COW-T #7

“Six Minutes To Midnight” (Sottotitolo della settima edizione)

La settima edizione del COW-T – the Clash Of the Writing Titans è stata narrata su Mari di Challenge dal 21 gennaio al 22 marzo 2017.

Trama

Gli avvenimenti si svolgono sei anni dopo dopo gli eventi narrati nella sesta edizione.

È il secondo COW-T narrato dal punto di vista di Celes, figlio della Veggente regnante Manila e attuale Veggente in carica, e il primo arbitrato dallo stesso. Nata Celestia, e quindi biologicamente femmina così come richiesto alla stirpe delle Veggenti, Celes si sentiva a disagio nel proprio corpo e, aspirando da sempre a essere un maschio, è riuscito nel suo intento con l’uso della magia metamorfica di Titania.

Su Tanit, il pianeta dove risiede dalla creazione del Polyverso, la multimillenaria stirpe delle Veggenti, esseri femminili senza tempo capaci di intervenire nei destini dei mondi, Manila e Celes stanno scegliendo dove ambientare la battaglia nota come “Clash of the Titans”; è la prima volta per Celes, dopo i suoi studi all’Accademia Magica di Titania e il suo percorso di accettazione che l’ha portato a essere il primo Veggente transgender, e sua madre ci tiene a che sia la migliore battaglia possibile.

Dopo una serie di valutazioni che li portano a scartare mondi vecchi e nuovi, Celes azzarda l’idea di far scontrare non quattro personalità o quattro popoli, ma addirittura quattro Lande.

Per la prima volta vengono visitate più Lande nel corso di una sola edizione, e per la prima volta tutti e quattro i protagonisti principali provengono da Lande diverse e completamente nuove.

Schieramenti
  • Ailin “Oltre-le-nuvole”, dalla Landa di Tshivinzemlya, & Abilene dell'Angelo
  • Clun Kemrit, dalla Landa di Qides, & Cyprian della Spada
  • Mickal Nogarsson, dalla Landa di Ysmaros, & Metacomet dell'Incanto
  • Vibidius Jourtas Retis, dalla Landa di Somrak, & Lacros del MartelloLænton dell'Alba
Lande visitate e PERSONAGGI SECONDARI
  • Glaevia
  • Leda
    • Artémis d'Apollon-Harlequin (citata)
    • Forseti Solensson (citato)
    • Marina Rojas Muñoz (citata)
    • Nox
  • Manastroem
  • Nocturnia
    • Antonio Cavalieri
    • Dimitri Christopolous (disperso)
    • Jake Wand
    • Langley
    • Miguel (disperso)
    • Nonna Giovanna (deceduta)
  • Qides
  • Tanit
    • Shannen
    • Soriana Titutita
    • Vesper del Crepuscolo
  • Terra #0 - Fandom
  • Terra #317
    • Brandi Fiffi McFiffens III
    • Daneela McOyster
    • Lalla Sandiego
    • Pazuzu
    • Tasha (citata)
  • Titania
    • Kaja Reginleifsdottir
    • Lady Bluebelle
    • Lady Ruby
    • Millicent Flowerbloom
  • Volqaria
  • Ysmaros
    • Aya Nogarsson
    • Helena
    • Sir Galahad

 

(per gli avvenimenti di ciascuna settimana, fare clic sul titolo della sezione)

Antefatto
“Io ci terrei molto a tornare ad Aimatopolis. La mia amica Giovanna ne sarebbe oltremodo felice.”

Celes sbuffa per la quarta volta, in risposta al quarto tentativo di sua madre di imporgli i propri suggerimenti. “Madre, ne abbiamo già parlato.”

“Tesoro, tu sei ancora alle prime armi. Quando avrai la mia età…”

“… sarò noioso come te…” borbotta Celes, ma lei per fortuna non lo sente e continua a pontificare.

“… avrai appreso che la vita di una Veggente è fatta di cicli che intersecano altri cicli, di schemi e coincidenze che noi Fuori-Dal-Tempo continuiamo a riproporre, e a vederci riproporre, nel corso della nostra esistenza eterna.”

“Non me la sento di insanguinare un pianeta–“

“Una Landa, tesoro. Solo perché in quasi tutte le Lande c’è un solo pianeta abitato, non significa che tu debba ignorare le lune, le stelle e gli altri oggetti del cosmo.”

“Non me la sento di far scoppiare una guerra su una Landa per niente,” puntualizza.

“Be’, allora torniamo ad Aimatopolis, lì la guerra è una costante delle esistenze.”

“No, Madre.” Celes scruta nel Cristallo delle Lande, l’icosaedro purissimo che permette di viaggiare in un istante attraverso mondi lontani nel tempo, nello spazio e nelle possibilità alternative della loro storia, osservandoli a distanza o al loro interno. Molte delle Lande che scorrono davanti ai suoi occhi non sono mai state visitate neppure da sua madre; molte altre non hanno mai conosciuto la spietata carezza di una Veggente. Ancora di più soggiacciono nell’ombra.

“Che posto è questo?” chiede, indicando un’immagine nel Cristallo. Un pianeta lussureggiante, ricoperto di fiumi e foreste, pervaso di tamburi, battiti di ali, ruggiti e barriti. “È bello, armonioso. Mi piacerebbe viverci.”

“Tshivinzemlya,” sussurra Manila. “Non ti piacerebbe viverci. Una Landa istintiva, selvaggia, primordiale nella sua magia. Preferirei davvero Ysmaros, a quel punto.”

“Non avevi detto che era noiosa?” ribatte Celes, sorridendo perfidamente.

“Per me lo è. La conoscenza non è molto attirata dalla conoscenza. E draghi ed elfi hanno perso interesse molto tempo fa, per me.”

“E questa?” Celes indica un pianeta parzialmente desertico, con città enormi che si sviluppano fin oltre il cielo. “Impressionante.”

“Qides, i geni della meccanica. Sarà un po’ difficile organizzare uno scontro tra titani, le uniche rivalità che conoscono sono quelle delle gare di invenzioni. Con quella loro tecnologia arretrata, poi.”

Celes alza gli occhi al cielo, prima di posarli sul Cristallo: la notte sensualmente illuminata che si distende davanti a lui gli ricorda Langley, con una fitta di disagio, e poi Shannen, e Nox e Helena. Si chiede per un attimo cosa stiano facendo i suoi amici, ora che sono tornati ad aiutare le loro Lande di origine, o quelle di adozione.

“Ho un figlio peccaminoso?”

“Madre!”

“Stai fissando Somrak da dieci minuti buoni. Solo chi agogna una frustata lo fa.”

“Cos’è, una Landa sadomaso?”

“In buona parte,” ride Manila, “ma le fazioni sono soltanto due. Dovrai impegnarti parecchio, se vorrai andare lì. E non nel senso che vorrebbero i suoi abitanti.”

Celes sbuffa per la quinta volta, stizzito. Poi si illumina tutto in volto.

“Madre… forse sono troppo ambizioso?”

Il giorno prima del lancio del COW-T 7, sul canale Twitter @LaVeggente (rinominato “Tanit News 24”) viene raccontato in una meta-cronaca un attentato avvenuto al Palazzo d’Estate di Tanit. La Veggente Manila viene gravemente ferita e rischia di morire, mentre il Cristallo, origine dei suoi poteri, è andato distrutto.

La prima contesa organizzata e arbitrata da Celes viene pertanto accantonata, in favore di una “missione di salvataggio”.

Prima settimana
Dolore. Polvere. Celes si risveglia coricato su un fianco, e percepisce immediatamente le fitte nei punti in cui gli si è scorticata la pelle; a parte quello, non gli sembra di aver niente di rotto o squarciato, perciò prova cautamente a mettersi in piedi, riuscendoci.
Non riconosce ciò che i suoi occhi registrano. Un’intera ala del Palazzo Reale è crollata, quella di fronte a lui; se non si fosse allontanato per la noia del discorso di sua madre–

Per tutte le Lande.

“Madre!” esclama, paralizzato dall’orrore, ma la necessità di sincerarsi che la sua famiglia stia bene prevale anche su quello: “Madre! Madre!” ripete, e si fa strada tra le macerie, aiutando zia Abilene a disincastrare il suo abito da gran pompa da un muro crollato, registrando che zio Cyprian e gli stranieri convocati per la Lotta – una cosa così stupida, adesso – sono tutto sommato illesi, individuando Vesper che si regge un fianco inzuppato di sangue, ma che sembra in grado di camminare appoggiata a–

“Papà! Vesper!” strilla, stringendo i fianchi sottili di Metacomet, rassicurato dalla carezza debole di Vesper. Senz’altro anche sua madre sarà un po’ sconvolta, coi vestiti strappati, ma starà bene, si dice mentre sposta macerie dai cumuli più elevati.

Poi vede una mano, la mano che conosce meglio delle proprie, spuntare da una frana più grande delle altre; senza più forze, stringe un mucchietto di schegge che brillano debolmente.

Lacros grida, disperato, quando li raggiunge, e inizia a scavare con le mani e le unghie, come se ne andasse della vita di tutto il Polyverso.

Cosa che in effetti è.

*

“La legge è molto chiara in proposito, Celes,” dice Vesper, la voce affranta ma ferma, nel tentativo impossibile di infondere calma nel proprio figlio adottivo. “Devi giurare come reggente. E in quanto tale, non puoi lasciare Tanit finché Manila non sarà in grado di riprendere il trono, o finché non avrai designato un erede. Se Manila…” tira su col naso, a disagio al solo esprimere l’idea. “No, niente. Non pensiamoci adesso.”

“Se Manila muore, non mi preoccuperei di una stupida legge per far sposare Celes con un qualche baronetto di Tanit!” esclama Metacomet, irritato e impaurito insieme. “Il Cristallo delle Lande è distrutto… il talismano più potente di tutti gli universi, il mezzo di trasporto istantaneo tra le Lande, il custode dei pianeti indifesi contro le forze del male…”

“… infranto in un unico attacco,” completa Cyprian. “La Veggente in carica ferita da una lama avvelenata e in coma, nel trambusto di un attacco che ha colpito il Palazzo di Tanit. Un luogo nascosto a molti, anche se non a tutti.”

Laenton entra nel Consiglio, trafelato e in preda a una crisi di pianto. “A Sua Altezza non resta molto tempo. Sette settimane, forse meno. Il veleno si fa strada nelle sue viscere, e non vi è modo di fermarlo, solo di rallentarlo.”

