana
Il gioco che la Veggente propose ai quattro comandanti in capo delle quattro più grandi bande rivali che spadroneggiavano per la città era un gioco sporco di sangue, come le strade di quella cittadina. Un gioco al massacro, teso a stabilire chi sarebbe riuscito, alla fine, a mettere le mani su tutto.

“Cosa c’è in palio?” chiese Jake, osservando la ragazzina con aria perplessa.

“La città, naturalmente,” rispose lei, sorridendo divertita, “Con la mia benedizione. E me.”

I quattro si fermarono all’improvviso, fissandola con stupore. Nel corso degli anni che si erano susseguiti da quando era arrivata in città, avevano visto quella ragazzina scatenare cataclismi, rendere uomini immortali, uccidere a distanza, solo con la forza del pensiero. Averla dalla propria parte valeva quasi quanto possedere ogni singolo edificio di quella città ormai prossima al crollo. Forse perfino di più.

Accettarono tutti e quattro.

“Bella scommessa che stiamo facendo, fratello,” disse Miguel, sarcastico, rivolgendosi a Dimitri mentre discendevano le scale per abbandonare il palazzo, “Sulla pelle di tutti quanti noi.”

Dimitri ci mise un po’ a rispondere. Quando lo fece, erano ormai quasi usciti nella più fredda sera invernale che ciascuno di loro ricordasse. “Qui nessuno è fratello di nessun altro.”

La prima settimana si chiude con la vittoria dei City Angels, che si portano in vantaggio (3 edifici) sulle altre fazioni(2 edifici).

Seconda settimana
“Tutto ciò è ridicolo,” borbottò Miguel, incrociando le braccia sul petto mentre la Veggente, ignorandolo platealmente, terminava di appuntare la medaglia al petto di Dimitri, senza peraltro risparmiarsi di sfiorarlo in maniera solo apparentemente del tutto casuale attraverso il tessuto sottile della camicia che l’uomo indossava.

“Lo dici solo perché la medaglia la volevi tu, Diavolo,” lo prese in giro Antonio, tirandogli una bottarella contro la spalla mentre Jake rideva complice della battuta.

Miguel li guardò entrambi con rabbia, scoprendo i denti in un ringhio furioso che gli altri si sentirono deliberatamente incoraggiati ad ignorare, visto che anche la Veggente lo faceva.

La ragazza si allontanò dal petto di Dimitri solo dopo una quantità sostanzialmente illegale di secondi, e battè le mani per attirare la loro attenzione. “Basta sciocchezze,” disse, interrompendo le loro risatine con un sorriso pericoloso, “Ho in mente qualcosa di carino per rendere più divertente il gioco.”

I quattro si guardarono l’un l’altro. Non poterono che tornare ad osservarla con terrore, mentre aspettavano di sentirle rivelare il suo piano.

E quel piano non piacque a nessuno dei quattro.

Vengono introdotte per la prima volta le sfide uno contro uno. I Blood Devils battono i City Angels, i Magic Sticks battono i Mighty Knights.

Classifica: Blood Devils, Magic Sticks e City Angels 5 edifici, Mighty Knights 4 edifici.

Terza settimana
L’espressione di Miguel sembrava particolarmente orgogliosa mentre la Veggente terminava di appuntare la medaglia fatta di vecchia stoffa e cocci di bottiglia al suo petto, proprio come poco prima aveva fatto con Jake.

“Guardalo, come sorride,” sghignazzò Antonio, dando di gomito a Dimitri, il quale si allontanò con un mezzo passo indietro, lanciandogli un’occhiata vagamente infastidita, mentre Miguel sollevava un medio nella generica direzione di entrambi. “Sì, fanculo anche a te,” borbottò Antonio in risposta a quest’ultimo, “E non c’è bisogno di allontanarti come se avessi la peste, eccheccazzo,” aggiunse voltandosi a guardare Dimitri, sputando per terra con aria offesa. “Veggente, voglio una medaglia anch’io,” disse quindi, voltandosi a guardare la ragazzina.

Lei ridacchiò, stringendosi nelle spalle. “Allora tu e la tua gente dovrete darvi più da fare, non pensi?”

“E se invece mi lasciassi stare qui per stanotte?” propose l’uomo, ammiccando, “Scommetto che domani mattina mi regalaresti tutte le medaglie che voglio.”

La Veggente ridacchiò un’altra volta, coprendosi vezzosamente la bocca con una mano. “Che stupido sei,” rispose con un sorriso sincero, allontanandosi dai quattro uomini in un paio di saltelli e lasciandosi poi ricadere per terra, in mezzo ai suoi adorati cocci di bottiglia. “Vediamo, come potremmo giocare questa settimana…?” borbottò fra sé, grattandosi il mento con aria pensosa.