“Dobbiamo restare qui a vederla…”

“No.”

Sono quattro le voci che si sovrappongono quasi in contemporanea: i quattro stranieri, che guardano verso Celes, sapendo per istinto che è lui la maggiore autorità nella stanza.

“Veggente, siamo addolorati per la vostra sciagura,” si fa avanti Vibidius, il mago proveniente dalla Landa della libertà e del crepuscolo, Somrak. “La magia sul nostro mondo è vasta e potente, e io l’ho studiata per anni. Ritengo di poter individuare e distillare un antidoto abbastanza potente per la vostra signora madre.”

“Non hai sentito il cerusico?” commenta Mickal, il mezzelfo di Ysmaros – la Landa che riecheggia nella fantasia degli uomini, la fonte della conoscenza; “Le mani di re sono mani di guaritore, dice la profezia, eppure non c’è guarigione che io possa impartire alla Veggente. Ci sono talismani potenti nelle mie terre, che non hanno eguali nel Polyverso. Permettetemi di ritrovarli e di portarli qui, signor Celes.”

“Serve magia, è vero,” conviene Ailin, lasciando che le sue ali screziate fremano un istante: Tshivinzemlya è la sua Landa, un mondo dove il potere più selvaggio può comunque trovare una propria armonia. “Serve magia della più potente e fine, che possa essere plasmata allo scopo in questione: salvare una vita, la vita di Occhioluce-pan, e i nostri mondi con essa. Gli artefatti di Mikael-vin sono oggetti magici, ma hanno certamente uno scopo diverso da quello che ci è necessario; e un filtro magico, come quello proposto da Vibidius-vin, non contiene abbastanza magia, a mio avviso. Sul mio mondo posso tessere una magia, Occhiogiovane-pan, come mai se ne sono viste negli universi: chiederò al mio popolo, a tutti i popoli di Tshivinzemlya, di tesserlo con me. Una volta imbrigliata la magia…”

“Torniamo indietro nel tempo!” La voce di Clun squilla come campane di bronzo, e sovrasta il mormorio simile ad acqua tenuto da Ailin. “Posso costruire una macchina del tempo, Qides è piena di marchingegni che possono fare al caso nostro! Non dovremo ricorrere a nessuna magia, nessun grado di incertezza: torniamo indietro nel tempo, sventiamo l’attacco. Salva la Veggente, salva il mondo!”

“Questa l’ho già sentita,” mormora Mickal, l’espressione assorta nel tentativo di ricordare.

“Basta.” Celes si alza, fingendo al meglio tutta la sicurezza di cui ha bisogno. “Non so chi abbia ragione, tra voi, ma non si dica che non abbia provato ogni mezzo per salvare mia madre. Andate sui vostri mondi. Completate le missioni che vi siete preposti. Tornate qui, e sarete ricompensati. Zia Abilene,” dice, voltandosi verso la squinternata drag-queen assisa su un trono intagliato, “accompagna Ailin. Zio Cyprian, con Clun. Papà, vai con Mickal, farò io la guardia alla mamma.” Guarda verso Vesper, che scuote il capo.

“Io non lascio il capezzale di tua madre. Non parti tu, non parto neppure io.”

“Potresti salvarla.”

“Lei mi ha scelta. Ci ha messo sette settimane a scegliermi. Io non passerò sette settimane a vederla morire senza prodigarmi al suo fianco. Lacros, ci andrai tu, con Vibidius.”

Lacros impiega qualche istante a riscuotersi dalla paralisi, realizzando lentamente quanto ha chiesto Vesper. “Io?”

“Sì, tu. Se proprio non vuoi andare da solo, prendi quella megera di tuo marito e vai con lui. Siamo circondati dall’intera Guardia Reale, nel punto più inattaccabile del Palazzo d’Estate, non ci attaccheranno una seconda volta. Io di una sgualdrina non mi fido.”

“Ci vuole una sgualdrina per riconoscerne un’altra,” concede Vibidius, con un sorriso beffardo. “Per fortuna voglio salvare l’universo.”

“Basta così.” Celes alza una mano. “Qui combattiamo una battaglia per salvare l’intero Polyverso, non per vincere la vittoria. Non fallite, o non ci sarà più niente da salvare.”

La prima settimana è vinta da Mickal Nogarsson. Il Team Ysmaros si porta in vantaggio (4%) sulle altre squadre (2%).

Seconda settimana
“Pensi che così possa funzionare?”
Ailin solleva lo sguardo, incontrando gli occhi carichi di preoccupazione di Abilene. Vorrebbe dirle che, così turbato, il suo spirito non potrà essere di nessun aiuto nel corso della loro ricerca. Poi si rende conto che non sono passati che pochi giorni da quando ha visto la persona alla quale probabilmente tiene di più in tutto il polyverso travolta dalle macerie, e sospira con pazienza, tornando a guardare il foglio sul quale sta ininterrottamente lavorando da quando sono arrivati su Tshivinzemlya.

“Se i miei calcoli sono corretti, questi totem,” spiega, mostrandone i progetti ad Abilene, “Saranno sufficienti ad incanalare abbastanza energia da portare a termine l’incantesimo. Ora, tutto quello che ci serve è una struttura. Una formula precisa, parole adatte, un rituale da seguire. Ottenuto questo, dovremmo farcela.”

Abilene annuisce seria. Sfila i progetti da sotto le sue braccia – si macchiano di inchiostro, ma il testo è ancora visibile. Li arrotola con cura, chiudendoli con un nastro che sfila dai propri stessi capelli, che scivolano pallidi e sottili lungo le sue spalle e la sua schiena.

“Se è una teoria solida, quella di cui abbiamo bisogno, so esattamente dove andare.”

*

“Chiave inglese,” dice Clun, sepolto a metà sotto il marchingegno la cui forma Cyprian non sarebbe in grado di descrivere se non come qualcosa di mostruoso, incompleto e a tratti perfino avvilente.

“Clun, abbi pazienza,” sospira, passandogli comunque lo strumento di cui ha bisogno, “Non sono sicuro che—“

“Funzionerà,” Clun non lo lascia nemmeno finire di parlare. La sua mano – e solo quella – spunta da sotto la macchina del tempo in divenire sulla quale sta lavorando. Cyprian osserva quella mano coperta di calli sparire da dove è venuta portando con sé la chiave inglese, e poi l’aria torna a riempirsi di suoni metallici spaventosamente simili a martellate.

“Non sono sicuro che sia così che si usa una chiave inglese.”

“Senti,” borbotta Clun, sporgendosi da sotto il trabiccolo. La sua faccia è coperta di olio e macchie nere di dubbia provenienza, “Lo ben saprò come si utilizza una chiave inglese. L’ho inventata.”

“Ah, davvero?”

“Ebbene, se vuoi saperlo, erano gli Anni del Ferro, e—“

“No, Clun,” Cyprian sospira, scuotendo il capo, “Non abbiamo tempo per questo.”

Irritato per l’interruzione, Clun scivola fuori sul suo carrello e si mette in piedi, spolverandosi sommariamente la polvere di dosso. “Ebbene,” borbotta, “Visto che non c’è tempo da perdere, sarai lieto di sapere che il mio lavoro qui è finito. Nel senso che ho fatto tutto quello che era possibile fare qui su Tanit. Per completare la macchina, ho bisogno di alcuni pezzi che posso trovare solo su Qides. Una volta lì, in un paio di giorni dovrei riuscire a portare a termine il lavoro.”

Sorpreso ma sollevato, Cyprian sorride. “Un paio di giorni?” ripete incredulo.

Clun distoglie lo sguardo, vagamente imbarazzato. “Non dicevi che non c’era tempo da perdere? Vuoi perdere tempo facendomi ripetere cose che so hai sentito perfettamente? Muoviamoci, no?”

Cyprian ride, annuendo. “Chiederò a Celes una via aperta per Qides entro stasera.”

*

”…e in aggiunta a tutto questo,” spiega il rappresentante dell’Alleanza della Luce, mentre Metacomet, seduto in un angolo, si trattiene a stento dall’urlare che non è qui per perdere tempo dietro ai problemi di una singola landa mentre l’intero polyverso minaccia di andare in pezzi, “l’impero nanico di Hunkl è sotto assedio da parte dei draghi, gli orchetti del nord razziano i villaggi di Avalot e gli eserciti pirati tengono le fortezze sulle coste sotto assedio. La situazione è critica, Mickal.”

“Galahad, non ti ho convocato per fornirmi ulteriori rompicapo da risolvere, ma per aiutarmi a trovare una soluzione,” borbotta Mickal, frustrato.

L’uomo di fronte a lui sospira pazientemente, scrollandosi i lunghi capelli bruni dalle spalle. “Ho portato questo,” dice, porgendogli un involto. Mentre Mickal ne svela il contenuto, spiega: “È in quarzo ambrato. Un materiale che reagisce alla magia, specialmente a quella di Tanit. Brillerà quando si troverà vicino ad altri artefatti che contengano magie gemelle. Dovrai viaggiare, ma questo ti faciliterà il compito.”

Commosso, Mickal si solleva in piedi, stringendo il ciondolo della collana fra le dita. “Galahad…” sussurra, “È… so cosa rappresenta per te questa—“

“Non c’è bisogno di ringraziare,” Galahad guarda altrove, nascondendo l’imbarazzo. “L’Alleanza della Luce terrà sotto controllo la situazione tanto a lungo quanto potrà,” promette, pima di tornare a guardare Mickal e Metacomet, “Ma fate presto.”

*

”Lænton, ti prego, non puoi tenermi il muso per questa cosa.”

“Non lo sto facendo, infatti.”

“Sì che lo stai facendo. Ti conosco. Tu tieni il muso così.”

“Comportandomi in maniera assolutamente normale?”

“Sì. Bisogna imparare a leggere le tue sfumature, e le tue sfumature dicono chiaramente che sei arrabbiato con me.”

“Mio amato, sono abbastanza sicuro di non avere affatto sfumature.”

“Non posso controllare la mia preoccupazione!”

“Nessuno te lo chiede.”

“Ma tu provi risentimento nei miei confronti perché continuo a pensare a lei!”

“Sei tu a dirlo, non io.”

“La vostra situazione sentimentale dev’essere ben stramba,” li interrompe Vibidius, sfogliando le pagine del tomo sul quale è chino da ore, “Se i vostri litigi coniugali hanno tutti la sorella di uno di voi due come centro.”

Lacros e Lænton si voltano a guardarlo, aggrottando le sopracciglia.

Piuttosto,” dice quest’ultimo, “Sei riuscito a trovare ciò che stavi cercando?”

“Ebbene sì,” commenta Vibidius con un sorriso, sollevandosi in piedi, “Nonostante il vostro continuo bisticciare mi abbia dato più problemi del caos sulla mia landa, credo di aver trovato la soluzione. Un filtro in grado di risanare chiunque da qualsiasi malattia debilitante. Il primo ingrediente ci attende su Leda.”

Non visto, Lacros lascia che i suoi occhi si illuminino di speranza.

*

Nell’oscurità appena rischiarata dalle candele della camera da letto di Manila, Celes stringe la mano inerte ed esangue di sua madre, cercando di trattenere le lacrime. “Torna da me,” continua a pensare con insistenza, come in una preghiera, e davvero pregherebbe, se credesse in qualcosa oltre che nella sua forza di volontà, e in quella di Manila stessa, “Sconfiggi qualsiasi cosa sia che ti tiene prigioniera, e torna da me. Ho bisogno di te. Mamma.”

“Celes,” la voce di Vesper, appena un sussurro, lo disturba. Si volta verso di lei, e si prende un secondo per godersi la carezza sulla nuca che lei gli offre, con una dolcezza inedita. “Sono arrivati.”

Il cuore di Celes accelera i battiti. Batterà due volte più veloce, anche per quello di sua madre, fin quando lei non si sarà ripresa.

Sulla soglia della stanza, si stagliano le figure familiari di Shannen e Langley. Celes lascia andare la mano della madre solo per correre loro incontro. La sua figura sottile scompare fra le braccia di Langley, mentre Shannen gli accarezza i capelli, passando le dita fra le ciocche bionde e rosse.

“Non so dirvi cosa significa per me avervi qui,” dice, il volto premuto contro il petto di Langley.

Che si volta a guardare Shannen con occhi carichi di apprensione, prima di dire, “Guai, purtroppo.”

La settimana è appannaggio di Mickal Nogarsson e Ailin Oltre-le-nuvole. Classifica: Ysmaros 10.5%, Tshivinzemlya 8.5%, Qides e Somrak 7%.

Terza settimana
“Vi dico che ho già mandato emissari al cospetto della Veggente, e la vostra presenza qui è del tutto superflua, signori,” ribadisce compitamente la preside Flowerbloom, assisa su un trono intrecciato di foglie d’acacia, rami d’acero e more di bosco. More a causa delle quali ovviamente la sua tunica bianca si è tutta macchiata.

“E io ti ripeto per l’ennesima volta che non siamo qui per i tuoi stupidi messaggi, vecchia pazza! Per tutti gli dei!” strilla Abilene, le mani nei capelli, “Tutto ciò che vogliamo è libero accesso all’ala segreta della Bibliotecarcana! Sto cercando di fartelo capire da mezz’ora ma vedo che i venti felici anni che ho passato lontana da questa scuola orribile non sono serviti a migliorarti come veggente, né tantomeno come essere umano!”

“Quanta maleducazione,” borbotta la preside, distogliendo oltraggiata lo sguardo, “Sei sempre stato un ragazzino scostumato, giovane Abilene dell’Angelo.”

“Sono femmina adesso, sciroccata arteriosclerotica! Occielo, perché non mi ascolti?!”

“Abilene,” si intromette Ailin, osservando la scena con mal dissimulato sconcerto, “Chi è questa donna, e perché non ci lascia passare?”

“Non posso perché sono prigioniera, giovane piccione piumato.” La preside prova a sollevare entrambe le braccia, mostrando l’intrico di rami che le blocca. “Il mio trono è diventato un frutteto. E poi ha preso vita.”

“Se resto in questa stanza un secondo di più…” ringhia Abilene, fuori di sé dalla rabbia. Fortunatamente, la porta della sala si apre, lasciando passare la vicepreside Kaja che, trafelata, si avvicina a grandi passi, i capelli biondi che le ondeggiano lungo le spalle.

“Sono arrivata non appena ho saputo!” dice, a corto di fiato, “Abilene, perdonami. Tu e il tuo compagno potete seguirmi da questa parte. Vi garantirò io stessa accesso incondizionato alla Bibliotecarcana per tutto il tempo che vi servirà. Non mi piace quello che sta succedendo alle Lande, la magia non è serena.”

“Non hai nemmeno idea,” sbuffa Abilene, seguendola fuori dalla stanza e lungo il corridoio.

*

”Non è come dovrebbe essere,” dall’alto del Belvedere d’Acciaio, Clun osserva la sua città in fiamme. Si è reso conto immediatamente al suo arrivo che qualcosa non andava, la magia non rispondeva più alle perfette, immutabili leggi fisiche e chimiche che per centinaia di anni avevano retto il perfetto equilibrio dell’intera Qides, macchinari vecchi di secoli e non più funzionanti hanno preso vita e si sono rivoltati con furia incontrollabili contro i loro creatori, opere facenti parte da decenni della vita quotidiana degli abitanti del paese hanno smesso improvvisamente di funzionare lasciando i loro creatori nel caos più assoluto. “Non è affatto come dovrebbe essere!” urla contro il cielo, abbattendo entrambi i pugni contro il basso muretto addossati al quale lui e Cyprian osservano la scena.

Cyprian gli si avvicina lentamente, appoggiandogli una mano sulla spalla. “Vieni qui,” sospira, stringendolo in un abbraccio consolatorio. Clun gli scompare contro, voltandosi verso di lui e nascondendo il volto contro il suo collo. Intenerito, Cyprian gli lascia un bacio sulla sommità della testa. “Conosco un posto simile in cui forse potremo trovare quello di cui abbiamo bisogno.”

Senza neanche allontanarsi da lui, Clun annuisce.

*

”Ma è sempre stato così, questo posto?!” strilla Mickal, spostandosi appena un attimo prima che una folata di vento incomprensibilmente rosa e foriero di glitter lo investa in pieno.

“Assolutamente no!” risponde Metacomet, evitando con un salto aggraziato la stessa folata di vento, “Manila adorava la Landa di Fandom, ma non l’ha mai amata per la sua magia. E questo perché su Fandom non c’è mai stata magia!”

“Be’, apparentemente adesso è tutto diverso,” Mickal dice retoricamente, afferrando il vento magico con entrambe le mani e richiudendolo nel proprio pugno, fino a farlo scomparire. “Che fastidio,” borbotta dunque, “In compenso, sento tracce della magia della Veggente. Sono evidenti, non le percepisci anche tu?”

“Non sono mai stato particolarmente sensibile alle tracce di magia. La mia famiglia mi ha sempre preso in giro per questo. Grazie per aver reso inutili trent’anni di terapia.”

“Stiamo perdendo tempo,” sbotta Mickal, facendo strada lungo un sentiero che si restringe, si allarga, poi si restringe di nuovo e infine si chiude a imbuto, conducendoli ad una grotta. Ne attraversano i corridoi con crescente orrore, osservando i cadaveri di mostri ormai spolpati che affollano il pavimento, e poi fermandosi all’improvviso quando individuano l’animale posseduto da una magia che non avrebbe mai dovuto sfiorarlo stagliarsi contro una sala scavata nella pietra dal soffitto alto e ricoperto di stalattiti.

“Cielo,” esala Metacomet, “È bruttissimo.”

“E forte, anche,” commenta più sensatamente Mickal, mettendosi in posizione di combattimento, “Ma dovremo affrontarlo.”

“E perché?!”

Mickal indica con un cenno del capo la spada assisa sull’altare di cristallo alle spalle del mostro. “Quella è la Spada della Fenice +5. Ci serve,” dice.

Metacomet sospira, posizionandosi al suo fianco. “E allora andiamo,” concede, un attimo prima di saltare all’attacco insieme al suo compagno.

*

”Non ci hai poi mai rivelato come hai convinto la Consigliera Rojas Muñoz a prestarti una delle sue navi,” commenta Lacros mentre con mani esperte aiuta Lænton ad assicurare le cime dell’imbarcazione a qualsiasi appiglio vagamente utilizzabile riescano a trovare sulle sponde di un biancore accecante dell’isola sulla quale Vibidius li ha costretti a sbarcare qualche minuto fa.

“Ah, è una storia veramente buffa,” risponde Vibidius con un sorriso, aggirandosi con interesse attorno a certi cespugli dalle foglie di un verde così scuro da sembrare nero proprio al limitare della foresta nella quale la spiaggia si trasforma allungandosi verso l’interno, “Si dà il caso che io sia effettivamente andato dalla Consigliera Rojas Muñoz a chiederle in prestito un’imbarcazione, ma come d’altronde la Duchessa d’Harlequin-Mauilly e il Generale Solensson precedentemente, anche lei mi ha detto di no.”

“Aspetta, non ho capito,” dice Lænton, mollando la cima che teneva fra le mani e voltandosi verso di lui, “Cosa vorrebbe dire che ti ha detto di no?”

“Potrei come non potrei,” dice Vibidius, chinandosi su uno dei cespugli e raccogliendo una mezza dozzina di fragoline di bosco, “Averla rubata.”

“Come?!” strilla Lacros, lanciando entrambe le braccia per aria e roteandole forsennatamente, “Hai rubato una nave alla donna dalla flotta più potente di tutta Leda?!”

“Non confermo né smentisco niente,” sorride serafico Vibidius, conservando le fragoline all’interno di un vasetto e tornando a voltarsi verso di loro. “Nel mentre, qui abbiamo finito. Sciogliete pure le cime.”

“Ma abbiamo appena finito di assicurarle!”

Vibidius scrolla le spalle, arrampicandosi tramite una scala di corda lungo il fianco panciuto della nave. Sospirando pesantemente, Lænton e Lacros ricominciano ad armeggiare con i nodi.

*

Avvolto in un lenzuolo e completamente nudo al di sotto di esso, Celes si appoggia alla balaustra di cristallo del balcone della sua camera ed osserva Tanit immersa nella notte più buia che ricordi. Sembra che tutto il paese sia a lutto per il sonno dal respiro debole di sua madre. Al solo pensiero gli salgono nuovamente le lacrime agli occhi, e deve combattere contro il suo cuore con tutto se stesso per impedirsi di piangere.

Le mani calde di Langley gli si appoggiano sulle spalle scoperte, e Celes si lascia andare ad un brivido mentre si appoggia con la schiena al suo petto. “Mi dispiace di averti svegliato.”