Con quattro sospiri simultanei, Antonio, Jake, Miguel e Dimitri si sedettero assieme a lei, in attesa delle sue nuove direttive.

La terza settimana si conclude con la vittoria dei City Angels, che si portano in testa con 8 edifici; seguono Blood Devils e Magic Sticks con 7 edifici, e Mighty Knights con 6 edifici.

Quarta settimana
Mentre Dimitri osservava con orgoglio la nuova medaglia appuntata al proprio petto – quella settimana, la Veggente aveva dato fondo a tutta la propria arte, riducendo una delle sue minuscole gonnelline di pizzo a brandelli per realizzare una coccarda al limite fra il ridicolo e l’elegante – Miguel restava in disparte, le braccia incrociate sul petto e l’espressione più scazzata del mondo a piegare le labbra.

“Oh, che muso lungo,” commentò Antonio, divertito, dando di gomito a Jake, il quale diede segno di aver apprezzato la battuta, ridacchiando lievemente. Non parlava tanto, Jake, ma era sempre pronto a ridere delle battute di Antonio, specie considerato il fatto che fra Magic Sticks e Mighty Knights non era mai corso il cattivo sangue che, invece, scorreva a fiumi fra tutte le altre bande. “Ancora deluso perché gli Angels vi stanno tirando le piste?”

Miguel sollevò lo sguardo, lanciando ad entrambi un’occhiata truce che non ebbe però modo di rimanergli addosso più di tanto, perché nel giro di pochi secondi la Veggente gli gettò entrambe le braccia al collo, appoggiandosi con giocosa malizia al petto lasciato quasi del tutto scoperto dalla maglietta scollata che l’uomo indossava. “Miguelito…” quasi piagnucolò, sollevandosi sulle punte e premendo un indice contro la punta del suo naso, “Se continuate a battere così la fiacca, questa settimana gli Sticks vi faranno a pezzettini piccoli piccoli,” commentò annuendo.

“Che?” domandò Miguel, e quando capì dove la Veggente voleva andare a parare si lasciò sfuggire un lamento stanco, “No, non di nuovo…”

Sì. Di nuovo.

Secondo turno delle sfide a squadre. I Magic Sticks battono i Blood Devils; lo scontro tra City Angels e Mighty Knights è rimandato a causa di una irregolarità nella segnalazione delle storie.

Classifica: Magic Sticks e City Angels 10 edifici, Blood Devils 9 edifici, Mighty Knights 8 edifici.

Quinta settimana
Si sarebbe potuto dire senza troppi giri di parole che Antonio fosse un uomo dal temperamento focoso. Nel corso della sua breve ma intensa carriera alla guida dei Mighty Knights, aveva sempre dato prova di grande impulsività, ma anche e soprattutto di grande ardore, ardore che era anche uno dei motivi per cui si trovava difficile resistergli, come alcuni personaggi all’interno dell’appartamento della Veggente sapevano fin troppo bene.

Di Dimitri si sarebbe invece potuto affermare tranquillamente il contrario: ponderato, pacato, combattivo ma sempre con le mani ben strette attorno alle redini dei propri sentimenti, nessuno l’aveva mai visto perdere il controllo o cominciare a sragionare. Era un ottimo capo, perfetto per i City Angels, ma indubitabilmente un tipo freddo, distaccato, a tratti perfino disinteressato.

Eppure, nonostante questa plateale differenza che avrebbe dovuto, in teoria, impedire loro di azzuffarsi, era esattamente questo ciò che stavano facendo, rotolandosi ringhiando e mordendo fra le assi sconnesse del pavimento, abbaiandosi addosso una sequela di insulti dietro l’altra senza soluzione di continuità.

La Veggente, dopo aver appuntato al petto di un raggiante Jake la sua nuova medaglia, fra i soliti grugniti e sospiri di Miguel, aveva poi proseguito annunciando che non le era stato possibile scegliere un vincitore fra City Angels e Mighty Knights, e da lì era scoppiata la rissa, mentre lei, eternamente soddisfatta di se stessa, si sedeva per terra a gambe incrociate, invitando gli altri due capi a prendere un tè in sua compagnia.

Sorseggiando tè ai mirtilli e frutti di bosco da una tazza sbeccata in ceramica rosa con decorazioni di orsetti sul bordo, Miguel gettò uno sguardo ai due litiganti e poi alla Veggente. “Non è che c’è speranza che, se uno dei due o entrambi muoiono, possiamo dividerci noi le loro medaglie e i loro edifici?”

La Veggente ridacchiò, allungandosi a recuperare una zolletta di zucchero dalla ciotolina in plastica azzurra con un enorme elefantino dagli occhi a palla disegnato su un fianco, e poi mandandola giù come fosse stata una caramella. “Naturalmente no, Miguelito,” rispose serenamente, “Perché, c’è qualcosa che loro hanno e che tu vorresti?”