“Averci svegliato,” lo corregge Shannen, apparendo al suo fianco ed appoggiandogli il mento contro una spalla.

“Avervi svegliato,” sorride tristemente Celes, strofinando il volto contro il suo come un gattino.

Langley si china a baciargli il collo, cercando di confortarlo. “Immaginavamo che non ti sarebbe stato facile dormire, dopo quanto ti abbiamo rivelato.”

“Scherzi?” sbuffa lui, ironico, “D’altronde mi hai solo detto che la Preside Flowerbloom è convinta che una forza oscura e malvagia stia per distruggere tutte le Lande e che la Vicepreside Kaja pensa che potrebbe essere la seconda volta in più di cinquecento anni che la Preside azzecca una profezia. Dev’essere venerdì.”

Suo malgrado, Langley ride, abbracciandolo da dietro. “Andrà tutto a posto,” cerca di rassicurarlo, “Ce la faremo, se restiamo uniti.”

“Resterete?” domanda Celes, cercando le labbra di Langley per un bacio, “Almeno per un po’?”

Langley annuisce, accontentandolo. Pochi istanti dopo, Shannen fa lo stesso.

Viene introdotta la “Missione di Crisi”, una missione particolarmente difficile che le squadre devono completare insieme. In caso di successo, si spartiscono un bonus da dividere proporzionalmente in base a quanto hanno contribuito; in caso di fallimento, nessuna squadra riceve alcunché.

La settimana è vinta da Clun Kemrit, anche se Ailin Oltre-le-nuvole riesce a spuntare il secondo posto.

Classifica (senza la spartizione della missione di crisi): Tshivinzemlya e Ysmaros 16.5%, Qides 15%, Somrak 13%.

Quarta Settimana
“Ti ho detto di lasciarmi in pace, vecchia pazza!” strilla Abilene, spalancando la porta della Bibliotecarcana.

“Giovane Abilene dell’Angelo, ti ho già detto che quanto devo dirti è di fondamentale importanza: le leggi della natura—“

“Lo sai dove puoi infilartele le tue leggi della natura, rincitrullita che non sei altro?”

“Ho il Dono della Vista, giovane dell’Angelo,” risponde la preside Flowerbloom, oltraggiata, “Io so tutto.”

“Ecco, appunto,” chiude il discorso lei. E poi le chiude la porta in faccia, voltandosi verso Ailin e appoggiandosi di schiena alla superficie di legno, espirando esausta. “Dimmi che hai finito. Non ce la faccio più a restare in questo posto.”

Ailin si alza in piedi, porgendole due fogli di pergamena riempiti da una calligrafia minuscola e così fitta che si fa fatica a distinguere gli spazi fra le parole.

“Lo prenderò per un sì,” conclude Abilene, rinunciando prima ancora di cominciare all’impresa di leggere la formula. “So già dove andare adesso. Ci serve una magia più selvaggia di quella a cui siamo abituati. La Landa di Volqaria— Manila me ne parlò una volta. Quando eravamo ragazzini.” Per un attimo, i suoi occhi restano offuscati da un velo di lacrime. Ma prima ancora che Ailin possa muoversi per accarezzarle una spalla con fare consolatorio Abilene si riscuote, e sorride. “Andiamo?”

*

Appoggiato alla finestra, Clun lascia scorrere gli occhi innamorati sullo skyline di Upper London. Le immense isole galleggianti che ne formano la superficie, legate fra loro da ponti mobili di corde e assi di legno flessibili, emettono bagliori rosati alla base, le pietre infuse di magia riverberano del colore del sole che, svariati chilometri sotto di loro, si tuffa nell’immensità dell’oceano che ricopre l’interezza della superficie del globo.

Gli ricorda la Qides che conosce dai libri di storia, tutte le illustrazioni e i dipinti classici sui quali a scuola poteva soffermarsi per delle ore, sospirando felice. La Qides Medievale che non ha mai visto dal vivo, ma che porta dentro di sé.

Cyprian gli si avvicina e gli accarezza le spalle con aria quasi timorosa. Sta accadendo qualcosa, fra loro. Nessuno dei due è ancora sicuro di cosa.

“Ci siamo quasi?” domanda Cyprian.

Clun annuisce, soddisfatto. “La Macchina del Tempo Selettiva è quasi pronta. Oggi ho rimandato un pesce indietro di un minuto. È stato divertente,” commenta con un risolino.

Cyprian lo osserva intenerito. Stringe le mani attorno alle sue spalle e lo invita a voltarsi. Il corpo di Clun segue l’invito e per un attimo i due si fronteggiano, sospesi come la Landa che li ospita.

Poi sentono un’esplosione fortissima provenire dal piano interrato. Lanciando un urlo, Clun si affaccia alla finestra solo per osservare una macchina volante che si fa strada fra le macerie di una parete esplosa. Caricata sul tettuccio, la Macchina del Tempo.

“No!” urla.

Lui e Cyprian si lanciano come furie per la strada, inseguono la macchina volante e, quando incontrano una pattuglia di Floatland Yard, provano a denunciare il furto. Qualcosa non funziona a livello comunicativo, però, perché è loro che Floatland Yard comincia ad inseguire.

Finché tutto sembra quasi perduto. Un attimo prima che un’enorme nave alata si pari di fronte a loro, occultando metà del cielo.

*

Hanno passato su Minthe un’intera settimana, ma non sono riusciti a ricavare quasi niente di utile dai popoli in guerra. Quasi tutti ricordano ancora Manila, quasi tutti hanno cercato di fare la loro parte per dare una mano, ma è la guerra, la vera essenza di Minthe, l’invasione, la prevaricazione, la violenza. Ne è talmente piena che la magia non ha potuto fare altro che insinuarsi fra le intercapedini, cercando uno spazio sufficiente per espandersi, senza però trovarlo.

“Stiamo perdendo tempo,” sbuffa Metacomet, inerpicandosi lungo un sentiero scosceso e polveroso. Le due lune di Minthe, alte sopra le loro teste, illuminano la strada col loro chiarore azzurrino. “Non c’è niente di utile qui.”

“Credevo che le guerre avessero termine, dopo il passaggio della Veggente,” commenta Mickal, seguendo la mappa che un giovane umano gli ha passato prima di tornare alle sue battaglie, “Credevo che il punto fosse questo. Il punto delle Guerre delle Lande, intendo. Portare la pace.”

“Sai cosa, Mick?” quasi ringhia Metacomet, arrivando finalmente sulla sommità dell’altura, “Anche io ero convinto che ci fosse un punto, dietro a tutte queste guerre, dietro a tutta questa violenza. Ma sto cominciando a pensare che…” la frase resta sospesa, come il respiro di Metacomet.

Stupito dall’improvviso silenzio, Mickal gli si affianca, conservando la mappa nelle pieghe della veste.

“Cosa c’è che non va?”

“Questo è un portale,” dice Metacomet, indicando l’arco di pietra la cui presenza stride con tutto quanto lo circondi, e il vortice dai colori cangianti che si agita al suo interno.

Mickal aggrotta le sopracciglia. “Cosa ci fa qui un portale?” si domanda, studiandone la superficie. Riesce a percepire la magia della Veggente nelle crepe della pietra. Che sia stato opera di Manila? “Mi stupisce che nessuno l’abbia mai attraversato per poi tornare indietro,” dice.

Poi solleva lo sguardo.

Metacomet è già sparito.

*

”Quindi, niente bassoriandolo nel tuo orto personale, Bluebelle?” domanda Vibidius con vago disappunto.

“Mi dispiace,” sospira Lady Bluebelle, appoggiandosi teneramente alla spalla di Lady Ruby per ringraziarla del tè che le ha appena portato, “Non so come potessi pensare di trovarlo qui, Vibidius. Il bassoriandolo cresce solo nel fondo più fondo del Bosco delle Lame. Se provi ad allontanarlo dal suo ambiente naturale, si secca e muore.”

“È la prima volta che ti vedo avere torto, Vibidius,” commenta Lacros, sorseggiando il suo tè, “Devo ammettere che, nonostante la situazione e le implicazioni, è stranamente gratificante.” Lænton, al suo fianco, annuisce dietro la sua tazza.

“Oh, per favore,” sbotta Vibidius, scrollando i lunghi capelli biondi lungo le spalle, “Bluebelle, la cosa non è discutibile. Il bassoriandolo ci serve. Manila—“

“Conosciamo bene la situazione della Veggente,” taglia corto Lady Ruby, alzandosi in piedi. Ha già una mano sull’elsa della spada pendente dalla cintura legata stretta attorno alla vita. “Vi accompagnerò io. So dove trovare il bassoriandolo. Blue me l’ha mostrato, una volta.”

“Ruby,” Bluebelle si alza in piedi a sua volta, stringendo fra le proprie le mani della compagna, “È un viaggio molto pericoloso.”

Ruby sorride solo con un angolo della bocca. “Tornerò da te, Blues,” la rassicura, “Lo faccio sempre, no?”

Poche ore dopo, in effetti, Ruby è di ritorno. Ricoperta di sangue. Fortunatamente non suo.

Ignorando le macchie viscose, Bluebelle le si lancia fra le braccia, stringendola forte.

“È tutto a posto, Blues,” dice lei, baciandola sulla fronte, “Sto bene. E anche i tre imbecilli là dietro,” continua, indicando con un pollice il Sommo Priore di Tanis, il suo consorte e Vibidius, unico sul quale il sangue sembra non aver fatto presa, che stringe felice la sua piantina secca di bassoriandolo, “Stanno bene. Ora dobbiamo partire.” Le si allarga un sorriso divertito sulle labbra. “Finalmente ti porto a visitare la mia terra.”

Bluebelle riesce solo a pensare che avrebbe preferito farlo come viaggio di nozze.

*

Langley e Shannen non lo mollano un secondo. Celes apprezza i loro sforzi e capisce perché lo fanno, naturalmente. È anche loro molto grato, ed effettivamente per la maggior parte del tempo averli sempre intorno lo aiutano a distrarsi. Stasera, poi, anche Helena e Nox sono passati a trovarlo – senza dubbio invitati da loro, preoccupati da questa tristezza che non riesce in alcun modo a scrollarsi di dosso.

Cenano tutti insieme in camera sua. Langley ordina personalmente tutte le pietanze, e fiumi di bevande alcoliche. Celes beve un po’, mangia pochissimo, li osserva ridere e scherzare fra di loro. Quando cercano di coinvolgerlo, risponde sorridendo. Cerca di non fare pesare il proprio cattivo umore, ma è difficile.

Verso mezzanotte sono tutti così ubriachi che nessuno se ne accorge, quando scivola fuori dalla stanza. Attraversa il corridoio buio a memoria, senza bisogno di accendere la luce. Scivola all’interno della stanza di sua madre, come ha fatto tutte le sere prima di andare a dormire, quando era sicuro che Langley e Shannen non se ne sarebbero accorti.

Si siede accanto al letto, poi si china sulla figura immobile di sua madre e nasconde il viso contro il suo collo, come faceva da piccolo quando lo portava da qualche parte e qualcosa di imprevisto e improvviso lo spaventava.

Piange in silenzio, finché non si addormenta, sperando di poter condividere i suoi sogni con lei, per farle almeno un po’ di compagnia.

La settimana è vinta da Vibidius Jourtas Retis e Clun Kemrit, che si spartiscono il bonus progresso. Le squadre completano anche la seconda missione di crisi.

Classifica (al netto delle missioni di crisi): Qides 23%, Tshivinzemlya e Ysmaros 22.5%, Somrak 21%.

Quinta settimana
Tshivinzemlya è irriconoscibile.

Sostenuto dalle sue ali, Ailin ne sorvola i territori cercando di ricondurre ciò che vede all’immagine della sua Landa che conserva nella memoria, ma è come guardare il fiume in due momenti diversi e pretendere di ritrovare nell’acqua gli stessi identici vortici. La magia ha dato vita ad esseri che ne erano privi, ha animato le foreste che, tramutatesi in mostri di legno dalle lunghe braccia, attaccano gli abitanti delle valli, ha prosciugato i mari e i fiumi, ha trasformato l’isola di Yila in una penisola e dovunque Ailin posi lo sguardo vede uomini e bestie e coloro che sono entrambi per metà trascinarsi per i viali, per le strade, per i ripidi sentieri con occhi vuoti e rossi per le lacrime e la mancanza di sonno.

Fermo sotto il sole ardente, Ailin chiude gli occhi e prega. Prega che tutte le creature della sua Landa gli offrano un po’ della loro energia, un po’ di quella magia fuori posto, così da poter portare a termine il viaggio che ha intrapreso con Abilene.

Grazie al cielo, il suo popolo risponde.

*

A scendere dalla nave è una donna – una piratessa, si direbbe dall’abbigliamento. Proprio accanto al cappello dalla tesa larghissima, appollaiato sulla sua spalla c’è un gatto. Scelta bizzarra, in sostituzione del più usuale pappagallo multicolore, ma Cyprian e Clun non hanno tempo da perdere dietro alle bizzarrie di una piratessa a bordo di una nave volante.

“E levati!” sbotta Clun, cercando di superarla, “Se penso che, prima del furto, stava quasi per—“

“Non mi sembra il caso di discuterne adesso, Clun,” sospira Cyprian. Poi si volta verso la piratessa, interrogandola con lo sguardo. “Sarebbe?”

“Brandi Fiffi McFiffens III, ex-ispettrice capo di Floatland Yard, al vostro servizio,” risponde la donna, inchinandosi appena. Il gatto sulla sua spalla emette un miagolio infastidito. “Scusa, Paz,” ride lei. Poi torna a voltarsi verso Cyprian. “Lui è Pazuzu,” spiega, “È un gatto parlante.”

“Non mi sembra che parli,” obietta Clun.

“Non parlo ai ragazzini antipatici,” risponde Pazuzu, voltandosi a fare la palla dall’altro lato.

“Oh,” dice Clun, sbattendo le palpebre, “Okay.”

“Tornando a noi,” sospira Cyprian, “Signorina McFiffens, mi dispiace ma—“

“La vostra macchina del tempo è stata rubata, vero?” lo interrompe lei.

Clun e Cyprian la guardano interdetti per qualche secondo. Lei scoppia a ridere.

“Sì, ne sono a conoscenza. Da quando la magia è impazzita spargendosi per tutte le Lande ho scoperto un sacco di cose. E vi sto tenendo d’occhio da un po’. Ho pensato che potevate essere un’esca perfetta.”

“Un’esca?” Cyprian aggrotta le sopracciglia, “E per chi?”

“Per la donna che penso abbia rubato la vostra macchina del tempo,” risponde Brandi con naturalezza, scrollando le spalle fra le vive proteste di Pazuzu, “Lalla Sandiego.”

*

Metacomet gli parla di questo luogo mentre ne attraversano i prati rigogliosi, coperti di fiori dai mille colori. Si tratta di Glaevia – una creazione di Manila. Una Landa da lei ideata, disegnata, costruita molecola dopo molecola. Un giardino meraviglioso, sconfinato. Doveva essere il luogo dei sogni, un luogo in cui chiunque avrebbe potuto essere ciò che desiderava più profondamente, un luogo in cui si sarebbe potuto fare esperienza di una gioia così grande, così profonda da non desiderare più di lasciarlo, ed è per questo che, pur esistendo un portale d’ingresso, non è mai stato creato un portale per uscirne.

Avrebbe dovuto essere un regalo di Manila per Celes, qualora le cose fossero andate male – qualora Celes non fosse riuscito a diventare una Veggente. Ma Manila aveva abbandonato il progetto quando invece suo figlio era riuscito ad incastrarsi perfettamente nel meccanismo tarato al millimetro delle tradizioni di Tanit e del suo destino, e Glaevia, da allora, è un giardino dimenticato.

Qui è tutto così impregnato della magia di Manila da conservare perfino l’odore della sua pelle, dei suoi capelli.

Cercando di trattenere le lacrime, attraversando i viali alberati ai bordi dei quali alcuni cittadini di Minthe dormono sereni, mentre di altri non è rimasto che uno scheletro rinsecchito, Metacomet accompagna Mickal su per una collina sulla cima della quale il Geranio di Giada domina la vallata circostante.

“È un catalizzatore,” spiega, prendendo il fiore di cristallo fra le mani. I suoi bagliori magici sono uguali alle scintille che si sprigionano dalle dita di Manila quando è lei ad usare la magia. “Manila ha racchiuso qua dentro parte della sua energia, per aiutare Glaevia a crescere.”

“E tu… tu puoi usarla?” domanda Mickal, esterrefatto, “Ma la magia di una Veggente può essere utilizzata solo da coloro che le sono legati per vincoli di sangue.”

“C’è un vincolo di sangue a legare me e Manila,” risponde Metacomet, puntando il fiore verso il cielo, “È il sangue di nostro figlio.”

Il portale si apre in un lampo. Metacomet e Mickal lo attraversano di corsa.

Riemergono nel mezzo della guerra.

*

Seduta sulla riva del fiume, Ruby attende.

In alto, nel cielo, angeli dalle ali scheletriche combattono altri angeli dalle ali nere come la pece brandendo spade infuocate. Nelle periferie cittadine, i clan dei vampiri si sono disgregati, allontanati. Fratelli non riconoscono più i loro fratelli, si attaccano l’un l’altro nei vicoli, si lasciano i cadaveri a dissanguarsi nei fossi. Chiunque possedesse un’oncia di magia dentro di sé ne è stato sopraffatto, la magia in eccesso l’ha trasformato in un mostro sanguinario.

La città è distrutta.

Seduta sulla riva del fiume, Ruby attende.

Attende i suoi genitori.

*

Langley si è offerto volontario per condurre la conferenza stampa settimanale nella Sala del Trono del Palazzo d’Estate. Appoggiato dietro una colonna, le braccia incrociate sul petto e i capelli che gli cadono sul viso, Shannen lo osserva e non prova nessuna invidia nei suoi confronti.

“Ci sono novità sulle condizioni della Veggente?”

“Manila è ancora—“

“È vero che non c’è più traccia del Sommo Priore Lacros e del suo consorte Lænton? Ha ragione chi insinua che l’attentato potrebbe essere stato organizzato da loro in un tentativo di sovvertire l’ordine costituito?”

“Questo è del tutto—“

“Testimoni oculari giurano di aver visto Vesper del Crepuscolo confabulare con una donna misteriosa, è vero che presto la famiglia reale potrebbe disgregarsi?”

“Assolutamente no, siamo tutti—“

“Quando sarà finalmente annunciata la data dell’investitura del giovane Celes come Veggente ufficiale?”

“Manila non è ancora morta!”

Lo intercetta qualche minuto dopo, mentre abbandona la sala. È visibilmente stanco.

“Non ce la faccio più,” confessa, appoggiandoglisi alla spalla, “Non sono fatto per queste cose.”

Per una volta, Shannen decide di non spostarsi. Lo sostiene, anzi, conducendolo lontano dalla Sala del Trono, lungo il corridoio, fino alla stanza di Manila, dove ormai Celes passa la quasi totalità del suo tempo. Lo trovano addormentato, il sonno agitato ma profondo, proprio accanto a sua madre.

Lo guardano entrambi, in silenzio, a lungo.

Poi Shannen dice, “Ricordati per chi lo stiamo facendo.”

E silenziosamente Langley annuisce.

La settimana è vinta da Mickal e Ailin. Le squadre superano la terza missione di crisi.

Classifica (al netto delle prime due missioni di crisi): Tshivinzemlya e Ysmaros 38.5%, Qides 37%, Somrak 35%.

Sesta settimana
Celes si sveglia urlando, negli occhi ancora le immagini di una visione impossibile da scambiare per un sogno. Titania e la sua Accademia accerchiate da orde di spiriti oscuri dai denti aguzzi come cocci di bottiglia e sangue. Tanto sangue da annegarci dentro.

Langley e Shannen si svegliano subito dopo di lui, l’uno alla sua sinistra, l’altro alla sua destra. “Zuccherino, è tutto a posto,” dice Langley, cercando di rassicurarlo e strofinandogli la schiena per aiutarlo a rientrare in controllo del proprio respiro.

“…no,” dice Celes, scuotendo il capo, “Non è a posto proprio per niente.”

Shannen si irrigidisce, stringendogli una mano con la propria. Ha già capito. “Cos’hai visto?” chiede.

Celes inspira profondamente e chiude gli occhi per un secondo. “Ve lo dirò,” dice poi, scivolando fuori dal letto, “Ma prima seguitemi in Biblioteca. C’è un rituale che dovete aiutarmi a compiere.”