“Be’, le medaglie!” rispose Miguel, un po’ stizzito.

Jake sorrise affabile. “Forse ci farebbero più comodo gli edifici,” ironizzò.

La Veggente gli lanciò un’occhiatina soddisfatta, sorseggiando un po’ del proprio tè. “E se vi dicessi che questa settimana potreste rubarvi un edificio a vicenda, come la prendereste?”

Vengono introdotte le missioni “ruba-edifici”; nel giro di furti di edifici, i City Angels guadagnano un edificio, perso dai Magic Sticks, mentre Blood Devils e Mighty Knights lasciano il saldo invariato. Alla fine della settimana, i Mighty Knights si aggiudicano il round.

Classifica: City Angels 11 edifici, Magic Sticks, Blood Devils e Mighty Knights 9 edifici.

Sesta settimana
Jake stava ormai fissando il vuoto da più di dieci minuti, quando la Veggente sbuffò, rivolgendosi a Miguel e Dimitri. “Lasciamo perdere,” sentenziò infastidita, “Vogliamo proseguire? Gli passerà.”

Miguel si voltò a guardare Dimitri, dopo aver occhieggiato curiosamente Antonio intento a cercare di consolare Jake con poderose ma gentili pacche sulle spalle, dall’altro lato della stanza. “Ma che gli è preso?” domandò, indicando il patetico quadretto con un pollice.

Dimitri scrollò le spalle, concedendosi un ghigno sardonico. “Hanno perso un edificio,” rispose.

“Ah,” annuì Miguel, adesso vagamente divertito, “Nel corso di una battaglia nel quale era quasi praticamente impossibile farlo? C’è del genio,” commentò, voltandosi nuovamente verso Dimitri e poi inarcando un sopracciglio. “Tu comunque mi sembri fin troppo felice, considerando il fatto che la tua bocca in genere è una linea immobile e i tuoi occhi sembrano usualmente privi di vita.

Il ghigno sulle labbra di Dimitri si allargò. “L’hanno perso contro di noi, l’edificio,” rise soddisfatto. 

Miguel batté le palpebre un paio di volte, prima di arrendersi a propria volta ad un ghigno divertito. “Che bastardo,” rise, incrociando le braccia al petto, “Sai che potresti perfino cominciare a piacermi?”

La veggente sbuffò, battendo nervosamente un piede contro le assi sconnesse del pavimento. “Avete finito o no di flirtare?” li rimproverò, prima di sedersi per terra e cominciare a maneggiare i suoi adorati cocci di bottiglia. “Sapete cosa vi dico? State cominciando a divertirvi troppo. Questo è il mio gioco, non il vostro,” concluse con un sorriso, voltandosi a guardare i quattro uomini con aria pericolosa, e costringendoli a deglutire spaventati. “Vediamo se possiamo riuscire a renderlo un po’ più difficile.”

Terzo e ultimo turno delle sfide a squadre. I City Angels battono sia i Magic Sticks, sia i Mighty Knights nel recupero della quarta settimana; i Blood Devils battono i Mighty Knights.

Classifica: City Angels 15 edifici, Blood Devils 12, Mighty Knights 12, Magic Sticks 11 edifici.

Settima settimana
Seduta sul proprio letto a baldacchino – che poi tanto letto non era, dal momento che era più che altro un informe agglomerato di materassi e cuscini appoggiati sul pavimento, sopra i quali scivolava una lunga tenda di seta rosa sorretta in alto da due sottili assi sbilenche – la Veggente contava divertita le medaglie appuntate sul petto di Dimitri, il quale teneva rispettosamente il capo poggiato sulle di lei ginocchia e, sempre molto rispettosamente, la lasciava fare senza muovere un muscolo, sorridendo soddisfatto.

“Be’, a questo punto direi che possiamo anche levarci tutti dalle palle,” borbottò nervosamente Miguel, strappandosi con un certo risentimento le medaglie acquisite col tempo dal gilet di pelle, e gettandole furioso per terra, “Tanto ormai quello che fatto è fatto, no? Cosa continuiamo a combattere a fare se comunque quelli hanno già vinto?”

La Veggente non rispose, continuando a sfiorare le medaglie di Dimitri con la punta delle dita, rigirandosi le ciocche già spettinate dei suoi capelli biondi chiari fra le dita dell’altra mano.

“Ma quella figurarsi se mi ascolta…” ringhiò Miguel, risentito, stringendo i pugni lungo i fianchi.

“Cos’è, fratello, sei arrabbiato?” lo prese in giro Antonio, mentre Jake ridacchiava al suo fianco, “Mi sembra che qui abbiamo tutti motivi per sentirci presi in giro, ma nessuno di noi sta ringhiando come una bestia inferocita come te.”