*

Ailin completa il cerchio magico e lo domina dall’alto, mentre i venti magici di Volqaria lo sballottano di qua e di là. Le sue ali, per quanto potenti, non sono in grado di opporre una vera resistenza alla potenza magica di questa Landa, così intensa da cambiare colore al cielo a intervalli regolari di qualche secondo, e da riplasmare la composizione alchemica delle sostanze visibili così in fretta da rischiare di prendere in mano un sasso e ritrovarsi in mano niente più che un mucchietto di polvere nel giro di pochissimi istanti.

“Abiline!” urla Ailin, già in posizione con le braccia larghe ai lati del corpo, “Ora!”

Abiline annuisce, estraendo la pergamena e cominciando a recitare ad alta voce il rituale progettato da Ailin.

Invoca le potenze elementali, gli dei celesti e quelli infernali, invoca ogni creatura contenente anche solo un singolo granello di magia. Invoca le potenze della Natura e quelle dell’intelletto, gli spiriti e i fantasmi, la forza in ogni sua forma, e solo un attimo prima che il rituale abbia effetto riesce a vedere la falla nella scrittura altrimenti perfetta di Ailin.

Non hanno pensato ad un catalizzatore.

E pertanto, il catalizzatore finisce per essere lei.

L’urlo che le spacca la bocca è l’urlo di tutte le potenze magiche delle Lande. Il suo corpo, divorato dalla luce, sembra scomparire per un attimo, farsi polvere, mentre gli occhi, neri come la pece, si spengono. La Vita stessa le passa attraverso e poi si innalza verso i cieli di Volqaria, raccolta in una colonna di un bagliore accecante.

“Abilene! No!” Ailin lancia un grido straziante, provando a gettarsi in volo verso di lei come la vede accasciarsi al suolo. Ma i cieli di Volqaria si fratturano sopra la sua testa, e il Vortice della Magia Primordiale, il Manastroem, appare, esattamente come il suo rituale si presupponeva di fare.

Il Manastroem lo risucchia prima che possa anche solo riuscire a sfiorare il corpo immobile di Abilene.

*

A bordo dell’airship della Sky Pirate Brandi Fiffi McFiffens III, Cyprian e Clun fanno un po’ di fatica a recuperare il bandolo della matassa. La nave è affollata, la ciurma sembra infinita, e si affolla ancora di più quando, dopo mezza giornata di ricerche, Brandi riesce a mettere le mani sulla persona che credeva essere la colpevole del furto, la leggendaria ladra di fiordi Lalla Sandiego, solo per scoprire che, pur avendo rubato molti fiordi nella sua vita, non ha mai messo le mani su una macchina del tempo.

“Tutt’altro,” dice, “Stavo anch’io cercando di appropriarmene, ma Daneela—“

“Daneela McOyster?!” strilla Brandi, illuminandosi come se qualcuno le avesse acceso una lampadina nella testa, “Ma certo! Chi altri se non lei poteva macchiarsi di un tale crimine? Dobbiamo immediatamente metterci sulle sue tracce.”

Più confusi che persuasi, Clun e Cyprian si seggono sui barili addossati ad uno dei fianchi della nave volante, osservando l’airship della McFiffens solcare i cieli fino a raggiungere la pericolosa contrabbandiera internazionale e catturarla. Non intervengono – Brandi sembra in grado di cavarsela da sola. Continuano a guardarsi, perplessi, finché un ragazzino di nome Salvo non si avvicina loro per cercare di tranquillizzarli. “Non preoccupatevi,” dice, “Da queste parti è sempre così. Nulla ha mai davvero senso.”

I due decidono di credergli: quando a dirti che niente ha mai davvero senso è un ragazzino che porta al guinzaglio tre gabbiani multicolori come fossero palloncini ad elio, non puoi concederti il lusso di dubitare ancora a lungo.

Salta fuori che la McOyster aveva intenzione di utilizzare la preziosissima Macchina del Tempo Selettiva di Clun per uno scopo tanto meschino quale fare irruzione in tutti i caveau più blindati della banche terrestri. Il nutrito gruppo di pirati dei cieli non perde neanche tempo a consegnarla alla giustizia: chiusala nello sgabuzzino, si riappropria della macchina rubata.

Una volta giunta la sera, Clun e Cyprian si ritrovano da soli in cabina. Si guardano profondamente negli occhi per qualche istante, e poi scoppiano a ridere. In un impeto di leggerezza, Clun getta le braccia al collo di Cyprian e lo bacia a fior di labbra, prima di rintanarsi nella propria cuccetta.

“Ho un’idea geniale,” dice, già a metà fra la veglia e il sonno, “Potremmo usare l’intera nave come una Macchina del Tempo Selettiva. La mia macchina fungerebbe da catalizzatore e gli effetti sarebbero molto più potenti.”

Dalla cuccetta al piano di sotto, Cyprian lo ascolta mormorare le ultime parole senza nemmeno comprenderle. Il suono della sua voce è sufficiente a farlo sorridere.

*

”Qual è la situazione?” sussurra Metacomet a bassa voce all’ingresso del corridoio che lo condurrà nelle segrete dell’Accademia Magica di Titania.

La voce di Mickal lo raggiunge dall’esterno, niente più di un sussurro in un angolo oscuro della sua mente. La magia delle Lande, ormai fuori controllo, permette di sfruttare capacità un tempo precluse ai più, come ad esempio la telepatia. “Facciamo il possibile,” dice Mickal, “Combattiamo senza tregua. Non so quanto a lungo potremo resistere.”

L’armata oscura predetta da Celes si stringe minacciosa attorno alle mura dell’Accademia. Le mura reggono, avvolte in una bolla magica che tutti i presenti, professori, allievi ed ex allievi giunti apposta per dare una mano, stanno contribuendo a creare dando fondo a tutte le proprie riserve di energia.

“Tenete duro quanto potete,” dice Metacomet, lanciandosi di corsa lungo il corridoio.

All’esterno, bombe energetiche e scoppi di scintille magiche si susseguono senza sosta. L’armata oscura viene temporaneamente respinta, ma non sconfitta. Si raccoglie ai margini della bolla, pronta ad attaccare sfruttando la prima falla disponibile.

“Non possiamo farcela,” mormora Ruby, stremata, accasciandosi contro una parete.

“Forse dovremmo pensare ad evacuare l’Accademia,” suggerisce Kaja con invidiabile praticità.

“Sul mio cadavere,” ringhia furibonda le preside Flowerbloom. Nessuno l’ha mai vista così concentrata, e nessuno l’aveva mai vista dispiegare una tale potenza magica fino ad ora. Chiude gli occhi e comincia a mormorare un incantesimo circolare, dalla durata potenzialmente infinita.

“Per tutti gli dei, preside Flowerbloom!” Kaja accorre al suo fianco, stringendola in un abbraccio protettivo, “Finirà per consumarsi del tutto!” Ma la preside sembra non sentirla neanche, e grazie alla sua magia la bolla, risplendendo di bagliori azzurri e verdi, si rafforza.

“Questo incantesimo può aiutarci?” chiede Mickal, affiancandosi a loro.

“Non a sconfiggerli,” sospira Ruby, scuotendo il capo, “Solo a proteggerci. Finché la forza vitale della preside la sosterrà.”

Ma è proprio in quel momento che, nei cieli sopra l’Accademia, si diffonde un bagliore rosato. La terra trema all’improvviso, nuvole chiare e scure di avvicinano rapidissime e si susseguono, scivolando le une sulle altre come cavalloni. Poi, tutto a un tratto, si aprono, e dietro le coltri appaiono eserciti composti interamente di luce. Creature alate, creature armate di spade di fuoco, creature i cui corpi astrali risplendono di magia, creature dai denti aguzzi e incandescenti si abbattono contro l’armata oscura, sbaragliandone le fila.

Al loro comando, avvolti nella magia di Celes, appaiono Langley e Shannen.

“Vi siamo mancati?”

*

”Si chiama gabute,” spiega Vibidius, mentre Jake e Antonio lo fissano come se fosse un alieno, “È un prodotto agricolo molto particolare. Suppongo che voi lo chiamereste verdura. Ha lunghe foglie violacee con venature biancastre. Come il radicchio. Ma non è radicchio. È gabute. E ci serve per completare la pozione che risveglierà Manila e salverà le Lande dall’estinzione.”

Non appena Vibidius conclude il proprio discorso, Jake e Antonio si lanciano un’occhiata confusa.

Poi Jake dice: “Sembra una Barbie.”

“Una Barbie con la barba.”

“No, seriamente, non si può guardare.”

“Non sono neanche riuscito a seguire il discorso che stava cercando di farci, cioè, non puoi presentarti di fronte alla gente con quell’aspetto lì e sperare che ti diano retta, è una cosa impossibile.”

“Ma posso io stare dietro a questi imbecilli?!” strilla il Sommo Priore Lacros gettando in aria le braccia, mentre il suo consorte prova a misurargli la pressione, “Mia sorella combatte sulla soglia fra la vita e la morte e io che faccio?! Perdo tempo dietro alla Barbie con la barba e agli scagnozzi scemi di Pena e Panico!”

“Mio amato, la tua pressione.”

“Me ne frego della pressione!”

“Io posso aiutarvi,” si intromette una voce gelida dal fondo della stanza. Dimitri spiega le ali, attirando l’attenzione di tutti i presenti. “Conosco bene il gabute. Nonna Giovanna ne possiede sempre una scorta, ai Meloni. La città è sotto assedio, ma se schieriamo le squadre possiamo creare un diversivo abbastanza valido da permettervi di attraversarla e raggiungere il negozio in scioltezza. Seguitemi.”

Grato del suggerimento, Lacros si mette subito al suo seguito, immediatamente seguito da Lænton e Vibidius.

Attraversano una città distrutta, cosparsa di macerie. Ad ogni angolo della strada scoppiano risse sanguinose, e nessuno sembra notarli, proprio come promesso da Dimitri, fino a quando Vibidius non percepisce qualcosa di strano alle loro spalle.

“Ci seguono,” nota.

Dimitri se n’è accorto. “Ci penso io,” dice, fermandosi all’improvviso.

Si volta, e di fronte a lui appare un dispiegamento di spiriti oscuri dai denti acuminati, pronti a lanciarglisi addosso per strappargli le ali. Sono molti più di lui, e Dimitri sa che affrontarli da solo sarebbe un suicidio. Si prepara comunque a farlo.

“Venderò cara la pelle,” dice, estraendo la spada.

“Allora saremo in due a farlo,” esclama una voce a lui conosciuta. Dimitri si volta di scatto, e trattiene il respiro nel riconoscere Miguel, il compagno da tempo creduto morto, nella figura che gli si avvicina brandendo una spada di fuoco. Non indossa maglietta. E porta sulle spalle un paio di ali nere. Ma i suoi canini sono ancora là.

“Miguel…” esala, “Cosa… io credevo…”

“Ci sarà tempo per discuterne,” sorride Miguel, sistemandosi al suo fianco. Poi si volta verso Lacros: “Andate. Qui la situazione è sotto controllo.”

Lacros annuisce, e si lancia di corsa verso il mercato centrale. I Meloni di Nonna Giovanna li accolgono – be’, non i meloni specificatamente, ma la loro proprietaria, all’interno del negozio. Nonna Giovanna, bionda e bellissima e dall’età come sempre indefinibile, consegna loro tutte le scorte avanzate di gabute. Vibidius le custodisce fra le braccia come fossero un prezioso neonato d’oro.

“Adesso andate,” dice Nonna Giovanna, piantandosi salda di fronte alla porta d’ingresso, “Hanno superato le barriere di Dimitri e Miguel. Stanno per arrivare.”

“Nonna, grazie di tutto,” la saluta Lacros, “Fai molta attenzione. Salvati.”

“No, Lacros,” Nonna Giovanna sorride, distogliendo lo sguardo, “È arrivato il momento del mio sacrificio. Ne porterò con me quanti più potrò.”

Lacros comprende le sue intenzioni e fa appena in tempo ad afferrare Lænton e Vibidius e lanciarsi attraverso un portale, prima che Nonna Giovanna si faccia esplodere in un uragano di fuoco.

La settimana viene vinta da Clun e Ailin. Le squadre si aggiudicano anche la quarta missione di crisi.

Classifica (completa): Qides 75%, Ysmaros 71.9%, Tshivinzemlya 70.8%, Somrak 68.3%

Settima settimana
I vortici di magia all’interno del Manastroem si intersecano come uragani, sballottando Ailin di qua e di là senza concedergli un attimo di respiro. Le sue ali sono forti, ma non abbastanza, e ben presto comincia a sentirle indebolirsi: la magia si attacca alle piume, le corrode, le indebolisce, le annerisce. Cominciano a cadere, e Ailin comincia a rassegnarsi.

Forse non è abbastanza forte. Forse non è mai stato abbastanza forte.

Forse Manila morirà, e sarà stata anche colpa sua.

“Posso sentirti piagnucolare fin qui, Ailin,” dice una voce conosciuta ma mai udita rombare così forte. Sconvolto, Ailin alza lo sguardo.

Abilene è in piedi nel centro esatto del portale. Le braccia e le gambe larghe ai lati del corpo, contrasta il vorticare dei venti magici con un sorriso beffardo sul volto.

“Abilene!” urla Ailin, con le lacrime agli occhi, “Sei viva!”

“Ci vuole ben altro che uno stupido fulmine, per farmi fuori,” ghigna Abilene, “Sono sopravvissuta all’ira funesta di Lacros quando mi ha beccata in camera di Manila a pomiciare da ragazzina, questo è niente, per me. Adesso ascoltami bene: non mi sono mai sentita così potente, sento la Vita stessa scorrermi nelle vene. Segui i miei movimenti. Possiamo farcela.”

Ailin annuisce, osservando Abilene lanciarsi in una danza magica dai movimenti ipnotici. Li imita, percependo la magia raccogliersi attorno a loro come si fossero trasformati entrambi nell’occhio del ciclone. Si guarda le mani: la magia vortica attorno alle sue dita. Ci stanno riuscendo. Stanno riuscendo ad imbrigliarla.

Nell’attimo stesso in cui riescono a fuggire dal Manastroem, su Tanit il loro incantesimo si attiva.

*

Clun ha appena finito di portare a termine i lavori di trasformazione della HMS Maouropia II nella nuova Macchina del Tempo Selettiva, premurandosi di testarla su uno dei gabbiani del giovane pescatore dei cieli Salvo, quando la tragedia ha luogo.

Sentono prima la terra tremare. Poi, i vetri delle finestre cominciano a cantare la loro canzone di paura, ed infine esplodono tutti insieme, ricoprendoli di una pioggia di schegge di vetro, quando un’intera armata di meraviglie meccaniche animate dalla magia fuori controllo di Qides fa irruzione nell’hangar, abbattendo tutto ciò che incontra sul proprio cammino.

“Dannazione!” strilla Brandi, “Dobbiamo— Dobbiamo fare qualcosa!”

“Dobbiamo proteggere la Macchina del Tempo!” Clun si schiaccia contro il fianco della nave, come a volerla proteggere col proprio corpo dall’avanzata dell’esercito di automi.

“Clun!” Cyprian lo afferra con entrambe le mani, cercando di allontanarlo da lì, “Vieni via! Non risolverai niente sacrificandoti in questo modo!”

“Ma devo provare!” Clun si aggrappa alla Macchina del Tempo con tutte le proprie forze, “Devo almeno provare a salvarvi tutti! E Manila!” geme, cercando di proiettare la propria magia per trasportare tutti su Tanit.

“Accidenti alla tua testardaggine, ragazzino!” Cyprian ringhia, rifiutandosi di lasciarlo andare, “La tua magia non è abbastanza forte, non sei sufficientemente potente!”

“Ma devo provare lo stesso!”

“E io devo proteggerti!” Cyprian grida più forte di lui, avvolgendolo in un abbraccio caldo e improvviso, “Devo proteggerti. Ho bisogno di te.”

Ed è mentre pronuncia quelle parole che sente un calore nuovo germogliare dentro il suo petto. La magia fuori controllo delle Lande lo pervade interamente, accendendo la sua capacità di Viaggiatore. La sente come una bolla bagnata e calda, che si espande e si espande, avvolgendoli tutti, inglobando perfino la Macchina del Tempo.

Spariscono in un’esplosione di luce prima che i giganti di ferro possano anche solo provare a sfiorarli.

*

Ysmaros è ormai un teatro di guerre senza fine. L’esercito oscuro avanza senza pietà, e l’Alleanza ha perso terreno giorno dopo giorno, attimo dopo attimo, mentre Mickal e Metacomet raccoglievano tutti gli artefatti necessari. In piedi, è rimasta solo la roccaforte di Avalot. Aya, sorella di Mickal, ha guidato le truppe con valore e saggezza, ma le mura cittadine stanno cominciando a crollare, e ben presto delle difese magiche da lei sapientemente intessute non resterà più niente.

“Devi andare,” dice Mickal a Metacomet, osservandolo raccogliere in una capiente borsa tutti gli artefatti recuperati, incluso l’ultimo, ritrovato nei sotterranei dell’Accademia di Titania durante l’attacco di qualche giorno fa, “Vai da solo. Prendi tutto quello che puoi, torna su Tanit. Io resterò qui.”

“Mickal, è ridicolo,” risponde Metacomet, irritato, “Sei parte di questo piano così come lo sono io. Non possiamo portarlo a termine senza di te.”

“Devo restare qui!” insiste Mickal, “La mia Landa è sull’orlo del crollo! Mia sorella—“

“Tua sorella può cavarsela benissimo da sola,” lo interrompe Aya, facendo il proprio ingresso nella stanza. L’armatura d’argento che indossa sopra la tunica bianca brilla dei riflessi della luce dorata del sole. È inusualmente imbevuta di magia, e se Aya se la sente pizzicare addosso sicuramente la sua espressione non lo dimostra. Sorride dolcemente, quando si avvicina a Mickal. È più grande di lui di qualche anno, e la differenza d’età si nota, se non altro nella misura e nel controllo dei suoi gesti. Gli accarezza una guancia con fare quasi materno, e Mickal arrossisce sotto il suo tocco. “Devi andare, Mickie,” dice con indulgenza.

“Ma voi qui avete bisogno di me,” insiste Mickal, gli occhi che si riempiono di lacrime.

“È vero,” annuisce Aya, “Ma qui puoi solo soccombere al nostro fianco. Su Tanit, invece, puoi provare a salvare Avalot in altro modo.”

Metacomet gli si avvicina, appoggiandogli una mano sulla spalla. “Andiamo,” dice, “Si sta facendo tardi.”

Riluttante, Mickal annuisce.

*

Vibidius sviene nel momento esatto in cui poggia piede sul suolo di Somrak. Lacros lo afferra a mezz’aria per un pelo, sollevandolo da terra ed impedendo che possa ferirsi.

“Vibidius, dannazione, non mollarci proprio adesso,” ringhia, trascinandolo verso un divano ed adagiandolo con la testa fra i cuscini.

“Sto bene…” geme lui, provando a rimettersi seduto, “È la magia. Mi sta abbandonando.”

“Ah, quindi non era solo una scusa per abbandonarsi fra le mie possenti braccia?” ride Lacros, cercando di alleggerire la tensione nell’aria.

Lænton gli tira uno scappellotto sulla nuca. “Mio amato, non è il momento.”

Ma Vibidius ride, e le sue guance sembrano riprendere colore. “Sto meglio, adesso. Ma non durerò a lungo qui. La magia si sta comportando come se si trovasse dentro un’enorme clessidra. Si svuota una camera per riempirsene un’altra. Gli Ardenti stanno perdendo tutto il loro potere, che si sta trasferendo dentro i Vacui. Di questo passo, ben presto sarò inutile.”

Lacros gli si inginocchia di fronte, stringendogli le mani fra le proprie. “Ti abbiamo accompagnato a cercare bacche e radicchi per tutte le Lande, non possiamo fermarci adesso. Dicci cosa fare.”

Semi-sdraiato sul divano, Vibidius li guida. Sotto la sua direzione, Lacros e Lænton distillano la pozione, e quando la mistura è pronta portano l’ampolla, piena fino all’orlo, fino a lui.

“Poggiatemi le mani sulle spalle,” dice dunque Vibidius, “Chiudete gli occhi e cercate di concentrare la vostra magia sulla punta delle vostre dita. Cercate di passarla a me, così che io possa fungere da catalizzatore, passandola all’interno della pozione.”