“Ti conviene tacere,” ululò Miguel, voltandosi a guardarlo con occhi fiammeggianti di rabbia, “O io–“

“O io mi arrabbierò moltissimo,” interloquì finalmente la Veggente, sollevandosi in piedi con grazia e scivolando giù dal letto, per poi sedersi per terra poco distante da loro, intenta a giocare coi suoi cocci di bottiglia. “Chi ha detto che il gioco è finito?”

Jake inarcò un sopracciglio, grattandosi confusamente la testa. “Be’, gli Angels hanno messo le mani su quasi tutta la città, ormai. Non c’è niente che possiamo fare per–“

“Non c’è niente che voi possiate fare per ribaltare la situazione,” ridacchiò divertita la Veggente, “Ma io posso cambiare le regole, e darvi una speranza. Altrimenti sarebbe tutto così estremamente noioso!”

Miguel fu il primo a sedersi a gambe incrociate di fronte a lei. “Parla,” le disse, mentre Jake ed Antonio lo imitavano, prendendo sgraziatamente a calci i peluche ammonticchiati sul pavimento per farsi spazio.

Fu la prima ed unica volta che Dimitri abbandonò l’appartamento sbattendosi la porta alle spalle senza neanche aspettare che la Veggente avesse finito di parlare.

La settima e ultima settimana si chiude con la vittoria dei Blood Devils. La classifica finale vede i City Angels con 16 edifici, i Blood Devils con 15 edifici, i Mighty Knights con 12 edifici e i Magic Sticks con 11 edifici. I City Angels vincono il secondo COW-T.

Epilogo
“Coraggio, fratello,” sospirò Antonio, battendo una pacca sulla spalla del Miguel più ingrugnito che si fosse visto da quelle parti nelle ultima settimane – settimane che, dei grugni di Miguel, erano state intensamente ripiene, il che era dire qualcosa sulla lunghezza e sull’intensità della smorfia immusonita che Miguel stava tenendo caparbiamente su da ormai una quantità probabilmente illegale di minuti, “Vi rifarete, prima o poi, no?”

“Non me ne frega niente di rifarmi!” sbottò Miguel, le braccia incrociate sul petto, voltandosi a guardare con aria severa la Veggente, appollaiata sul davanzale della finestra priva di vetri che dava sul tramonto acceso che inondava di luce rossastra le strade deserte della città, “Lei lo sapeva già che sarebbe andata a finire così! Prolungare la guerra è stato del tutto inutile, un capriccio di una ragazzina annoiata e basta!”

“Miguel, taci, una buona volta,” lo rimproverò Dimitri, apparendo al suo fianco e scoccandogli un’occhiata fredda e severa, le sopracciglia sottili aggrottate, “Tu e la tua gente avete perso. E’ andata così. Accettalo.”

“E poi, conoscendo quella ragazzina, come minimo fra un altro anno si sarà annoiata abbastanza da voler ricominciare il gioco da capo,” suggerì Antonio, conciliante, mentre Jake annuiva partecipe al suo fianco, “Allora potrai riprovarci,” ghignò, “Potremo riprovarci tutti.”

La veggente lanciò ai quattro soltanto un’occhiata distratta, prima di tornare a guardare il tramonto incendiare il cielo. Il piccolo ciondolo sferico trasparente ardeva degli stessi bagliori che scuotevano la volta celeste, e la veggente sorrise, nel ripensare alle parole di Antonio. Sicuramente l’anno prossimo sarebbe stata annoiata abbastanza da riprovarci, è vero. Ma quei quattro non sarebbero stati lì per vederlo.

O forse, lei non sarebbe più stata lì per mostrarlo a loro.

Avvenimenti successivi

I City Angels hanno assunto il controllo della maggioranza delle attività criminali di Aimatopolis, che nel giro di poco tempo è tornata a buoni livelli di ricchezza. Dimitri ha stretto un’alleanza strategica con Miguel, mentre Antonio e Jake hanno sgombrato il campo dedicandosi ad altre attività.

Poco dopo la fine della contesa, Nonna Giovanna ha espanso in molte Lande del Multiverso il suo impero commerciale, trasformando “I Meloni di Nonna Giovanna Frutta e Verdura” in una holding leader nell’industria agroalimentare. È anche main sponsor di Lande Di Fandom.

La Landa è stata rivisitata da Manila durante il COW-T #3.5.

A seguito degli eventi del settimo COW-T Aimatopolis è stata completamente distrutta; molte sono state le vittime, tra cui Nonna Giovanna, mentre i sopravvissuti sono stati evacuati nelle altre città della Landa o si sono spostati su altre Lande.