I due coniugi obbediscono, ma Lacros si accorge subito che c’è qualcosa che non va. “Non sento passare la magia,” dice preoccupato, “Vibidius—“

Ma Vibidius scatta in piedi, ridendo. “Non vi preoccupate, questa sì era solo una scusa per sentire le vostre calde e maschie mani addosso.” Mentre Lacros si alza in piedi e rovescia il tavolo, inseguito da Lænton, sempre più preoccupato per la sua pressione, Vibidius ride ancora. “Andiamo,” dice quindi, “Manila ci sta aspettando.”

Le sue parole sono sufficienti a riportare Lacros alla ragione.

*

Riappaiono quasi tutti insieme nello stesso istante nella sala del trono del Palazzo d’Estate, come se il destino avesse guidato le loro vite con la sua mano invisibile per rendere questo momento possibile.

Cyprian, Metacomet ad Abilene si stringono in un abbraccio fraterno, sentendo nuova forza scorrere attraverso le loro vene, una magia più potente, più simile a quella di Manila rispetto a quella che li animava fino a poche ore prima. Mentre i rappresentanti delle altre lande organizzano ognuno il proprio rimedio, sistemando tutto in fila di fronte al trono di Manila, desolatamente vuoto.

“Aspettate un secondo…” Lacros si allontana dal gruppo, lanciando uno sguardo smarrito intorno a sé, “Celes…”

“Zio,” la voce di Celes è più dura e più matura di quanto non sia mai stata. Lacros si volta a guardarlo e lo trova cresciuto: fisicamente è lo stesso, ma i suoi occhi sono diversi, e la magia che emana è almeno dieci volte più potente. Solo guardandolo, istintivamente Lacros sa che suo nipote, adesso, è un Veggente completo, e che la Magia delle Lande scalpita per entrare in suo possesso.

“Celes,” lo chiama con un filo di voce, “Tua madre…?”

“È ancora viva.” Celes avanza all’interno della sala del trono. Indossa i veli tipici dei rituali magici, strappati in più punti, sopra i suoi abiti comuni, strappati anch’essi. È terribile e straordinario, come ogni Veggente, e tutti i presenti si inchinano istintivamente al suo cospetto. “Alzatevi,” dice invece lui, la magia che vibra perfino nella sua voce, “È il momento.”

Per la prima volta il COW-T propone 12 missioni per una sola settimana. La settimana è vinta da Clun e Mickal. Il Team Qides si aggiudica il settimo COW-T.

Classifica finale: Qides 114.0%, Ysmaros 110.9%, Tshivinzemlya 106.8%, Somrak 104.3%

Epilogo
“Sarà il mio rituale a risvegliarla,” dice Ailin, srotolando la pergamena e preparandosi ad enunciare l’incantesimo.

“No,” interviene Clun, spingendo la Macchina del Tempo Selettiva verso il centro della sala del trono, “Sarà la mia invenzione.”

“Nella maniera più assoluta, mi rifiuto di crederlo,” aggrotta le sopracciglia Mickal, svolgendo l’artefatto composto da tutte le parti che lui e Metacomet sono andati raccogliendo per le Lande ed adagiandolo sulla coperta che fino a poco prima lo avvolgeva, sul pavimento, “Sarà il nostro totem a salvarla.”

“Mi permetto di dissentire,” commenta Vibidius con un certo qual altezzoso fastidio, facendo dondolare fra le dita la boccetta colma della pozione da lui distillata, “Sarà senza dubbio il mio elisir a riportarla fra noi,” e così dicendo stende il braccio, consegnando la boccetta direttamente a Celes.

Che la guarda con occhi più freddi del cielo d’inverno per qualche istante prima di stapparla con un rapido gesto e vuotarla in un sol sorso, sotto gli occhi esterrefatti di tutti i presenti.

“No!” esclama Vibidius alzando la voce, ed è la prima volta che glielo sentono fare, “No, no, no! Era— Era la sua unica speranza!”

“Ti sbagli,” risponde Celes. Una goccia di pozione scivola giù lungo il suo mento dall’angolo delle sue labbra, e lui la scaccia con un gesto di una sensualità ruvida che zittisce il suo atterrito uditorio. “Vi sbagliate, tutti quanti. Pensavo che uno di voi avrebbe potuto salvarla, ma mi sbagliavo. Adesso, però, ho visto. E so di cosa ho bisogno.” Si ferma per un istante, voltandosi a guardarsi alle spalle. “Langley, Shannen,” chiama, “Aiutatemi.”

I due annuiscono e gli si avvicinano. Si muovono con sicurezza, ed è chiaro nei loro gesti che sanno esattamente ciò che devono fare, che addirittura l’hanno saputo con largo anticipo. I quattro rappresentanti delle Lande, rapidamente seguiti da Metacomet, Abilene, Cyprian, Lacros e Lænton, si fanno subito indietro, lasciandoli liberi di muoversi.

Langley spinge la Macchina del Tempo di Clun di fronte al trono di Celes e la attiva. Il suo rombo un po’ incostante, come una serie di colpi di tosse molto profondi, riempie la stanza.

Shannen afferra la coperta sulla quale giace l’artefatto di Mickal e la usa per trascinarlo vicino alla Macchina del Tempo. Dalla quale all’improvviso esplode un getto di energia che, riflettendosi contro l’artefatto, potenziato dalla sua magia, investe Celes in pieno.

“No!” quasi strilla Clun, ficcandosi le mani nei capelli, “Celes, allontanati! L’energia della Macchina—“

“Non mi farà niente,” lo interrompe lui, gli occhi che brillano della luce di mille stelle, “La pozione di Vibidius mi protegge.” Poi le sue labbra si schiudono in un sorriso addirittura sereno mentre, il corpo che brilla di luce propria, stringe fra le mani la pergamena di Ailin e si prepara a dar voce all’incantesimo. “Come vi dicevo, pensavo che uno di voi avrebbe potuto salvarla, ma mi sbagliavo. Non era uno, erano tutti. Servivate tutti. I vostri sforzi congiunti hanno portato a me gli strumenti. E adesso, a salvarla sarò io. Grazie a voi.”

Celes solleva al cielo gli occhi infuocati. Lo vede benissimo, oltre la volta di cristallo della cupola maggiore del Palazzo d’Estate. La luce rossastra del tramonto sembra pronta a far piovere loro addosso il sangue della vita stessa dell’universo mentre Celes recita l’incantesimo con voce talmente potente da far tremare le guglie del palazzo reale. Al di sotto della volta, il suo piccolo pubblico improvvisato, tremante d’ansia e incertezza, fissa quello stesso cielo con occhi carichi di timore e rispetto, osservandolo quasi cambiare forma, raccogliersi tutto attorno a un vortice color magenta e poi allungarsi in una forma conica dal vertice aguzzo, che frantuma il soffitto di cristallo, trasformandolo in una pioggia acuminata dalla quale tutti cercano di proteggersi portando le braccia a mo’ di scudo sopra la testa.

Il vortice, però, non si ferma. Si schianta con un frastuono assordante contro il pavimento, sfondando le lastre di marmo, a pochi metri da Celes. Che non batte ciglio, e continua a recitare l’incantesimo, mentre ancora il vortice cambia forma di fronte a lui, assumendo contorni vagamente umani. Riccioli rossi lunghi più di un metro. Forme procaci, avvolte in serici veli che la magia può solo ricreare come fumo impalpabile. Un ghigno spalancato, quasi una spaccatura, sulle labbra piene e rosse come un cuore pulsante.

Una voce che romba in una risata malefica.

“La bella Celestia, luce degli occhi della Piccolissima Manila,” dice la voce, dopo aver smesso di ridere, “Alla fine, sei riuscita a stanarmi.”

“Il mio nome è Celes,” romba anche la voce del nuovo Veggente, forte della magia di tutte le Lande, “E sono un maschio.”

La voce ride ancora, ma la risata si interrompe repentinamente in un suono strozzato. “Come osi,” ansima la voce in una sinfonia di versi di soffocamento, “Come— Smettila subito!”

“No!” Celes urla, e la terra trema. Dalle sue dita si sprigionano lampi, dai suoi occhi lingue di fuoco. Tutto il suo corpo brucia di magia, ed è lo spettacolo più straordinario che si sia mai visto sotto il cielo. “Tu hai rubato la magia di mia madre. Hai spezzato il suo cristallo, l’hai spenta, e io non ti perdonerò mai.”

“Non puoi uccidermi, patetica nullità,” gracchia la voce, sempre più debole, “Non sono nemmeno davvero qui!”

“Non lo sei,” ammette Celes, la sua voce di nuovo gelata, “Ma puoi scommettere che, dovunque tu sia, io ti troverò. E nel frattempo, restituisci a mia madre quello che le hai tolto, stronza di merda.”

La figura cambia forma per la terza volta, da donna torna vortice, e poi si solleva da terra come un’onda. Si lancia lungo i corridoi del Palazzo d’Estate, e Celes la insegue, e gli altri inseguono lui. Attraversano tutto il palazzo, fermandosi solo di fronte alla porta spalancata della stanza all’interno della quale Manila giace nel suo letto coperto di veli, ormai spaventosamente simile a una tomba.

Dalla soglia della porta, il gruppo osserva il vortice avvicinarsi al suo corpo esanime. Lo osservano avvolgersi intorno alla sua figura pallida e sottile, lo osservano inglobarla e poi lasciarsi assorbire.

Per un istante, Manila splende come un piccolo sole. Poi, quella luce scompare dentro di lei.

Vesper, immobile di fianco al letto, deglutisce a fatica, e allunga una mano tremante a sfiorarle una guancia.

“È… è tiepida,” dice.

“Per tutti gli dei,” geme Lacros, lanciandosi in avanti e cadendo in ginocchio accanto al letto. Stringe una mano di Manila fra le proprie, sulle labbra un sottile “Mia Piccolissima,” che si perde dell’esclamazione sorpresa dei presenti. Poi, col volto inondato di lacrime, si volta verso Celes, incapace di sopprimere un sorriso. “È tiepida per davvero,” dice, “È— Celes, ce l’hai fatta.”

Le labbra di Celes si schiudono in un sorriso esausto, mentre il ragazzo si accascia sulle ginocchia, le gambe tremanti incapaci di sorreggerlo oltre. Ci pensano Shannen e Langley, già al suo fianco, pronti a sollevarlo da terra. “Madre…” lo sentono mormorare debolmente.

Proprio un istante prima che, finalmente, Manila riapra gli occhi.

Avvenimenti successivi

Gli avvenimenti immediatamente successivi sono narrati nella ottava edizione.